Hookworms: stregoni e veggenti



Uno stregone, un veggente, un alchimista. La figura incappucciata, leggermente curva, osserva una spirale di stelle. Una visione mistica di colore verdeacqua e bianco. La musica dei Hookworms, band proveniente da Leeds, raccoglie ed esplicita un immaginario ricco e suggestivo. “Pearl Mystic”, il loro ultimo lavoro, si compone di vari elementi, dalla psichedelia all’elettronica, e cerca di farli funzionare nella prova del long playing. Intarsi e giustapposizioni, i brani contenuti nel disco non hanno uno schema fisso, i momenti più lisergici lasciano il campo a ritmi più aggressivi, le distorsioni si arrestano su un buon giro di basso e dei sonagli.

L’apertura di “Away/Towards” si insinua nell’orecchio dell’ascoltatore con un crescendo elettronico, un velivolo pronto al decollo, una linea sonora che si espande e aggrega altri frammenti, la voce, una vibrazione e poi il ritmo: convulso e martellante, pulsa con la voce, ne segue i riverberi. “Form and Function” prosegue l’esplorazione di minutaggi generosi affidati a divagazioni sonore, nascono ibridi da ballare con una punta di attenzione. Le distorsioni sembrano oltrepassare la linea del puro rumore ma in breve rientrano nei ranghi e si mettono al servizio di brani come “In our time”, la cui struttura melodica sobria è interpunta da un synth astrale. “Since we had changed” è la composizione più psych, un coro polifonico in cui l’elemento principe è il suono sibilante dei piatti, si distinguono un organo e un inserto di chitarra a presto si perdono tra la spazilità di effetti e synth. La voce dilatata torna nella successiva “Preservation“, la chitarra elettrica si fa prepotente e distorta mentre la sezione ritmica mantiene un ruolo secondario. Ogni canzone sfocia nella seguente sfruttando gli elementi elettronici su cui poi sboccia una nuova melodia.

“What we talk about” con la sua aria malinconica incorpora un coro protogospel nel refrain su cui però aleggia una misteriosa vibrazione. Una vibrazione che scivola alla deriva in “III“, l’ultima canzone in scaletta coincide con l’abbandono dell’atmosfera terrestre. I suoni si sfaldano, sono leggeri e dilatati finchè non svaniscono nel silenzio. I Hookworms hanno lavorato per creare un continuum sonoro, hanno bilanciato e ragionato ogni centimetro del tessuto musicale, creando un equilibrio tra sperimentazione, tradizione rock e puro godimento da dancefloor.

Amanda Sirtori