Helio Sequence intervista



Due figure che guardano verso l’esterno di una copertina che gli va stretta. Un ponte e delle lettere sparse nel cielo notturno come stelle che circondano una pallida luna. Il primo impatto con il nuovo album degli Helio Sequence è visivo. Le lettere formano le parole, le parole compongono i versi, i versi corredati dalla musica completano il quadro, ne restituiscono un paesaggio sonoro che si accorda perfettamente con quello visivo. Brandon Summers e Benjamin Weikel hanno pubblicato un disco notturno, registrato in uno studio isolato e con strumentazione analogica. Un disco emotivo che porta l’ascoltatore ad essere il terzo interlocutore, fuori dall’immagine, posizionato dove si incontrano gli sguardi dei due musicisti. Ci siamo messi in quel punto e abbiamo domandato. E Brandon ci ha risposto.

Testo e intervista di Amanda Sirtori


Il titolo del vostro ultimo album è “Negotiations”. Mi chiedevo chi è che sta negoziando? I compromessi tra le persone sono importanti?
“Il titolo si riferisce più ai miei dialoghi interiori con il passato e la memoria, persone che ho conosciuto, situazioni che ho vissuto, ma le canzoni non vanno intese come negoziazioni tra persone ma come conversazioni. La registrazione del disco è stata un processo introspettivo. Mi sono ritrovato a scrivere davanti al microfono in piena notte e la mia mente vagava molto nel passato, nei rapporti non risolti o interrotti, nelle cose non dette. Può sembrare cupo ma mentre registravamo l’album stavo vivendo un periodo molto felice della mia vita. Benjamin e io avevamo appena terminato due anni di tour con “Keep Your Eyes Ahead”, ci siamo spostati in un nuovo studio, ho avuto due bellissime figlie da mia moglie e ho comprato casa. Ma tutti questi cambiamenti positivi mi hanno fatto fermare a riflettere… Nello scrivere i testi dell’album ho trovato un equilibrio. Uno sguardo obiettivo sui dieci anni trascorsi, che mi ha fatto capire quanto sia grato di tutta la felicità vissuta, e sulle perdite subite. Questo è il tipo di negotiation che ha dato titolo e direzione all’album. In questo modo le canzoni sono delle conversazioni con il passato, quasi un diario o delle lettere”.

Sulla copertina le parole sono sparpagliate come stelle nel cielo notturno, sembra quasi che le parole siano molto più importanti delle figure. Persino voi sue occupate solo una piccola parte dell’immagine…
Negotiations” è un album notturno. Quando abbiamo parlato con I nostri graphic designer e tipografo abbiamo concordato che l’artwork doveva basarsi sull’idea di notte. Il realismo delle canzoni e la profondità dei testi ci ha fatto scegliere una fotografia piuttosto che qualcosa di disegnato, e visto che le canzoni sono molto personali o, in molti casi, quasi biografiche ci sembrava giusto essere in copertina, una cosa che abbiamo sempre evitato in passato. Jiri Adamik-Novak, un caro amico e fantastico tipografo di Stoccolma, e mia moglie Pavlina Summers hanno dato vita alle nostre idee. Negotiations è un disco che è stato creato in quei momenti di tranquilla contemplazione notturna che permette alla mente di vagare. Tratta di occultamento, solitudine e le riflessioni che uno può fare a tarda ora. Sono stato veramente felice che la copertina riveli questi aspetti e tocchi questi sentimenti”.

Anche l’immaginario delle canzoni è molto notturno. In quasi tutte le canzoni c’è un’atmosfera oscura e malinconica. Avete seguito un disegno o è capitato per caso?
“Molte delle liriche sono iniziate come improvvisazioni che registravano sulle tracce basi o sulle parti di chitarra. Questo coincide perfettamente con l’idea di Negotiations. La mia idea per questo album era di abbandonare il quaderno e cose già scritte e creare sul momento in modo da catturare al meglio il mio subconscio. Ripensandoci questo approccio può derivare dal fatto che ascoltassi molto vecchio Jazz, quindi molto probabilmente l’idea dell’improvvisazione non mi si è più tolta di dosso. Cercavo di mettere il mio subconscio al comando e a metà strada ho realizzato che la parola “notte” è in quasi tutte le canzoni! È stato a quel punto che ho visto che stavamo creando qualcosa di più cosciente e il notturno è diventata la via per il resto dell’album. Una grande influenza proviene dai dischi Suicide di Frank Sinatra, pubblicati dalla Capitol negli anni ’50. Mi ha affascinato la dualità di questi lavori melanconici e meravigliosi. Molte canzoni di Negotiations funzionano a due vie, accoppiando la perdita con la speranza, riservatezza con accettazione. E questo senso di unione tra profondità del mood e sublime leggerezza delle melodie e degli arrangiamenti di Sinatra sono stati di grande ispirazione. Ho ascoltato milioni di volte questi album e il senso notturno e noir si sono insidiati in ogni canzone e testo”.

Essere un duo ha influenzato la vostra musica? Specialmente durante le registrazioni questo fatto vi pesa o vi rende più liberi?
“Gli Helio Sequence sono l’incontro tra me e Benjamin, delle nostre personalità che creano musica. La cosa interessante è che le dinamiche cambiano da album ad album… nessuno dei due è a suo agio nel riutilizzare forme consolidate o rimanere fermi su ciò che sappiamo già fare. Lavorare insieme ci porta risultati che non avremmo mai raggiunto da soli. Il vincolo di essere solo in due durante le registrazioni comporta che dobbiamo far molto di più che suonare la nostra parte musicale. Registriamo, suoniamo e arrangiamo tutto da soli… è un processo in continua espansione, che comporta diverse cose a seconda di ciò che la canzone richiede. Io posso suonare il flauto o il basso in un brano e Ben suona il piano per una sovra incisione. In questo è un processo davvero libero”.

Avete aspettato diversi anni prima di pubblicare un nuovo lavoro. Avete aspettato anche per comporlo oppure le canzoni sono nate sporadicamente e poi le avete registrate nel 2012?
“Componiamo e registriamo i nostri dischi in contemporanea: è più eccitante seguire il percorso creativo in questo modo piuttosto che scrivere tutto e poi lavorare sulle versioni registrate. La nascita di Negotiations è stata lunga in parte perché non abbiamo cominciato a scrivere nuovo materiale fino al termine del 2009. E una volta all’interno di questo procedimento così fragile abbiamo registrato 20 o 30 “motivetti”e scartato 5 o 6 bozze di canzoni per arrivare alla tracklist del disco. Necessitavamo di una profonda unità concettuale e musicale e non è una cosa che si può affrettare”.

Ho letto sul sito della Sub Pop, la vostra etichetta, che il vostro precedente studio ha subito un allagamento e così avete dovuto ricomprare strumenti e trovare un nuovo spazio. Cosa ne pensi del destino?
“Quando il nostro studio ha subito l’allagamento, è stato un nuovo punto di partenza. Solo a posteriori ho capito che spostarci nella nuova location ha modificato l’identità dell’album. Il precedente lavoro è stato registrato in un vecchio studio di danza circondato dalle sale prove di altri gruppi. C’era parecchio rumore e ogni volta che una band iniziava a provare dovevamo interromperci. Il nuovo spazio è molto più isolato. Siamo gli unici musicisti nell’edificio e anche in tutto il vicinato! La tranquillità e la solitudine dello studio ci hanno fornito lo spazio mentale per andare in profondità negli umori e nelle complessità di Negotiations. Se una situazione del genere di potrebbe chiamare adattamento, serendipità o fato dipende dall’interpretazione personale. Ma io credo nel destino… non quale percorso predeterminato e immutabile. Sono una persona ottimista e credo che tutto ciò che accade succede per una ragione, per quanto possa suonare d’altri tempi”.

Nelle vostre canzoni le persone agiscono da sole, anche se I risultati sono perdita e isolamento. Ognuno prende le proprie decisioni indipendentemente…
“Yeah… le canzoni di Negotiations riguardano questo tipo di situazioni e decisioni… autoaffermazione di fronte alla perdita… le concessioni che facciamo… ma ci tengo a sottolineare che tutto è mitigato da un senso di speranza”.

Una nota curiosa è che per le registrazioni di Negotiations avete usato solo strumentazione vintage. Cosa è riuscita a dare alle vostre canzoni?
“Poco prima di iniziare a lavorare sul disco, Benjamin e io abbiamo comprato due nuovi giradischi ed è stato come riscoprire la musica. Entrambi ci siamo trovati da ascoltare e collezionare vecchi dischi. Io in particolare mi sono addentrato nel vecchio Jazz, dalla Weat Coast anni 50, Contemporary records, Pacific Jazz fino agli inestimabili lavori di Lee Konitz, Jimmy Giuffre, Mingus, Charles Lloyd e Coltrane. Poi il materiale della ECM, Bill Frisell, John Abercrombie, Paul Motian… troppi per poterli nominare tutti. Invece Benjamin si è interessato ai pionieri della musica elettronica e ambient, tra cui Roedelius, Brian Eno e Manuel Gottsching. Ci siamo resi conto della profondità e del calore di questi vecchi dischi registrati e masterizzati in analogico. Volevamo riuscire a catturare questo colore e questa profondità nelle nostre nuove registrazioni quindi abbiamo acquistato delle apparecchiature vintage. Microfoni a nastro e valvolari, synth analogici come l’Oberheim Expander che Benjamin ha utilizzato parecchio, amplificatori a valvole… Molte delle chitarre sono state registrate con un vecchio 64 Fender Bassman e 71 Ampeg vt-40”.

Come descriveresti la tua musica a chi non l’ha mai ascoltata?
“Spero vivamente che la musica possa parlare da sé”.

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ENGLISH VERSION

The name of your new album is Negotiations. I was wondering who is negotiating? Are negotiations between people important?
“Negotiations” as a title refers more to my inner dialogues with memory and the past….people I’ve known…situations I’ve been in…but the songs are less to be taken as “real world” negotiations between two people and more as imagined conversations. Recording the record was a very introspective process. I would find myself alone at nights writing the lyrics in front of the mic at the studio and my mind was drifting a lot to the past and people I know and have known…situations left unresolved…broken lines of relationships…things left unsaid.

It all sounds pretty sullen when I put it this way but the recording of Negotiations was actually a very happy time in my life…we had come off of two solid years of really amazing touring on Keep Your Eyes Ahead…Benjamin and I moved into a great new studio…I had two beautiful little girls now aged 4 and 2 with my wonderful wife of 12 years…we bought a new home. So there were all of these really positive things going on…but all of the changes also made me stop and reflect…in my time alone writing lyrics for the record there was kind of a balance to all the positive stuff going on…a kind of sobered and measured look back over the last 10 years of my life…a taking stock of things…which really involved realizing how thankful I am for all of the positive stuff I’ve gained but also addressing some of the loose ends and things and people I’ve lost over the years…this is the type of “Negotiation” that gave the new record it’s title and direction. And in this way the songs come out as conversations with the past…almost like diary entries or letters.

On the cover words are splitter like stars in the night sky. In my opinion it seems like words are more important than figures. Even you occupy just a small place at the very end of the picture…

Negotiations is a night record. When we were discussing the ideas for cover art to our graphic designer and the typographer we all agreed that the design should be focused on the idea of night…and that the realism of the songs and the gravity of the lyrics lent itself more to photography than anything “crafty” or hand drawn…and since the songs are more personal or almost biographical in some cases it seemed like we should be on the cover…something we’ve always deliberately decided against in the past. Jiri Adamik-Novak, a good friend and amazing typographer from Stockholm and my wife Pavlina Summers collaborated on the design and really brought these ideas to life.

Negotiations is a record that was made in those quiet alone times of contemplation and the expanse of night that allows the mind to wander. It’s about concealment, solitude, and the reflection that one can find in the late hours. And I was really happy that as I saw the cover layout and design unfold it touched on these feelings.

Also the imagery in the lyrics is very nocturnal. In almost every song there is a dark and melancholic atmosphere. Did you follow a pattern or it was just by chance?

Most of the lyrics began as improvisations that I would record as I sang to the basic tracks we had laid down or the guitar parts that I had. This goes hand in hand with the idea of Negotiations…my idea for this record was to abandon lyric notebooks and prewritten stuff and try to create in the moment so as to hopefully capture more of the way that my subconscious was working. Looking back this probably had something to do with the fact that I was listening to a lot of old Jazz during the recording process…so maybe some of the idea of improvisation rubbed off on me? I was sort of letting my subconscious take the lead and about half way through I realized that the word “night” was in almost every song! It was a this point that I saw what we were creating more consciously with Negotiations and the nocturnal feel became the “path” for the rest of the record.

A big influence on this nocturnal feel as well was that during the recording of Negotiations I became obsessed with Frank Sinatra’s “Suicide” albums he made for Capitol in the 1950’s…really slow, down-tempo, melancholy and beautiful stuff. I have a fascination with duality…a lot of the songs on Negotiations work in a dual way, pairing loss with hope…reservations with acceptance. And in this sense the combination of the heaviness of the mood and at the same time the lightness and beauty of the melodies and arrangements on the Sinatra albums became a huge inspiration. I was listening a ton to these records and the late night sense and “noir” feel definitely rubbed off on the song writing and lyrics of Negotiations.

Being a duo influenced your music? I mean, during the recording process being just two persons it restricted you or made you more free?

Helio Sequence has always been about the common ground that Benjamin and I try to find when creating music together. And it’s always interesting because the dynamic is always changing from record to record…neither of us is comfortable to re-tread ground from the past or stick safely with what we know we can already do…working together brings us to places we wouldn’t go to if we were each working on music alone.

The limitation of being just two of us during the recording means that we have to do lot more than just play our instrument’s part in contributing to song…we wear a lot of hats so to speak…we engineer and record ourselves…play all the instruments and arrangements…so it’s always expanding and different things are being pulled into the process depending on what a song calls for…I may play flute or bass on a song and Benjamin will play piano for an overdub…in this way it’s a very free recording process.

You’ve waited several years before publishing a new album. You waited also to compose it or the song were born randomly and then recorded this year?

We record and compose our records as we go instead of writing all the material and then working out recorded versions. There’s a certain excitement that comes from following the path of creation in this way.

Negotiations took a long time to record partly because we didn’t begin to write new material until late 2009 because we had been touring so much up to that point. And once we got into the process it was just a very fragile, intensive thing…we probably recorded 20 to 30 “ditties” and pushed aside 5 or 6 other half formed or sometimes finished songs along the way to arrive at the final track list for the record. We were really striving for a unity and depth to the record both conceptually and sonically and it was just something that couldn’t be rushed.

I’ve read on your label profile about the flood that happened in your old recording studio. What do you think about fate and destiny?

When our studio flooded of course it was a set back and it was only in hindsight that I realized how much moving to a new location had a big effect on the identity of the record. We worked on our last record in an old dance studio that was surrounded by other bands’ rehearsal spaces. It was really loud and once bands started to play we would have to stop recording. Our new space is much more isolated. We’re the only band in the whole building and the whole neighbourhood for that matter! The quiet and seclusion of the studio really allowed us the mental space to go deeply into the mood and intricacies of Negotiations.
Whether a situation like this would be called adaptation, serendipity or fate is up to each person’s interpretation. But I do believe in fate…not as a preordained, fixed path though. Rather, I’m an optimistic and hopeful person and have an underlying belief that everything happens for a reason, as quaint as it may sound.

In your song people act for themselves, even if the result is loss and isolation, everyone makes its own decisions…

Yeah…the songs on Negotiations are about those types of situations and decisions…self-determination in the face of loss…the trade offs we make in life…but again I would say that it’s all tempered by an underlying sense of hope.

I’ve read also that you turned to analogic gear to record Negotiations. What did these instruments give to your songs?

Shortly before beginning work on the record Benjamin and I both got new turntables and stereo systems and it was like rediscovering music in a certain way. We both went really deep into listening and collecting old records. I really got into old Jazz records…everything from the West Coast Jazz of the 50’s, Contemporary records, Pacific Jazz…to the unique work of Lee Konitz, Jimmy Giuffre, Mingus, Charles Lloyd, Coltrane…to ECM stuff, Bill Frisell, John Abercrombie, Paul Motian…too much great stuff to name it all. Benjamin got really deeply into vintage electronic music and ambient stuff…Roedelius, Brian Eno, Manuel Gottsching. We really came together over the warmth, realism, and depth of a lot of the old recordings done with analogue gear and mastered and cut so amazingly for LP. We wanted to try to capture some of these same characteristics in our new recordings, which led us down the path of finding a bunch of vintage gear…old spring and plate reverbs, tube and ribbon mics, analogue synths like the Oberheim Expander that Benjamin used a lot of…tube amps…a lot of the guitars on the record were recorded with and old 64 Fender Bassman and 71 Ampeg vt-40 that I picked up. We were hoping to impart a warmth and color to the recording and a depth that can’t be found with a lot of digital gear.

What would you say to someone that has never listened to your music to approach it? How would you describe it?

I’d just let the music hopefully speak for itself.