La La Land

Ho provato in tutti i modi a rimanere distaccato, a non farmi prendere dai facili entusiasmi e dall’ondata entusiasta della critica nei confronti di questo film, ma non c’è stato verso: mi sono follemente innamorato e ho adorato il capolavoro di Damien Chazelle. “La La Land” è un concentrato fantastico di cinema, di passione e di amore, che merita di essere visto e rivisto e che, a mio parere, si farà ricordare.

Molti detrattori riducono la pellicola ad una semplice “love story”, come ci fosse qualcosa di male a parlare d’amore. Musica e amore sono colonne portanti del cinema fin dalla sua nascita, ed è la stessa Mia (Emma Stone) e ricordarlo a noi e a Sebastian (Ryan Gosling), quando davanti ad un set ci informa che lì è stata girata una scena di “Casablanca”, uno dei film più grandi della storia del cinema che è…una storia d’amore.

Così “La La Land”, attraverso 4 stagioni, ci racconta una storia sull’amore sia tra due persone, Mia e Sebastian, sia tra queste e l’arte (la recitazione per lei, la musica per lui). Come già accaduto con il fantastico “Whiplash”, Chazelle riflette sul rapporto che c’è tra artista ed arte e questo punto di vista non può che essere una chiave interessante di lettura del film ed in particolare degli ultimi 40 minuti.

…l’amore è raccontato toccandoci direttamente il cuore…

Durante i primi 70-80 minuti avevo la netta percezione di osservare un film che farà la storia del cinema: sublime, ritmato, girato con una tecnica fatta di piani sequenza magistrali (solo la prima scena è da scuola di cinema) alternati ad inquadrature frenetiche. Già dalla realizzazione tecnica, molto moderna, notiamo un geniale effetto che Chazelle crea: ci sembra di essere nel passato della grande Hollywood, ma in realtà si sta svolgendo tutto adesso. Ci sono gli smartphone, c’è la tecnologia e ci sono i tempi e le richieste della modernità.

E l’amore? Beh l’amore è raccontato toccandoci direttamente il cuore, emblematica è la scena dell’innamoramento: non anticipo niente, ma siamo a livelli di pura poesia in movimento, in cui Emma Stone e Ryan Goslin sono interpreti a dir poco perfetti. Questo magistrale racconto del sentimento sembra però stonare un po’ con la seconda parte, che in un primo momento sfugge allo spettatore (forse il difetto più grande di questo meraviglioso capolavoro), ma che forse dà occasione di riflessione in seguito.

Perché tutto è “La La Land” fuorchè un filmetto. E mi rattrista molto vedere come il pubblico medio radical chic italiano stia facendo di tutto per “minimizzare” il successo e il clamore nato intorno a questo film. Non è un caso che stia accadendo proprio nel nostro Paese che da troppi anni (almeno 20) è completamente disabituato a sognare e ad amare. Ed è un peccato, perché il lavoro di Chazelle è un inno ad amare e ad appassionarsi, indipendentemente da quello che può succedere. In questo, oltre alle riflessioni metacinematografiche ed emotive, vedo un significato dalla grande forza politica (nel senso più nobile del termine) in questo film.

Il mio consiglio, quindi, è magari di soprassedere su qualche passaggio, forse, un po’ troppo sbrigativo e lasciarsi conquistare dall’amore sconfinato di questo film, una perla di cui secondo me sentiremo parlare e cantare per anni. Grazie Damien, davvero.

Matteo Palmieri