Il Distacco

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Alla ricerca di nuovi suoni si finisce quasi sempre nei propri ascolti adolescenziali. Quella formazione fatta di grunge, alternative rock, nomi italiani e stranieri che hanno definito una generazione di ascoltatori. Tra questi ascoltatori troviamo quattro ragazzi varesini che dall’ascolto sono passati alla pratica.

Il Distacco nasce ufficialmente nel 2014 dall’incontro di Nicolas Donno e Jacopo Di Pierro, l’anno successivo entrano in formazione “Mack” (Daniele Finocchiaro) e successivamente “Dizo” (Davide Di Pierro). Entrano in studio e con la collaborazione del cantautore milanese Giuliano Dottori (ex Amor Fou) viene prodotto il primo EP dal titolo I 17 lati, pubblicato il 2 maggio. Abbiamo scambiato qualche battuta con la band per scoprire le loro carte.

Se doveste spiegare chi/cosa è Il Distacco quali parole o suoni usereste?
La parola che useremmo è “Noi” perché per tutti e quattro “Il Distacco” è il luogo dove possiamo chiudere fuori tutte le preoccupazioni della vita quotidiana ed essere semplicemente noi stessi ; i suoni che useremmo non potrebbero essere che quelli delle nostre canzoni perché sono il naturale risultato di ciò che siamo.

Avete scelto la formula dell’EP per proporre la vostra musica. Siete riusciti nel dono della sintesi o è stato un gesto pragmatico?
Sicuramente un gesto pragmatico, in realtà le sfaccettature dei 17 lati sono molto più ampie di quelle presenti nell’EP e l’unico modo per sentirle tutte è quello di venirci ad ascoltare dal vivo; il live è la dimensione naturale del musicista e anche per noi è il modo migliore per esprimerci.

I cinque brani sono fortemente rock ma i titoli così come i testi sono legati alla spiritualità. Dite che si tratta di un equilibrio. In qualità di entità musicale siete mai scesi a compromessi?
Per ora no, non siamo mai scesi a compromessi perché tutte le canzoni sono frutto delle nostre prove in sala e brani scritti solo per noi stessi senza dover rendere conto a nessuno, quindi queste canzoni sono sincere al 100% senza edulcoranti.

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Dal punto di vista sonoro vi collocate nelle file dei figli illegittimi degli anni 90. Cosa ne pensate di questo revivalismo?
Noi siamo figli assolutamente legittimi degli anni 90, siamo tutti e 4 nati a partire da quel decennio, siamo di conseguenza cresciuti con quelle sonorità fin dalla prima infanzia e ora che siamo giovani adulti credo che sia un riflesso incondizionato riproporle.

Quale credete sia la vostra carta vincente?
Quando ci viene chiesto di trovare qualcosa di positivo in noi stessi siamo sempre in difficoltà perché è sempre più facile trovare dei difetti piuttosto che dei pregi. Crediamo però che la nostra carta vincente sia l’energia che esprimiamo dal vivo; come accennato precedentemente, il live è la nostra dimensione naturale, quando suoniamo andiamo completamente in trance e fuoriesce tutto il nostro “ES”

Cosa vi aspetta nel karma?
Raccoglieremo ciò che stiamo seminando, più ci impegneremo nel proporre la nostra musica e più il karma ripagherà i nostri sforzi.

La situazione più imbarazzante che vi è successa in tour?
Sicuramente mentre stavamo suonando a Genova in P.zza Caricamento lo scorso 30 aprile quando, tutto ad un tratto, la tastiera di Jacopo è crollata a terra; dal rumore ciascuno di noi ha pensato si fosse rotta, fortunatamente non era così e lui ha stoicamente continuato a suonare seduto per terra per portare a termine il pezzo. Ripensandoci adesso ci viene da ridere ma in quel momento fu il panico.

Amanda Sirtori