I Giorni della Vendemmia

In occasione dell’uscita nella sale cinematografiche de “ I giorni della vendemmia ” abbiamo pensato di fare un’incursione nello studio di Marco Righi (regista del film, ndr) e realizzare un’intervista/chiacchierata davanti a un paio di birre, pizza e sigaretta. La pellicola sarà da venerdì 24 Febbraio, per una settimana intera, al Cinema Rosebud di Reggio Emilia, al Filmstudio 7B di Modena, al Cinema Edison di Parma. Sempre venerdì 24, il lungometraggio sarà proiettato alle ore 20.00 – Sala Mastroianni – al Cinema Lumiere, in occasione del festival organizzato dalla Cineteca di Bologna “Visioni Italiane”. La trama è semplice e poetica: il giovane Elia si infatua di Emilia, la ragazza che dalla città torna dai nonni di campagna nei giorni del raccolto. I temi toccati sono molteplici: dalla provincia – alla noia di farne parte – alla famiglia, al cattolicesimo, fino all’aspetto politico dei primi anni Ottanta, in cui è ambientata la vicenda. Ma parliamone con Marco…

Intervista a cura di YOUTHLESSfanzine

L’uscita del film è stata finalmente ufficializzata per il 24 Febbraio al Cinema Rosebud. Come mai così poco preavviso?

Sapevamo di non poter aspettarci un preavviso maggiore di 2 settimane. La nostra è una genesi inconsueta nel panorama cinematografico. Simona (Malagoli, produttrice del film, ndr) che sta distribuendo il film, oltre che averlo prodotto, è riuscita a entrare nelle dinamiche di questo “mondo”, per questo credo ci ritroviamo ora a uscire in sala: mestiere, pazienza e un po’ di sana testardaggine! Il 24 febbraio il film verrà proiettato, per una settimana intera, al Cinema Rosebud di Reggio Emilia, al Filmstudio 7B di Modena, al Cinema Edison di Parma.

C’è una sorta di affinità col mondo musicale indipendente? Almeno per quanto riguarda la distribuzione, come un’uscita discografica che ha mezzi limitati senza una distribuzione dei grossi network e usa i social network per rimediare…
Il parallelismo con la musica c’è oggi nell’operazione di promozione (viral marketing, web), ma il cinema vive ancora in un sistema molto convenzionale, legato a un establishment di potere mediatici più forti, coming soon, passaggi televisivi, ecc… che noi non potevamo assolutamente permetterci, visto la mancanza di risorse.

Molti Festival… parlaci dei risultati ottenuti…
Abbiamo partecipato a più di venti festival e questo è servito a darci un riscontro, prima di tutto per noi stessi, e in secondo luogo a garanzia della nostra opera a chi ci proponevamo. Tutti i festival, dai più cool a quelli senza un soldo, sono importanti, per le atmosfere, per quello che ti insegnano e ti lasciano, in termini di esperienza.

C’erano altri film italiani in concorso?
A Londra eravamo gli unici in concorso, mentre ad Amburgo c’era Paolo Virzì nella Sezione Ufficiale. A Nashville siamo stati selezionati tra 2.460 opere e ne hanno scelte solo 9 nella nostra categoria. Lì c’era anche Frammartino, poi a Stoccolma Celestini… che ho avuto il piacere di conoscere; dormiva con sua moglie di dirimpetto a me. Togo!

Credi che all’estero sia piaciuta questa “italianità” presente nel soggetto come la vendemmia, Berlinguer nel suo ultimo comizio, la fine del comunismo, la religione cattolica..?
In realtà io e Simona pensavamo inizialmente che queste caratteristiche del film non fossero così sentite fuori dall’Italia, e che, magari, non fossero conosciute. Invece ci siamo stupiti di quanto siano trasversali in qualche modo. Nelle domande si sconfinava sempre – inevitabilmente aggiungerei – a una comparazione con la nostra situazione politica attuale.. Spesso mi chiedono se sono nostalgico, ma è paradossale visto che il film è ambientato nel 1984 e io sono nato solo l’anno prima… ho una grande fascinazione verso quel periodo, forse talmente tanta proprio perché non l’ho vissuto veramente!

E allora perché proprio il 1984?
Molteplici aspetti: sicuramente per un discorso musicale, la chiusura di una fase storica (politica) importante nella storia italiana che a mio avviso coincide con la scomparsa di Enrico Berlinguer, poi Tondelli. E infine un fattore estetico; credo che la vicenda potesse essere contemporanea: in fin dei conti si parla di un ragazzo che si innamora di una ragazza durante la sua crescita sentimentale. Se attualizzassimo la vicenda però dovrebbe esserci di mezzo la tecnologia, Emilia vendemmierebbe dando fugaci occhiate all’Iphone, e Elia , al posto di una cartolina di Cesenatico, andrebbe su Facebook. Nonostante ciò, credo che di Elia ne esistano ancora oggi, più di quanti crediamo. Ma avendone l’opportunità ho preferito evitare cellulari e cazzate varie.

E tu vieni dalla provincia, no? La possiamo definire la co-protagonista del film?

Sì (sorridendo, ndr). Ho un rapporto di amore/odio con la terra da cui provengo. C’è una grande umanità però in provincia, che in città non c’è. Questo mi affascina, mi piace.

E il cattolicesimo?
Sicuramente il film parla anche di questo. Nelle presentazioni a volte mi chiedono se c’è qualcosa di autobiografico, ma no, non c’è. C’è piuttosto qualcosa di personale, guai se non ci fosse dico io. Una componente del mio vissuto è presente e, nel caso della madre molto cattolica, c’è traccia. Anche se poi si tende a enfatizzare: è il Cinema! I minuti sono solo 80!

Parliamo degli attori: il protagonista Marco D’Agostin che interpreta Elia è stata una bella rivelazione e ha interpretato il suo ruolo con grande naturalezza…
Marco è un esordiente, come me e la produttrice. E’ stato una scoperta e penso che il film sia riuscito anche grazie a lui e alla coppia che si è creata con Lavinia (Longhi, ndr). Mi aveva colpito già durante il casting proprio per la sua sensibilità. Per me viene prima la persona del personaggio. A Londra hanno scritto molto della sua interpretazione: “domina la pellicola”; è vero, la domina e si è impegnato per riuscirci, ha lavorato duramente.

Riguardi mai il tuo film durante i Festival o lasci la stanza?
Non lo guardo più. In genere arrivo in sala verso il finale.

E Simona, che ruolo ha avuto?
Senza di lei il film sarebbe rimasto solo un progetto. Ci sta mettendo l’anima, forse un tempo non l’avrei mai creduto, mi stupisce quotidianamente. Credo ne sia orgogliosa. Il film si è sempre poggiato su “4 gambe”, due sono le sue.

La produttrice ha influito sulle scelte artistiche?
Simona è puntigliosa, e questo serve. Ma sulle miei scelte ero determinato.

Sul set come ti sei comportato nel dirigere gli attori?
Non sono eccessivamente rigoroso, cerco solamente di dare le indicazioni per ottenere dalla scena ciò che mi preme. Mi piace lasciare che gli attori si inventino movenze, battute, o che evitino di parlare proprio: se visivamente riescono a trasmettere l’intenzione per me è perfetto così. Il cinema è un’arte visiva! Sono soddisfatto anche dei dialoghi, penso siano credibili. Per un film è essenziale: devo credere a quello che vedo, no?

Leggendo i titoli di coda di un film si è sconvolti dalle persone coinvolte… Quanta gente ha lavorato con te/voi?
Eravamo una troupe di 12-15 persone circa. Abbiamo girato in 14 giorni che sono davvero pochi per un lungometraggio, è stata una bella tirata! Bisogna avere coscienza delle dinamiche di lavoro e avere comprensione e rispetto dei ruoli di chi lavora con te, perché ci sono orari a volte estenuanti. Il rispetto è importante, perché se manca diventa difficile portarsi a casa la scena che si desidera.

Cambieresti qualcosa del film?
Diciamo che ci sono piccole ingenuità che eviterei. Alcune scelte stilistiche che cambierei. Di alcune scene però ero e sono tuttora convinto.

Ci sono scene che hai tagliato?
Sì, non sono tante, giusto un paio. Solo perché non mi convincevano.

Chi ha scritto la colonna sonora?
La colonna sonora portante è stata scritta da Roberto (bitto, per gli amici), un mio ex collega che suona nei Lomas, band di culto modenese. Suona il piano e ha abbozzato alcuni temi principali per il film. C’è anche il contrabbasso arrangiato ad archetto. Murcof e Jeremy Jay con il pezzo “Beautiful Rebel”.

E Tondelli? Un altro protagonista “fantasma” del film?
Tondelli é presente perché non potevano non esserlo. Mi sono inspirato molto ai suoi testi e alla sua opera; è stata, e lo è ancora, una figura centrale nella mia vita. (Infatti ci sono libri suoi ovunque qui dentro, ndr).

E delle tue esperienze precedenti come regista?
Ho girato un documentario sulla liberazione “Abbasso il Duce”. Qualcosa ho cercato di inserirlo anche nel film, con il personaggio della nonna, che è veramente mia nonna Elide. Chi non ha una nonna che sta tutto il tempo seduta in giardino a farsi gli affari tuoi? A parte gli scherzi. Rappresenta la continuità contadina che nella nostra regione, l’Emilia, non credo si possa ignorare per raccontare il presente delle nostre vite.

Aspettative future, speranze?
Sicuramente cercare di arrivare al capoluogo di regione, Bologna. Poi sul territorio nazionale. Sarebbe un sogno.

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