La Grande Scommessa

Ma che gran bel film è riuscito a girare e scrivere Adam McKay? Reduce dal successo del suo script, rielaborazione dell’originale lavoro di Edward Wright, per il sorprendente “Ant – Man”, il regista di Philadelphia abbandona la sua “comfort zone” della commedia pura per realizzare un brillante, sconvolgente e interessante film sulla crisi finanziaria che ha colpito gli Stati Uniti nel 2008, espandendosi poi in tutto il mondo.

La vicenda è brillantemente costruita seguendo tre storie che hanno come protagonisti Christian Bale, Steve Carrell/Ryan Gosling e i giovani John Magaro e Finn Wittrock, i quali ci accompagneranno lungo il percorso che dal 2005 ha condotto fino alla gravissima crisi dei mutui. Ciò che accomuna questi personaggi è l’aver “scommesso” (per farla semplice) proprio sul fallimento delle banche e la crisi.

Nonostante il tema potenzialmente pesante e non proprio facilissimo, il film scorre senza un intoppo, con un ritmo incalzante coadiuvato da un montaggio serrato che mescola la finzione ad uno stile più documentaristico.

Senza perdersi troppo sui tecnicismi finanziari che spiegano il crollo dell’economia prima americana e poi mondiale, “La Grande Scommessa” spiega il marcio e il perverso del mondo finanziario e del capitalismo, con un crudo e spietato realismo. E’ impressionante imparare i risvolti che ha preso questa storia e come gli stessi addetti al lavoro abbiano ottenuto una fortuna sulle disgrazie di migliaia di famiglie.

McKay, però, è abilissimo a non fare un film moralistico e a rendere i protagonisti non dei cattivi, anzi. Sono personaggi fantasticamente caratterizzati e pittoreschi, basti pensare a geniale Christian Bale, un folle antipatico che lascia disarmati per la sua bravura. L’unico personaggio che un minimo sembra riflettere su ciò che sta accadendo è quello di Steve Carrell (attenzione abbiamo un grande attore ormai), che compie una vera e propria indagine su questi mutui subprime, che lo lascerà veramente senza parole.

Nonostante il tema potenzialmente pesante e non proprio facilissimo, il film scorre senza un intoppo, con un ritmo incalzante coadiuvato da un montaggio serrato che mescola la finzione ad uno stile più documentaristico.Fenomenali poi gli intermezzi (al limite del metacinematografico) di spiegazione dei passaggi più complessi effettuati da famosi personaggi, vedi Margot Robbie di “The Wolf of Wall Street”.

La-grande-scommessa_oriz

Insomma “La Grande Scommessa” mi ha letteralmente entusiasmato, un concentrato di grande cinema e grande recitazione che spiega con grande acume e brillantezza una delle pagine più nere della storia dell’economia capitalistica. Verso la fine della storia, uno dei personaggi, su un balcone che si affaccia sull’intera New York (su tutto il mondo creato dal capitale?), pronuncia le seguenti parole: “Ok, vendi tutto”. Non si parla solo di soldi o di azioni, ma di ben altro. APPLAUSI.

Matteo Palmieri