Jon Spencer Blues Explosion

Mi sento un privilegiato ad intervistare Jon Spencer nella sua ultima data di questo tour che lo ha visto calcare di nuovi i palchi europei insieme ai compagni della Blues Explosion . Il frontman newyorkese è sempre stato dipinto come una persona schiva e riluttante nel rilasciare interviste, ma nei 20 minuti di chiacchierata trovo un ragazzo umile, disposto a parlare di musica senza preconcetti mentre aspetta che la sua camicia da rocker si asciughi al sole sul retro del Locomotive, in un tardo pomeriggio di Maggio che ha troppo il sapore di una giornata estiva.

Intervista di Gianluca Marcato e sorella Miss Cassady

Bentornato a Bologna. Ricordo che l’ultima volta che sei venuto qua eri con un componente degli Heavy Trash e hai fatto l’intero concerto sopra il bancone del bar…

Grazie. Si ricordo, quella è stata un notte totalmente pazza, me la ricordo bene.

Ti diverti ancora a suonare dal vivo e soprattutto a regalare dei veri e propri show?
Si, devo dire che mi diverto ancora molto. E credo che soprattutto spettacoli come quello che ricordavamo prima servano a rinnovare la mia fede nei confronti dei live.

A settembre uscirà il nuovo album con i Blues Explosion. Avete intrapreso questo tour per promuovere il nuovo disco, una volta che era pronto?

No, siamo una band che lavora sempre, per cui queste date erano già state decise da tempo. Negli ultimi due anni siamo stati in tour in maniera fissa. Ci eravamo presi un lungo periodo di vacanza durante il quale non abbiamo suonato affatto, ma abbiamo ristampato l’intero catalogo dei nostri album. Così alla fine di questo periodo abbiamo ripreso a suonare dal vivo come band e trovando così ispiranti i concerti, abbiamo iniziato a scrivere nuovi pezzi che sono finiti poi nel nuovo album. Quindi devo dire che questo tour in particolare, che si conclude con questa data a Bologna, è stato deciso davvero senza alcuna relazione con il disco che sta per uscire.

Avremo quindi modo di sentire stasera alcuni pezzi del nuovo album?

Certamente! Ne suoneremo diversi.


Per questo album quindi i pezzi sono nati live, mentre eravate di nuovo tutti in tour insieme?

No, direi di no. Li abbiamo scritti ognuno a casa sua, ognuno nel proprio piccolo studio. Ma scriviamo ancora assieme, tutti e tre, quando suoniamo.

Sei sempre stato descritto come un innovatore, sia per il tuo stile, sia per il tuo approccio verso il rock&roll ed il blues, con una punta di punk e anche di funk. Il tuo modo di scrivere è più una composizione di varie parti o più un processo di sgrossatura?
Siamo influenzati da molte cose, riceviamo molti stimoli da diversi ambiti, soprattutto dalla musica; come tu menzionavi il punk, il blues e il rock&roll e molti altri generi musicali che ci influenzano da sempre. Sono anche le conoscenze, le amicizie che sviluppiamo, le cose che mangiamo per cena [ride], ogni tipo di cosa. Immagino che quando scriviamo una canzone non parliamo di come vorremmo combinare questo elemento con quell’altro: suoniamo e basta. È pura azione. È istintivo!

Credi che in alcune fasi il tuo modo di scrivere e suonare sia mai stato influenzato da band o persone che hai conosciuto?

Immagino che sia accaduto sicuramente in passato. Negli anni abbiamo collaborato con diversi artisti e anche con tanti amici musicisti. Per esempio quando abbiamo suonato con il bluesman R.L. Burnside penso che sicuramente ci sia stata una forte influenza sul nostro stile per alcune canzoni in particolare che abbiamo scritto.

Nel nuovo album troveremo qualcosa di diverso rispetto al passato?
No, ma penso che sia un disco molto forte e potente. i pezzi che ci sono ritengo che sia davvero molto buoni. L’abbiamo fatto tutto da soli, senza nemmeno un ospite speciale e io in persona ho fatto il mixaggio finale. Quindi è molto più simile ai nostri primi lavori, in cui eravamo solamente noi a metterci le mani.

Preferisci registrare ancora nella vecchia maniera, con apparecchiature tradizionali o ricorri anche tu al digitale.

Preferisco ancora registrare in maniera tradizionale, analogica. È come mi piace di più, ma non sono assolutamente contro i nuovi metodi o le nuove tecnologie. Credo che alla fine la cosa che funziona meglio sia quella che è più congeniale al pezzo che stai registrando. Non ho nessun preconcetto!

Quando suoni dal vivo, quando sei sul palco, trovi che ci sia ancora parte di te che si ispira a dei modelli, come potevi fare da giovane, oppure credi di aver sviluppato un tuo modo che ti rappresenta e che è a sua volta un modello per altre band? Penso ai per esempio ai Bud Spencer Blues Explosion.
Si credo di si, anche se non so dire in quale momento preciso sia accaduto o se sia sempre stato così, ma devo dire questo è il modo in cui sento la cosa, cioè di aver sviluppata qualcosa che è mio, che mi identifica, che mi fa dire: sono io!
Nel caso di questa band italiana, i Bud Spencer, ne ho sempre sentito il nome, ma purtroppo non ho mai sentito la loro musica, per cui non so dire di preciso se li abbiamo influenzati direttamente o no. Riguardo a Jon Spencer Blues Explosion, quello che la gente continua a chiedermi è se per esempio i Bud Spencer o i White Stripes o i Black Keys sono stati influenzati da noi. Non è importante se queste band sono stato influenzate o no dal nostro stile, noi siamo più Rock & roll, più punk, non tanto blues o blues-rock come alla volte si dice.

A tutte quelle band che stanno provando ad emergere e a vivere della propria musica, cosa ti senti di consigliare? Oggi molte band registrano un disco, lo mettono on-line e poi aspettano i click, come se la fama potesse arrivare in un lampo.
Credo che per alcune persone arrivi davvero in un lampo, ci sono tanti casi di band che mettono video su youTube e la fama arriva in fretta. Nel mio caso, che sono un po’ più vecchio, posso dire che rimango incastrato in un vecchio modo di fare e pensare, ma in generale le cose non sono cambiate, se davvero vuoi fare qualcosa che abbia un valore complessivo devi comunque sudare parecchio, lavorare duro ed esercitarti. L’esperienza serve sempre a qualcosa! A volte vedi in TV delle band, capita anche a me quando sono a casa, e pensi: ma questo gruppo è terribile! E poi i miei amici dicono: oh, ma questa una band che viene da youTube, hanno avuto non so quanti click e due milioni di persone che hanno scaricato la loro musica e quindi sono in TV. Ma questo mette in mostra molto spesso la mancanza di esperienza, di un vero coinvolgimento, la mancanza di un anima in quello che fanno.

Come viene vista la scena europea dall’altra parte dell’oceano?
Non saprei dire, vivo molto in una sorta di mondo fantastico, lavoro tanto con i Blues Explosion e in appuntamenti come questo incontriamo tante band che ci fanno da spalla agli show, ma per me l’Europa è sempre stato un posto in cui la mia musica viene sempre accolta con molto più rispetto di quanto non lo sia negli Stati uniti, che in questo senso sono sempre stati più rigidi. I prossimi mesi li dedicherò tutti ai Blues Explosion, per cui dopo l’uscita dell’album a Settembre continueremo a fare altre date e girare ancora.



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