Joy

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David O.Russell, Jennifer Lawrence, Bradley Cooper e lo stile comedy: abbiamo già visto tutto o no? Per la terza volta consecutiva in carriera il regista vincitore del Golden Globe con “American Hustle” si affida alle sue certezze (più Robert de Niro, su cui torneremo) con l’evidente rischio di ripetersi e risultare un po’ monocorde.

Questa volta, però, il centro esplicito del film è Jennifer Lawrence, attrice adorata da Russell (e ricambiato), attorno a cui è costruita la più classica delle storie americane, quella di Joy Mangano, inventrice del Miracle Mop (un mocio). Tra le difficoltà causate dalla sua famiglia, in particolare il rapporto con la sorella, e un matrimonio/divorzio molto particolare, vedremo l’ascesa di questa self made woman.

Tutto troppo scontato, tutto troppo banale ed estremamente americano. “Joy” esemplifica proprio l’idea del sogno americano, plasmato su una donna in questo caso, ma lo fa in maniera troppo pacchiana, detto da uno che ammira il cinema a stelle e strisce proprio anche per questo suo spirito. Capisco la volontà (evidente nel suo cinema) di infondere positività, che è un intento molto nobile, ma credo che questa volta era necessario compiere una scelta diversa e più audace.

Ed è veramente un peccato perchè O. Russell è bravissimo a scrivere i dialoghi per i suoi attori e ad esaltarli in camera. Penso che la Lawrence dovrà essergli grata tutta la vita (e anche lui a sua volta), perchè più di ogni altro riesce a far esprimere al meglio il suo talento cristallino, che è la vera perla del film. Siamo di fronte a un fenomeno assoluto, c’è poco da dire, anche se a molti risulta un po’ antipatica.

Oltre a Jennifer, a non deludere è Bradley Cooper, peccato per il suo ruolo veramente limitato: non ci sono più discussioni, siamo di fronte a un grandissimo attore. Ecco, probabilmente, avrei voluto vedere più Cooper che De Niro (mai avrei pensato di dire una cosa simile), i cui fasti sono ben lontani. Una macchietta, un personaggi debole e poco carismatico, la cui presenza è spesso fastidiosa. Pensare di smettere forse sarebbe meglio.

Insomma, questo “Joy” non mi ha convinto molto. Certo, non è un brutto film, ma non riesce ad uscire dalla mediocrità, ciò che a un regista del calibro di O. Russell dovrebbe far riflettere. Da uno bravo e brillante come lui mi aspetto molto di più. Se siete fan della Lawrence non perdetevelo comunque!

Matteo Palmieri