Iron & Wine



“GHOST ON GHOST” – 4AD/SELF

Atmosfere rilassatissime e ritmi assolutamente soul-pop per Sam Beam, meglio conosciuto come Iron and Wine, per il nuovo Ghost On Ghost che si spoglia delle malinconiche vesti folk dei primi lavori per la Sub Pop, proseguendo sulla strada dell’ultimo Kiss Each Other Clean (2011, Warner / 4ad) che già presentava virate su colorate atmosfere pop.

Sam Beam si è affidato alla produzione di Brian Deck, ex membro dei Red Red Meat (già produttore di Modest Mouse, Califone e Gomez) e ha chiamato a raccolta un folto gruppo di musicisti, tra cui il batterista Brian Blade e il trombonista Curtis Fowlkes dei Jazz Passengers, Tony Garnier, bassista di Bob Dylan, il trio d’archi composto da Marika Hughes, Maxim Moston e Doug Wieselman che accompagnano Antony and the Johnsons.

Forse per un lavoro come Ghost on Ghost ci vuole davvero, come affermato dallo stesso songwriter del South Carolina, una cieca spavalderia e un coraggio naïve. Per la capacità di rinnovarsi e sperimentare suoni che sembrava non potessero appartenergli, Sam stupisce con un album delizioso tutto da scoprire, dalla prima traccia Caught in the briars a Joy, a Baby center stage. I cori (l’intro quasi “a cappella” in Sundown (Back In The Briars) ne è l’esempio lampante) la fanno da padrone e secchiate di colore lanciate su dodici tracce essenziali e curate con minuzia, tra percussioni, trombone, pianoforte jazz, proprio mentre l’instancabile Charles Bradley ritorna sulle scene con Victim of Love.

Ghost on Ghost racconta di gioie e rivoluzioni d’amore, attraversa luoghi e stagioni diverse, in un sommesso movimento ritmico in continuo divenire. Sam è uno nessuno centomila, è una preghiera invernale, una ballata di ammalianti falsetti e una melodia esotica (che richiama le contaminazioni world e latine del precedente album). Questo non significa che Sam abbia perso quell’identità che lo connotava ma che abbia saputo cambiare pelle in un travolgente e poco banale lavoro (proprio per la cura nel dettaglio), a conferma che Iron and Wine non nasce a tavolino come molte recenti proposte, pronte a prostituirsi alle mode sul marciapide di un mercato strafatto. Una vera sorpresa, quindi, Ghost on Ghost che quasi per necessità affastella fantasmi pop fuori dalla stuprata tradizione folk americana per calpestare nuove vie di rinascita e nuova vita, come una nuova primavera.

Silvana Farina