L’Uomo Che amava Dickens


L’Uomo Che amava Dickens
di Evelyn Waugh (Bompiani, 17€)

Evelyn Waugh è inglese elevato all’ennesima. Derivativo e un po’ caricaturale, forse, ma di certo la passione che accende il sarcasmo dei suoi personaggi è autentica.
Potrebbe essere un personaggio di uno dei bozzetti di Ray Davies, non fosse che lui è venuto prima dei Kinks, con i quali (così come con tutti gli inglesi famosi) condivide il gusto per il wit, la battuta mordace e sottile. In Italia sono disponibili molti suoi titoli, e in diverse edizioni, ma i racconti contenuti in l’Uomo che Amava Dickens sono quasi tutti inediti. Si tratta di storie estremamente semplici (e in alcuni casi, quella che da titolo al libro, semplici ma imprevedibili) che si reggono tutte sull’estro dello scrittore. Scrittore che sa raccontare con ironia, costruire personaggi originali e immediati. E più di tutto Waugh scrive dialoghi, e li scrive eccellentemente.

“Sei stata a letto con questo tizio?”
“Non esattamente a letto”.
“Ci hai dormito insieme?”
“No, dormito proprio no”.
“Sai cosa voglio dire: hai avuto rapporti sessuali con lui?”
“Sì, forse. Non a letto. Sul pavimento, e completamente sveglia. Immagino di sì, poteva essere un rapporto.”

Dialoghi che hanno l’acrobatica frivolezza dei fuochi d’artificio.
Waugh attraversa diversi temi e argomenti riuscendo sempre a trattarli con lo stesso elegante distacco. Solo apparentemente lontano dall’universo uomo Waugh (il frizzante conversatore in blazer di tweed) è per esempio Compassione, dove si racconta del difficile trasferimento di alcuni profughi ebrei nei Balcani. Un racconto sensibile e profondo senza rinunciare a sistemi narrativi a orologeria.
Troppo breve invece la storia che vede il giovane Marchese di Stayle e il suo educatore Mr. Vaughan; due personaggi così, assieme, si sarebbero meritati un romanzo intero. Mr. Vaughan, pur non sapendo badare a sé stesso, viene assunto come educatore del Marchese di Tayle, inesperto del mondo e soprannominato dai suoi parenti “scemo del villaggio”.
Benvenuti nell’Europa Moderna è invece sulfurea satira accademica e irriverente messa a nudo delle miserie delle nazioni sotto dittatura.
Un buon inizio per conoscere questo scrittore inglese, anche sapendo che alcune di queste storie saranno le fondamenta dei suoi romanzi.

Gregorio Enrico