In Zaire – live report

Recensione/racconto e illustrazione di Miss Cassady
Guardarti attraverso i miei occhi.
Ora l’aria era più pungente. Sentiva un pizzicore sul viso come se dei piccoli aghi stessero colpendo le sue guance poi la luce si accese. Una sagoma scura si stava togliendo il cappotto mentre i capelli sussultavano mossi da quel gesto sicuro. Qualcuno intanto scostò una tenda dalla finestra dell’altra parte della strada. Sussultò anche lui e quando i battiti diminuirono, guardò in alto. C’era un altro uomo che lo stava osservando. Ma non riuscì ad andarsene, forse era incollato al suolo o semplicemente non poteva. Intanto la luce si era accesa anche nell’altra stanza e la sagoma si stava sedendo a un tavolo. Che linee perfette pensò, e questa considerazione gli stava rendendo lo stomaco più pesante. Passarono venti minuti e lei non si mosse mentre lui picchiettava con le mani contro il tessuto del cappotto.
Appoggiò il telefono e cerco di focalizzare la conversazione. “Lavoro pulito”, aveva detto la voce dall’altra parte del filo e lui sapeva che per non sporcare bastava non far cadere neppure una goccia. Poi aspettò la foto e solo allora guardandola attentamente ebbe la sensazione di trovarsi davanti al ritratto di un uomo ordinario. Se un uomo qualunque dovesse sparire chi se ne sarebbe accorto? Così la sua coscienza si chiuse con il suono secco del click di un interruttore.
Il vicino di casa era semplicemente un vecchio annoiato ed ora era lì ciondolante di fronte alla porta di casa sua mentre cercava di spiare il corridoio dietro di lei. Domande, solo e sempre le stesse domande fino al momento in cui lui si avvicinava e le ripeteva che avrebbe dovuto stare più attenta perché a volte le giovani donne guardano in modo distratto e non notano sfumature importanti. “Mi scusi, di quali sfumature sta parlando” ora la sua voce aveva un tono stizzoso. “C’è un uomo che la guarda, c’è un uomo che rimane lì vicino al traliccio che la guarda” disse il vicino. “Ora devo andare”rispose lei e mentre pronunciava queste parole richiuse la porta dietro di se. La noia deve essere una causa della paranoia pensò la ragazza e aspettò qualche secondo prima di allontanarsi dall’ingresso.
Nessuno può sapere cosa si prova quando un pensiero continua a ronzare nella testa. Ti condiziona . non c’è molto da aggiungere. Ti svegli ed è lì. Chiudi gli occhi e quello rimane sospeso sopra la testa per poi, zac, perforarti il cervello appena alzi le palpebre. Era il modo in cui lei lo aveva guardato mentre gli serviva il caffè che aveva permesso l’ingresso del desiderio e quando questo accade, non senti più nient’altro. Così non senti il freddo e puoi aspettare per ore un segno che ti indichi che lei ti voleva e saresti potuto entrare. Lui sapeva quale era, sarebbe stato il giorno in cui lei non avrebbe acceso la luce.
Per non sporcare bisogna stare attenti ai possibili contrattempi. Ma un uomo qualunque diventa scontato fin dal primo giorno. Per un’ intera settimana si trattava di seguire i passi delle lancette di un orologio. Tutto chiaro e prevedibile tranne il momento in cui verso le cinque e mezza della sera, l’uomo qualunque si piazzava davanti all’appartamento di una donna e rimaneva lì a fumare e a battere il tempo in un modo alquanto snervante. Cosa ci facesse lì tutte le sere, per almeno venti minuti, lui non poteva prevederlo ma trovava la cosa alquanto rassicurante e pensò che quella piccola strada era l’ideale per fare un lavoro pulito.
Silenziatore e mano ferma.
Appoggiare il cappotto e pensare di accendere la luce in cucina per cercare un po’ di ristoro.
Terza sigarette e poi la certezza che sarebbe stato quello il momento in cui potevi entrare.
Mirino e trattenere il respiro, poi buttare fuori l’aria cercando di non sporcare.
Lo scatto, un suono ovattato, impercettibile ma preciso e l’uomo qualunque sembrò esitare.
Attesa ma non arresto, come se il momento fosse sempre in evoluzione, un crescendo.
La donna in quel momento decise di cambiare abitudine e di non spingere l’interruttore della cucina e rimanere seduta al buio.
Là fuori, nel giardino della ragazza, qualcuno stava cadendo in avanti, lentamente con lo sguardo rivolto verso una stanza buia. Allora il vicino appoggiò gli occhiali sul davanzale e rimase immobile a osservare la strada e all’improvviso tutto gli sembrava più pulito.
Il sicario richiuse tutto in una valigia e per un attimo, osservò quella strada dall’alto ed ebbe la sensazione che una luce dentro di lui si stesse accendendo, come un click.
In Zaire 14/01/2012, presso Sidro Club, Savignano
Sono dovuta salire su una sedia per avere una visione aerea. In basso si soffocava perché il locale era affollato o troppo piccolo. Non mi chiedete definizioni per descrivervi il tipo di musica di questo gruppo ho solo immagini per raccontare questo concerto.
Gli In Zaire erano in cerchio come nella scena finale delle iene. (Puoi prevedere cosa sarebbe potuto accadere mentre gli attori si guardavano negli occhi ma il finale geniale non è una cosa così scontata.)
Ricordo che è iniziato tutto con un suono confuso, come se i musicisti si dovessero “accordare-accordar-si” ma poi attraverso l’apparente caos il pensiero ha cominciato ad avere una sua struttura. In primis la sensazione che tutto oscillasse tra improvvisazione e assoluta consapevolezza.
Si guardavano ma con gli occhi chiusi, come se ognuno sapesse cosa doveva suonare ma allo stesso tempo avevano bisogno dell’altro per capire che direzione prendere. Un vero gruppo dove personalità distinte, con modi così personali di suonare, sembrano fondersi in un unico insieme. Poi diventa tutto più ipnotico, questo è certo, ma non paralizzante come quando si osserva a lungo un oggetto oscillare, più simile a una danza in cerchio. Una danza primitiva, feroce, affascinante ma così distante da te. Tu sei fuori, non puoi essere dentro quella sensazione, puoi solo osservarla con i tuoi occhi e cercare di scoprire il momento in cui tutto sarà più “lucido”.
Gli In Zaire sono un evoluzione del duo G.I. Joe…Riccardo Biondetti alla batteria sembra la “sincope” che tiene insieme il tutto. Come se fosse lo stregone della tribù ma poi perdi anche questa certezza perché Stefano Pilia ha un modo così unico di suonare che non puoi identificarlo con un tipo di musicista e ti chiedi..allora è lui lo stregone?
Perdi il filo perché vorresti sentire ogni singolo musicista suonare un assolo ma allo stesso tempo comprendi che è l’insieme che rende il concerto unico. Claudio Rocchetti (electronics, turntablism) dirige i suoni e Alessando De Zen sembra il bassista che vigila sulla scena….e niente si interrompe tutto è un unico pezzo “distinto”, contraddizioni?
Forse non ci sono aggettivi adeguati per parlare di questo concerto ma puoi dire di avere assistito a una “scena Geniale”.
Miss Cassady
Iacopo Pasqui, realtà e finzione del quotidiano
Incontro Iacopo Pasqui un pomeriggio piovoso, di quelli che hanno l’odore della primavera ma non abbandonano i colori dell’inverno. Tira vento e ho i nervi ...
REVE+ e l’arte di strada a Reggio Emilia
Reve+ è uno street artista reggiano. Le sue opere sono visibili sui muri scrostati di qualche casa in rovina, sui pilastri dei sottopassaggi, sulle tristi ...
Live Report Teatro Degli Orrori
Ho fatto uno strano sogno, l’altra notte. Mi trovavo in macchina con tre amici e c’era la partita alla radio. Direzione: Casa della Musica, Napoli. Live: ...
The Mojomatics
(OUTSIDE INSIDE RECORDS & WILD HONEY RECORDS, 2012) La musica rock è terreno fertile per ibridi ed incontri anomali, sempre più spesso veri e propri ...
Un Amore dell’altro Mondo
di Tommaso Pincio (Einaudi tascabili, 2002, 8,50€) “ Un amore dell’altro mondo ” è un tributo letterario ad un’icona del rock, dove l’autore ...
Altre di B all’Home Sweet Home a Modena
Penultima serata di Home Sweet Home, la rassegna curata da Black Pois Pirates in collaborazione con il Salotto Aggazzotti di Modenna. Lunedì 21 Maggio, grazie ...







