Irwine Welsh, Acid House

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“Chi ti credi di accontentare con quel microbo lì?» gli domandò. «Me stesso» rispose lui sdraiandosi al suo fianco. Concluso l’atto, lei bocciò spietatamente la prestazione di lui con una tale perfidia da demolire irreversibilmente il fragile ego sessuale di qualunque maschio. Lui non si accorse nemmeno che parlava. Mentre scivolava nel sonno dell’ubriaco i suoi ultimi pensieri riguardarono la colazione. Sperò che lei avesse un bel po’ di provviste e sapesse friggere decentemente. Qualche settimana dopo andarono a vivere insieme. A quanto si dice, pare che funzioni.”

Irwine Welsh, Acid House

Un umanità ai limiti della degradazione, quella tratteggiata da Welsh in questi racconti, sempre in fuga dai propri guai o più semplicemente sempre stordita da una miscela di alcool, droghe, sesso e frustrazione. Storie di vita vissuta, di insoddisfazioni in campo lavorativo o familiare, che vengono sottoposte in maniera geniale a ribaltamenti di prospettiva o ad esasperazioni da divenire una folle corsa alla sopravvivenza che diverte e lascia al tempo stesso un retrogusto amaro. Attraverso l’ironia che lo contraddistingue, lo scrittore scozzese riesce a mettere in evidenza vizi e virtù della società britannica, giocando con i luoghi comuni (i pub pieni di ubriaconi al bancone, le risse tra hooligans e polizia) e sottoponendoli a una pressione tale da risultare corrosivi – grazie anche al linguaggio crudo e senza filtri – e di una forza narrativa trascinante e prepotente.

Alberto Giusti

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