L’ULTIMO DISCO DEI MOHICANI

di MAURIZIO BLATTO (Castelvecchi, 2010)

Sembra incredibile, con i tempi che corrono, scrivere un libro e parlare del vinile come di un qualcosa ancora “vivo e attuale” che riempie di gioia collezionisti e amanti della musica senza usare il solito tono nostalgico di chi non è uscito vivo dagli anni ottanta.
Sembra incredibile, nel 2011, trovare ancora negozi di dischi (aperti) e vederli pieni di clienti che li animano e che spendono il loro stipendio (spesso all’insaputa delle mogli) in un oggetto che non può essere consumato in macchina o sul telefonino come un mp3 ma che, al contrario, necessita di spazio (enormi scaffali, giradischi e casse) e tempo (alzati e gira il lato): il vinile.

Maurizio Blatto nel suo “L’ultimo disco dei mohicani” dimostra che il tramonto del “lontano fratello nero del cd” è ancora lontano, infatti nel negozio in cui lavora, il Backdoor di Torino, i clienti non mancano (e si presentano anche prima dell’orario di apertura come drogati in astinenza) e sono così interessanti e divertenti da diventare materia di un libro.
Leggendo i capitoli conosciamo non solo il quartiere in cui il Backdoor sorge ma soprattutto la “fauna” che lo occupa giornalmente riversando i propri problemi matrimoniali, sessuali, familiari, politici sul poveroMaurizio che, come una sorta di capro espiatorio parente del francese Malaussène, deve ascoltarli e curarli tutti con la musica (del resto il titolare, il Signor Franco, quando entrano i “casi umani” si rifugia nel retro e lascia che sia il più paziente collega ad occuparsene).
Dalla porta entrano tutti di seguito e senza lasciarci prendere il fiato (tra una risata e l’altra) personaggi degni di una commedia di Pirandello: il Frocio Reale (“Cos’hai di Renatino?”), Cloaca (non si lava dal ’77 e compra dischi a caso), il Piastrellista (“Se dovessi rinascere chiederei una sola cosa: Dio ‘sto giro fammi negro”), Carciofo (ama i dischi e i treni), Dimitri (vuole morire sdraiato sotto la sezione reggae) fino al meridionale che ha inventato la “beissline” e che l’ha trasmessa ai Massive Attack.
Nel negozio, tra i tanti, entrano anche due “vips” americani che non svelo.

Questo libro è adatto a chi ama la musica e vuole ridere a suon di musica.
Sembra incredibile che qualcuno possa chiedere “Scusi eh, una curiosità…” “prego, dica” “Ma i dischi girano tutti nello stesso senso?” e che un altro domandi “Gli U2 sono in 2, quello Bono e quello con i baffi?”.
Questo libro esiste ed è la prova tangibile di quanto detto sopra.

Belladonna