I Cyborgs

Vengono dal 2030, sono in due e sono tornati indietro nel tempo per riportare in auge il blues e comunicano solo tramite codice binario. Di chi stiamo parlando? Dei Cyborgs ovviamente. No, non chiedetemi chi siano perché nessuno lo sa e no, non chiedetemi come ho fatto a mettermi in contatto con loro, perché non saprei spiegarvelo. So solo che ci sono volute dodici scimmie ammaestrate per decodificare il contenuto di questa strana intervista dove Cyborg 1 e Cyborg 0 si sono svelati per raccontarci un po’ della loro missione salvifica. Riusciranno davvero i nostri eroi a diffondere il verbo racchiuso nel mitico disco d’oro? Scopritelo con questa intervista (in linguaggio più “umano”, si intende, ma se volete cimentarvi col codice binario, basta chiedere)!

Intervista e testo di Flavia Guarino

Siete un po’ blues, un po’ musica elettronica, un po’ rock’n’roll, un po’ varie cose. Ci troviamo in un periodo in cui la musica italiana sforna cose abbastanza standardizzate nel campo della musica alternativa. Come si inseriscono i Cyborgs nel panorama italiano?

I Cyborgs si rifanno al blues, che è le radici della musica. Il progetto è più di stampo internazionale che italiano ma facendo base in italia si inseriscono facilmente nel circuito italiano. Sicuramente il loro intento è quello di esportare la musica soprattutto fuori dall’Italia.

Per quanto riguarda il concetto di internazionalità i Cyborgs hanno una matrice che è totalmente opposta a quella da cui partono molti duo esteri (ad esempio i Black Keys) e altri italiani. Quanto si sentono internazionali o italiani sotto questo punto di vista? Quanto è importante per i Cyborgs l’internazionalità?

E’ sicuramente molto importante perché soprattutto suonando e cantando blues è chiaro che non si può inserire questo tipo di musica nel panorama stilistico tipico italiano. Sicuramente il progetto è teso all’internazionalità soprattutto perché è di stampo Blues. Il Blues è una musica che non appartiene al popolo italiano. Il messaggio e l’intento dei Cyborgs è quello di farla conoscere anche qui in Italia. Negli ultimi anni si sta iniziando tramite vari festival a far conoscere il blues invitando artisti stranieri, invece sarebbe buona cosa far conoscere anche artisti italiani che usano il blues come veicolo per trasmettere un messaggio. L’intento dei Cyborgs è quello di portare il blues alla portata di tutti. Comunque il loro genere è inserito nel campo di una musica alternativa di stampo blues. A livello di pubblico e di fruizione del genere blues gli Stati Uniti sono molto più avvantaggiati sotto certi punti di vista mentre in Italia abbiamo ancora questo piccolo handicap.

Una domanda che faccio sempre ai gruppi italiani del panorama indipendente italiano che cantano in inglese è questa: è meglio a livello interpretativo cantare in inglese o per questo motivo i Cyborgs hanno avuto difficoltà?

Non penso che questo sia un problema. Il blues è una musica ritmica. Alla base di esso c’è il ritmo mentre per la musica italiana abbiamo la melodia. Siamo un popolo di neomelodici: c’è comunque la canzone, il cantante “serve” alla canzone. Molti ci hanno provato a fare del blues in italiano ma è un po’ come fare musica napoletana in inglese: escono fuori cose terribili. I Cyborgs hanno la passione per il blues, diciamocelo. Il blues va suonato in una certa maniera e la lingua purtroppo è un vincolo poiché solo la lingua inglese può essere inserita in questo genere, essendo una lingua tronca e ritmica.

Parlando di questa “Cyborgs’ mission” di portare il blues al successo che merita. I Cyborgs hanno avuto la possibilità di aprire il concerto romano di Bruce Springsteen (Ndr: 11 Luglio, Ippodromo delle Capannelle) che è un po’ lontano da quello che è il loro genere, essendo fondamentalmente un pioniere del rock classico. Com’è stata questa esperienza vissuta con un artista di un certo calibro ma comunque lontano dal vostro genere?

Innanzitutto, Springsteen si può dire che fa del rock e il rock comunque deriva dal Blues. Lo stesso Springsteen è nato e cresciuto con il blues nelle radio e ha suonato parecchio blues, quindi non c’è una grossa lontananza. Per i Cyborgs è stata una bella scommessa più che altro perché il pubblico non è lì per te e ti ritrovi a dover suonare per quarantamila persone cercando di conquistartele una ad una in qualche modo. Non si sapeva all’inizio come poteva andare la cosa, ma dalle prime note si è capito che sarebbe andata bene e che il pubblico avrebbe apprezzato, anche perché allo stesso Springsteen è piaciuto molto il progetto

Ok, ora partiamo con le domande di rito: Quali sono le influenze musicali dei Cyborgs?

I Cyborgs sicuramente prendono spunto da tutto il blues del sud degli Stati Uniti: Il Mississipi, quella parte lì del delta del blues, la parte più primitiva e rurale del blues. Quindi diciamo ci sarebbero molti nomi: sicuramente Robert Lee Burnside è un elemento che ha influenzato i Cyborgs, così come Mississipi Fred Mcdowell, Muddy Waters… ma non solo. I Cyborgs fanno un blues un po’ contaminato, che non definirei neanche elettronico, dato che comunque è una musica effettivamente suonata senza campionature elettroniche di sorta. Diciamo che è il concetto che è elettronico ma non la musica. Dato che Cyborg 1 suona basso, batteria e varie cose e Cyborg 0 è chitarra e voce sembra quasi un duo anomalo, che vorrebbe essere un quartetto e non riuscendoci genera qualcosa che comunque è interessante e diverso. Quindi è proprio questo essere in due cercando di fare poco ma tutto che alla fine si trasforma in essere elettronici e digitali.

Parlando del vostro anonimato. Come pensate che in futuro reggerà? I Cyborgs manterranno sempre le maschere o cercheranno di cambiare in qualche modo la loro immagine?

I Cyborgs sono due uomini che vengono dal futuro, dal 2110 e non hanno nessuna identità e nessun nome. Comunicano in codice binario. Qualcuno dice di averli visti ma non si sa, quindi può darsi pure che torneranno nel futuro e spariranno per sempre. Loro sono in viaggio nel tempo alla ricerca di informazioni. Ora sono intrappolati qui, quindi stanno suonando per diffondere un po’ il loro messaggio. Il loro mantenere l’anonimato significa tante cose: il non avere un’immagine ben definita, cosa che oggi sembra essere tutto, dalla televisione i giornali, se non hai un’immagine non sei nessuno. Quindi la loro immagine è una non immagine. Loro sono la maschera. Senza maschera non sarebbero nulla.

Progetti per il futuro?

I Cyborgs conoscono già il futuro che non è così roseo. L’uomo si sta autodistruggendo e questo purtroppo è sotto gli occhi di tutti. Col tempo si arriverà a un’epoca in cui le macchine prenderanno il sopravvento, la musica scomparirà pian piano e questo è il risultato di tutta una serie di cose che l’uomo ha già innescato. Dall’inizo dell’era tecnologica e quindi del codice binario ha inizio l’autodistruzione dell’uomo. C’è tutto questo gioco tra 1 e 0, inizio e fine, tutto e niente e in tutto questo ci sono tutti i viaggi e le esperienze. I Cyborgs sono tornati indietro nel passato perché hanno trovato questo disco d’oro, hanno ascoltato le canzoni che erano incise su di esso e i potenti del 2110 hanno deciso di mandare due persone nel passato per cercare informazioni su questa musica scomparsa. Sono andati nel passato negli Stati Uniti e per tornare nel futuro hanno rotto la loro navicella e sono rimasti bloccati nel presente. Ma prima o poi la riparano, eh.