La Comune

Il filosofo tedesco Hegel sosteneva che il problema degli idealisti è sempre stato quello di non avere le spalle abbastanza larghe per supportare i propri ideali. Thomas Vinterberg nel suo ultimo lavoro, “La Comune”, sembra proprio concentrarsi su quest’idea, declinandola però in un dramma “personale ma non privato“, come da lui stesso definito. Un film quindi non solo su un’idea di vita, ma anche sull’amore, sulle pulsioni dell’uomo e sulle sue contraddizioni.

Siamo nella Copenhagen del 1975, in una società e cultura molto diversa dalla nostra. Erik (Ulrich Thomsen) e Anna (Tryne Derholm) sono una coppia sposata che eredita (dalla parte della famiglia di lui) un’enorme villa, che però non sarebbero in grado di mantenere. A quel punto Anna, annoiata un po’ dalla vita che sta conducendo, propone di costituire una comune e, dopo un’iniziale riluttanza, Erik accetta. Le idee e la vita di Anna però dovranno scontrarsi contro la frustrazione di Erik e una nuova coinquilina molto inaspettata e “scomoda” per lei: il nuovo amore del suo ormai ex marito.

Dopo il meraviglioso “Il Sospetto”, Vinterberg torna a raccontarci una storia di vita, meno drammatica, ma non per questo meno significativa. L’idea della comune era tipica in quegli anni, soprattutto nelle realtà nord europee, un piccolo esempio di piccolissima democrazia e condivisione totale non solo di una semplice abitazione, un’esperienza che lo stesso regista ha vissuto sulla sua pelle.

Pur essendo un film che ho percepito come piuttosto freddo e (fatta eccezione per i veri protagonisti) con personaggi piuttosto dimenticabili, ne ho apprezzato molto il modo con cui Vinterberg fa vedere la quotidianità e come piano piano il desiderio e le pulsioni dell’uno e dell’altro protagonista siano ciò che al tempo stesso distrugge la loro vita precedente e ne crea una nuova.

Vinterberg torna a raccontarci una storia di vita, meno drammatica, ma non per questo meno significativa…

Un altro elemento che mi ha colpito e interessato molto è la gestione che Vinterberg ha di tutti i suoi personaggi in scena. Non ci sono buoni o cattivi, proprio come accade nella vita quotidiana. E’ evidente che il personaggio su cui il regista si concentra di più è Anna, che è al tempo stesso vittima e fautrice del suo destino. Forse è solo il personaggio della figlia che risulta essere un po’ più “salvato” rispetto a tutti. Come già ho anticipato, gli altri personaggi sono troppo deboli e a fatica fanno presa nello spettatore.

Dalla sua opera teatrale, Vinterberg con “La Comune” riporta sullo schermo il cinema che lo contraddistingue, quel suo tocco e gusto nel rappresentare la quotidiana esistenza dell’uomo, peccato che personaggi non all’altezza e una sceneggiatura non proprio sempre eccezionale impediscano al film di decollare veramente.

Matteo Palmieri