Kuš! #13


Cosa è Kuš! e come è nata l’ho già detto. Ma per i distratti, gli assonnati e gli innamorati va detto che Kuš! è un periodico di fumetti lettone, che in pochi anni è passato da vetrina per la nascente scena baltica fino a riconosciuta preziosità del mondo dei fumetti indipendenti.
E il numero 13, Life is Live, uscito a Aprile è ottimo per farne la conoscenza.
Abbracciato nella cover di Ana Albero il volumetto raccoglie le ventisette storie a fumetti di altrettanti autori Europei e non, cristallizzando le mille sfaccettature del fare fumetti, e illustrazioni, nel 2013.
Semplice e definitivo come un precetto Taoista Life is live è leitmotiv di ogni storia. Quel genere di precetti, come diceva Amstrong riferendosi al jazz, che “Se tu non sai cos’è io non te lo posso spiegare”.
Delle ventisette le migliori, originali e coinvolgenti, sono per esempio la storia di Thomas Wellmann (1983) fumettista e illustratore freelance di Münster. Incentrata sulle avventure di un giovane campeggiatore in compagnia dei suoi amici.
“How I Forget My pincode” di Anete Melece (1983) (già letta su Canicola e l’Internazionale), divertente storiella che dimostra cosa significa costruire un breve episodio partendo da pochissimi, banali elementi.
“January The First” di Bianca Bagnarelli (1988) invece racconta di un ragazzo e di due suoi amici conosciuti da poco. Il racconto, a differenza di quello di Anete, è dominato di un realismo solido e levigato, dove i toni freddi di ogni tavola colmano vuoti e silenzi e tutto ciò che non è detto nei dialoghi.
Semplici ma efficaci anche “Virtual Reality” di Dogboy, e ”Ikarls” di Karlis Vitols.
Queste sono le storie per cui merita sicuramente l’acquisto (basta andare sul sito, e riceverete un esotico pacchetto con francobolli raffiguranti fiori e frutti di bosco) del volume. Tutte le altre sono storie forse meno intuitive e più sperimentali, ma non per questo meno interessanti (vedi “The Rodent” di Berliac).
Proprio grazie a questa spontanea ibridazione di qualità, punti di vista e stili diversi Kuš!dimostra di essere una pubblicazione all’avanguardia e preziosa per l’effervescente mondo dei fumetti. Sembra facile e immediato, ma non lo è, come inserire” ibridazione” o “taoista” in una recensione senza andare off topic.
Ottimo sia per i lettori occasionali o curiosi che per disegnatori e addetti ai lavori.

—- ENGLISH—–

What Kuš! is and how it was born is something I’ve already talked about. However, it is necessary to tell those who are absent-minded, sleepy or in love that Kuš! is a Latvian comics periodical. Starting as a showcase for the emerging Baltic stage, it has become in few years a preciosity in the world of independent comics.
And number 13, Life is Live, out in April, is perfect to get to know it.
Nestled in Ana Albero’s cover, the booklet gathers twenty-seven stories by just as many authors from all over the world. They crystallize the many facets of making comics and illustrations and show how to make good comics in 2013.
Simple and definitive as a Taoist precept can be, Life is Live is the leitmotiv of every story. Quoting Armstrong on jazz music, this is the “If you have to ask what it is you will never know” kind of precept.
Among the twenty-seven, one of the most original and engaging story is, for example, Thomas Wellmann’s (1983) – cartoonist and freelance illustrator from Münster – which is based on the adventures of a young camper with his friends.
“How I Forget My pincode” by Anete Melece (1983) (which I had already read on Canicola and Internazionale), is a funny story which demonstrates what creating a short episode starting from very few, banal elements means.
Then, “January The First” by Bianca Bagnarelli (1988) tells about a boy who has recently met two friends. The story, unlike Anete’s, is ruled by a strong polished realism, where cool colors of each table fill up the empty spaces and silences and everything which is not said in dialogues.
Also “Virtual Reality” by Dogboy and “Ikarls” by Karlis Vitols are simple but effective.
Thanks to these stories, it’s definitely worth buying the volume (you just have to enter Kuš! website and you’ll get an exotic package with stamps representing flowers and mixed berries). The rest of the stories are perhaps less intuitive and more experimental, but not for this less interesting (see “The Rodent” by Berliac).
Precisely thanks to this genuine hybridization of different qualities, perspectives and styles, Kuš! proves to be an avant-garde publication which is of great value for the sparkling world of comics. It looks easy and straight forward, but it’s not as it seems at all, just like writing the words “hybridization” and “Taoist” in a review without going off topic.
It’s perfect both for accidental readers or those who are curious, and for illustrators or experts.

Traduzione Ilaria Gerbaudo Testo Enrico Gregorio