Kurt Vile – b’lieve i’m goin down

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Iniziare il 2016 con un disco del 2015. Perché il passato torna sempre fuori in un modo o nell’altro, che tu lo voglia o no, che sia tu a cercarlo o ad evitarlo non importa, a tentare di scansarlo con una serie di bottiglie di Canadian Club, di metterlo da parte in un angolo buio; che sia un passato a breve o lungo termine, è lì in agguato pronto a stenderti a terra. Allora è meglio iniziare il nuovo anno con b’lieve i’m goin down giusto per mettere le cose in chiaro.

I woke up this morning. Didn’t recognize the man in the mirror. ‘Cause it was a Monday, no a Tuesday, no Wednesday

Negli ultimi mesi ho ascoltato ininterrottamente quest’album di Kurt Vile, a momenti alterni, lasciandolo e riprendendolo per far sì che si depositasse da qualche parte in me, come delle fasi intermedie con cui fare i conti, come certe idee che non riescono a prendere forma fino in fondo o come quei pensieri malsani che ti prendono nel cuore della notte, quando sei indifeso e impreparato a gestire gli incubi.

Ma devi essere solo per capire come funzionano le cose, a volte. Anche se fa schifo e non si risolverà niente.

Dodici brani che stanno in equilibrio perfetto tra l’agrodolce (un termine che userò solo una volta qui e ora, in questa vita, lo prometto, a meno che non si tratti di cibo), il sognante, il decadente. Folk? Psichedelia? Rock? Le etichette non hanno alcun significato per Kurt Vile.

Maybe you didn’t hear me right, well hold on you better wait

Si va fino all’essenza e oltre in questo disco, e poi si torna indietro. Un viaggio dentro se stessi. Forse si riemergerà peggiori o migliori, certamente diversi. Come in quest’ultima traccia che chiude l’album e che racchiude tutto quello che serve sapere.

Ti sto guardando. E’ solo un’immagine su uno schermo. Ho una fervida immaginazione.

Dammi un po’ di tempo
Dammi un po’ di tempo
Dammi un po’ di tempo

Enrico Rossi