Joker

“La follia è come la gravità…a volte basta una piccola spinta”. Con queste parole il Joker di Heath Ledger ci lasciava in “The Dark Knight“, condensando l’essenza del personaggio e dei suoi intenti in pochi termini. La riflessione fatta da Nolan & Co. ci poneva di fronte ad un villain senza valori, un “freak” che nel suo dualismo con Batman creava il più grande antagonista della storia dei cinecomic. Pur con le sue difficoltà, il film di Nolan aveva fornito la perfetta versione di come la complessità e l’ambiguità permeino il moderno mondo occidentale.

Nel costruire questo incredibile personaggio, a differenza della sua tendenza fastidiosa a voler spiegare ogni particolare del suo film, Nolan non ci diceva nulla sull’origine di questo villain e, francamente, alla fine del film non ci interessa assolutamente saperne qualcosa. Dal presupposto completamente opposto nasce questo “Joker” di Todd Phillips, spiegarci CHI è il più famoso antagonista di Batman.

Questa premessa è molto coraggiosa, dato che, per esempio, il tentativo che era stato fatto da Tim Burton per spiegarlo era stato abbastanza debole e telefonato. Per questo, Phillips e Silver (sceneggiatore tra gli altri di “The Fighter”) portano l’attenzione non sul criminale, ma sull’uomo. Quindi noi conosciamo Arthur Fleck e la sua storia, in particolare la sua malattia mentale e il contesto in cui egli vive.

Gotham è quanto mai protagonista nel film. Lo sguardo di Phillips è chiaramente intenzionato a farci capire cosa e come sia la città, in maniera molto più esplicita e concreta rispetto a quanto non aveva fatto Nolan nei suoi Batman. Il contesto sociale e politico diventa centrale ai fini della storia, ma è anche il punto più debole attorno a cui ruotano gli eventi, in particolare nella parte finale.

Quando il film tratta il materiale più da un punto di vista personale ed individuale si esalta ed è fortemente credibile, in particolare se parliamo di un cinecomic (ma su questo torneremo). Nevralgica e ben rappresentata è la tematica della malattia mentale e di tutte le sofferenze e angosce che questa comporta. Il film ritrae con grande perizia e senza mai esagerare troppo (con il rischio quindi di diventare caricaturale) le cicatrici indelebili della patologia mentale e l’isolamento che essa comporta.

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E’ molto interessante osservare il significato politico che involontariamente Arthur assume contrapposto alla devastante solitudine da lui vissuta, su cui gradualmente cresce una rabbia che può avere espressione sono nella violenza. Violenza che Arthur vede come unico linguaggio e che lo conduce a diventare Joker, come si osserva benissimo nella scena capolavoro all’interno dei bagni pubblici. Iconica.

Iconica anche perchè questo è un cinecomic e qui è necessario fare una precisazione. “Joker” non fa assolutamente nulla per nasconderlo: il mondo di Batman è tangibile e non è mai taciuto. Appaiono i Wayne (chissà, forse anche Bruce) e il finale è un perfetto motore verso un possibile universo in cui Batman dovrà agire, in quanto entrambi sono il prodotto della società in cui vivono e dalla loro contrapposizione nasce l’epica di questi personaggi.

…questo è un cinecomic…

Nel momento in cui, per logiche a me oscure, facessimo riferimento a “Joker” come a qualcosa di diverso…beh, allora siamo di fronte ad un buon film, altamente derivativo e anche poco originale. Oltre all’evidente richiamo a “Re per una notte”, da un punto di vista sociale e politico è ovvio il riferimento ad un altro film di Scorsese, “Taxi Driver“, con la differenza che il dramma è molto più sottile e, al tempo stesso, credibile.

Poi c’è ovviamente lui, Joaquin Phoenix. Limitando il commento dato che ho visto il film in italiano, devo dire che la sua risata vale da sola il prezzo del biglietto. Il lavoro sul fisico, sulla mimica, su quella danza disturbata diventata già una pagina del cinema contemporaneo. Insomma, c’è poco da dire, l’Oscar è praticamente cosa fatta, visti anche gli incassi enormi che il film sta raccimolando.

“Joker”, quindi, può essere un ulteriore passo avanti nel processo di credibilità che ormai da 15 anni i cinecomic stanno compiendo, arrivando con questa trasposizione del villain di Batman a vincere addirittura il Festival del Cinema di Venezia. Il possibile inizio di una breve saga? Penso di sì, o almeno di un singolo altro episodio, perchè comunque manca qualcosa per far esplodere definitivamente tutto il personaggio e stabilire se siamo di fronte al miglior Joker di sempre: Batman. Con la speranza di rivedere il meraviglioso Joaquin, un applauso a questo grande cinecomic.

Matteo Palmieri