Il Clan

La famiglia è il luogo per eccellenza del mistero, del torbido e, in certi casi, del male. Non solo la cronaca, ma anche il cinema ci hanno parlato in molte occasioni di questo inquietante connubio, quando poi si unisce la realtà alla finzione il tutto assume contorni ancor più interessanti. La famiglia di Arquímedes Puccio si pone di diritto di fianco a terrificanti storie come quelle di “Miss Violence” (un capolavoro”) e, perchè no, anche alla romanzata e tremenda vicenda di “The Texas Chainsaw Massacre”.

Arquimedes Puccio (Guillermo Francella) è un uomo dei servizi segreti che si trova improvvisamente senza il suo lavoro e senza la Sua Argentina, dopo la fine della guerra delle Falkland. Quella che sembra diventare una vita tranquilla, in un negozio per attrezzatura da surf/mare, in realtà cela una delle storie più inquietanti della storia dell’Argentina. Quella casa e quella famiglia (con l’aiuto di altre persone) rapiva uomini facoltosi per ottenere ingenti somme di denaro. Ma tutti erano veramente a conoscenza? O qualcuno parlerà? O sarà lo Stato a tacere?

Fantastico. Non c’è altro termine per descrivere questo film di Pablo Trapero, presentato alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia, esattamente un anno fa. Costruito con grande sapienza e con un ottimo ritmo, il ritratto fornito da Trapero sulle dinamiche private di una famiglia (diretta conseguenza di ciò che in realtà è la politica e la cultura di un paese che sta cambiando) è tra i più efficaci che si sono visti recentemente al cinema.

Il film si gioca sulla volontà del regista di ritrarre la normalità e la quotidianità di questa famiglia, in cui si inserisce con estrema naturalezza il progetto criminale di Arquimedes, rendendo ancor più inquietante e sbalorditiva la situazione. Interessante è anche l’uso di una colonna sonora molto pop per un film che di pop non ha niente: ho letto questa particolarità come l’intento di veicolare questa idea di normalità e la quasi leggerezza con cui questi gesti erano compiuti.

Fantastico. Non c’è altro termine per descrivere questo film di Pablo Trapero…

Come accennavo è importante la dimensione privata di questa vicenda, che il regista porta sullo schermo attraverso la diatriba, quasi mai veramente accesa e palese, tra padre, il glaciale Guillermo Francella, e figlio, un fantastico Juan Pedro Lanzani. I soldi, la paura e il senso del dovere valicano l’importanza della morale, del sentimento e del senno. Impressionante.

“Il Clan” è un grandissimo film in conclusione. Una pellicola che ci ricorda come anche il luogo che per eccellenza dovrebbe proteggerci, la famiglia, possa essere un incubo e come sia specchio non solo delle persone che ci vivono, ma anche del mondo che la circonda.

Matteo Palmieri