John Doe

“KEEPER” (Yep Rock – 2011)
Il bassista degli storici X torna con un album in proprio.

C’è un comune denominatore che unisce quegli artisti che decidono di scrollarsi di dosso per qualche tempo gli abiti di scena legati a una grande band per dedicarsi a un progetto diverso. Sto pensando a Eddie Vedder con il suo ukulele, a Joe Strummer con i Latino Rockabilly War o Mescaleros, ma questo vale anche per John Doe che, appoggiato sulla sedia il costume scintillante della storica punk band X, di cui è fondatore, bassista e voce, ha dato alla luce la sua ultima fatica solista, “Keeper”.
Mi piace pensare che gli album nati da una breve pausa dal gruppo siano, infatti, come le pagine di un diario, uno sfogo intimo, liberatorio e appassionato, che abbiano il sapore di canzoni improvvisate davanti al caminetto. Questa visione, per quanto forse un po’ ingenua e romantica, sembra sposarsi alla perfezione con “Keeper”.
Nel suo ultimo album John Doe sperimenta tutto, dal rock al folk al country, in dodici tracce in cui a farla da padrone è un romanticismo pacato e rassegnato, palpabile sia nei pezzi più ritmati e complessi come “Don’t Forget How Much I Love You” e “Jump Into My Arms”, sia nelle ballate struggenti e laconiche come “Moonbeam”,” Sweetheart” e “Little Tiger”.
Sebbene la presenza di cori femminili richiami maggiormente gli X rispetto ai precedenti lavori solisti, è evidente per Doe siano lontani i tempi di “More Fun in the New World”. Ma anche i fan degli X saranno d’accordo nel l’affermare che non si tratta affatto di tradimento o rinnegare le proprie origini: Doe è un artista che non si vergogna di essere invecchiato, non ha paura di sperimentare, non finge che il tempo non si faccia sentire. Il risultato di Keeper è tanto genuino e riuscito che non si può fare altro che ascoltare, senza rimpianti e sterili critiche.

Eugenia Durante