La conta delle lentiggini



La conta delle lentiggini
(Caratteri Mobili, 2013)

È un piccolo livido corporeo. A relazionarci con esso è la casa editrice Caratteri Mobili che ha recentemente pubblicato La conta delle lentiggini di Flavia Ganzenua con un progetto grafico curatissimo e assolutamente innovativo.
La conta raccoglie nove racconti che si stagliano entro un’atmosfera allucinata tra sogno e realtà, tra piacere e sofferenza, rituali di un’unica religione, tutta umana. Sono storie di corpi che si incontrano, si aprono e si leggono le cicatrici, si esplorano in un gioco di inseguimenti e repulsioni. Flavia sembra fare un intervento a cuore aperto permettendoci di osservarne i pezzi mancanti, i rimorsi, le ferite.
Nel testo si crea un campo gravitazionale in cui le masse si attraggano con una forza proporzionale alla loro distanza, interagiscono e vorrebbero diventare di fatto un’unica massa in equilibrio dinamico con il loro comune baricentro che, tuttavia, è difficile, quasi impossibile, da dirimere.

Favola ed eros sono le costanti di questo “romanzo di racconti” in cui sembra esserci un riuso rovesciato e straniante dell’autobiografismo. C’è poi una sorta di lait-motiv etico nel percorso di questi personaggi che nella realtà non si formano ma si deformano cercando di contenere l’odio, di capire cosa sia l’amore (Ti guardo e mi chiedo cosa sia l’amore, se sia solo carne, riconoscersi in bocca, ingoiare la tua saliva come fosse bario), di liberarsi dalle prigioni sociali, come quella della famiglia. Nel primo racconto, infatti, è rilevante la descrizione del rapporto della protagonista F. con la madre (Tua madre sbraita, si china a terra, e ti cerca a tentoni. Tu scalci, le mordi la mano se non sa come ti deve toccare, se ancora non ha imparato), mentre nel racconto più lungo della raccolta Belfast o la manutenzione del dolore, Davide, Silvia, Silvana, Vittorio sembrano particelle impazzite che si scontrano continuamente fino a incendiare quella casa di marzapane troppo fragile per contenere tutte le ossessioni, le paure.

La struttura di questo libro è labirintica e rispecchia quella dei suoi personaggi: Flavia sparge delle briciole, lascia delle tracce cosicché il lettore può seguire il filo rosso e muoversi-perdersi come preferisce tra Barbablù, lupi, cappuccetto rosso, Hänsel e Gretel, come in un viaggio psichedelico di chi proprio non vuole saperne di crescere, diventare adulto, e si abbarbica agli oggetti smarriti di un’infanzia già sparita.
Leggendo queste piccole storie è come se si contasse accanto a Flavia (come sulle note di un piano di Agnes Obel in Riverside- «When that old river runs pass your eyes/To wash off the dirt on the riverside»), una conta-nenia che è estasi e tormento, ispessisce i tessuti di una parte del corpo in una bolla pulsante di dolore, ma potrebbe anche rovesciarsi e diventare l’ago che la scoppia in un fluido di piacere, atto decisamente liberatorio.

Qui trovate un appello di Caratteri Mobili e tutte le info. http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/?page_id=3528

Silvana Farina