La Pazza Gioia

Quando un regista è reduce da “Il Capitale Umano”, “La Prima Cosa Bella” e, soprattutto, “Tutti i Santi Giorni”, è ovvio che le aspettative di qualità sono altissime. La ricercatezza dei personaggi e la regia ispirata hanno reso Virzì una punta di diamante del nostro cinema, quindi attendevo “La Pazza Gioia” con grande curiosità, ma anche con un’incognita legata al tema della “pazzia” al cinema, da sempre a rischio di banalità.

Virzì ci racconta, quindi, la storia di queste due donne, Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi) e Donatella (Micaela Ramazzotti), ricoverate in una comunità per malati psichiatrici. Entrambe legate da un passato fatto di molte ombre, insieme scopriranno molto l’una dell’altra, creando un rapporto d’amicizia molto particolare e, chissà, di riscatto per ambedue.

Il riassunto della trama dice già molto di più del film in sè ed è questo uno dei grossi problemi di “La Pazza Gioia”. Nella prima mezz’ora non accade assolutamente niente, rendendo pesantissima la visione del film, che invece di 1 ora e 50 sembra durarne 3. Ma non è solo questo il problema, anzi è forse il minore.

…il film si trascina nella sua mediocrità, quasi da prodotto televisivo, alternando qualche momento simpatico a sentimenti troppo faciloni e prevedibili.

Arrivato ai titoli di coda il primo pensiero che mi è passato per la testa è stato: che film grezzo e grossolano. Il giorno dopo a mente fredda non ho potuto che confermare tutte le mie perplessità, unite ad un’enorme difficoltà nell’inquadrarlo e nel dargli un significato che vada oltre a quello banalissimo dell’amicizia. Se vogliamo riferirci alla malattia mentale, beh, tutto abbastanza banale: il “pazzo” simpatico al cinema lo abbiamo visto e rivisto.

Quindi il film si trascina nella sua mediocrità, quasi da prodotto televisivo, alternando qualche momento simpatico a sentimenti troppo faciloni e prevedibili. Tutto, però, è passabile fino all’ultimo quarto di film, che ha evidenti e palesi mancanze di sceneggiatura. Senza fare troppi spoiler, ci sono un momento incidente in stile GTA e un flashback veramente imbarazzanti per una pellicola di questo “presunto” livello.

Tutto da buttare? No, non arriverei fino a questo punto. Innanzitutto le due interpreti. Valeria Bruni Tedeschi è fantastica e dimostra ancora una volta la sua bravura in pure stile Woody Allen e, nonostante la mia scarsa stima per lei, anche la Ramazzotti si difende benissimo (molto meglio quando deve far ridere che piangere). Eccessiva però l’ostinazione nei primi piani di Virzì sulla moglie, che non è (ancora), secondo me, in grado di reggerli nei suoi momenti drammatici.

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Tanto amaro in bocca e molta perplessità. Queste penso siano le sensazioni che mi sono rimaste dopo la visione di quest’ultima fatica di Virzì, attualmente un regista abbastanza protetto dalla critica. Un peccato, perchè il suo sguardo sulla realtà quotidiana che avevo osservato nei suoi ultimi film era davvero interessante e stimolante. Speriamo sia solo un passaggio a vuoto.

Matteo Palmieri