La confraternita dell’uva, John Fante

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Piano piano, mi piazzai dietro la sedia di mio padre e gli misi le mani sulle spalle, sentendo la sua carne morbida che cedeva e le ossa così vicine al tatto.
– Sono io, papà. – Lui alzò la testa.
– Che ora è?
– E’ ora che torni in ospedale.
– Nossignore. Neanche per idea.
– Hai bisogno dell’insulina. – Scosse il capo.
– Finiscila di tormentare tuo padre – disse Zarlingo. – Siediti, bevi una cosa. E sta’ tranquillo. Goditi la festa.
– Lo riporto all’ospedale.
– E’ lui che deve decidere. – Si sporse e toccò la mano di mio padre. – Ci vuoi tornare all’ospedale, Nick?
– No, Joe. Qui si sta bene. C’è pace.
L’afono Angelo emise un suono e mi fece cenno di andargli vicino, allettandomi con un sorriso senza denti. Come mi fui spostato, cominciò a scrivere qualcosa con la matita su un blocchetto di fogli; scriveva rapidamente, incidendo la carta, e poi strappò il foglio e me lo porse.
Era leggibile, ma era scritto in italiano.
– Non capisco – dissi, restituendoglielo.
Benedetti me lo scippò. – Fammi vedere.
Esaminò lo scritto per un momento, quindi fece larghi cenni d’approvazione all’indirizzo del vecchio.
– Giusto – disse ad Angelo. – Hai sempre ragione, Angelo.
– Che dice? – domandai.
– Dice: «E’ meglio morire di bevute che morire di sete» – .

La confraternita dell’uva, John Fante

Nick Molise è un padre burbero e irascibile, emigrato dall’Abruzzo per cercare fortuna come scalpellino nel paese delle opportunità. Suo figlio Henry è invece scrittore di successo che cerca di lasciarsi alle spalle i pregiudizi razziali derivati dall’essere figlio di un italiano dittatore in famiglia e ubriacone al bar con i paesani. Nel momento in cui la madre di Henry decide di buttarlo fuori di casa dopo l’ennesima lite, lo scrittore sarà costretto a tornare a fare i conti con la realtà delle sue origini.

Un retaggio fatto di virilità d’altri tempi e duro lavoro che contrasta nettamente con la natura letteraria e sognatrice di Henry, che non vuole più avere a che fare con il linguaggio da immigrato e il carattere granitico e dispotico di Nick e dei suoi amici.

Pubblicato per la prima volta nel 1977, il romanzo di Fante è un ritratto in chiaroscuro di una figura paterna ingombrante e commovente, e al tempo stesso di una generazione di immigrati cui l’America non ha forse mai del tutto spalancato le sue porte.

Alberto Giusti

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