Come sopravvivere al dolore. Her Skin al #MPIE9 – Intervista

Her-skin

La giovane Sara Ammendolia, in arte Her Skin, è tra gli artisti che il 10 settembre saliranno sul palco della nona edizione del Meeting People Is Easy#mpie9 – nel parco di Fiorano Modenese, evento ospitato nella tre giorni di celebrazioni dei 40 anni di Radio Antenna 1.

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Festival, mpie, che dal 2007 ha portato sul proprio palco i migliori nomi della scena indipendente italiana e straniera – ed etichette discografiche quali SUB POP (Seattle), TOUCH’N’GO (Chicago) e ACUARELA (Spagna)- tra cui: GANG OF FOUR (unica data italiana), THE SOFT MOON, MARK GARDNER (RIDE), JAN (USA), BLAKE SCHWARZENBACH (Jawbreaker) (USA), THE SECRET SOCIETY (SPAGNA), OFFLAGA DISCO PAX, JULIE’S HAIRCUT, GIARDINI DI MIRO’ GAZEBO PENGUINS, MASSIMO VOLUME, DIAFRAMMA, DRINK TO ME, A TOYS ORCHESTRA, JENNIFER GENTLE + Luca (VERDENA), THE GIORNALISTI, THE DEATH OF ANNA KARINA, WOW, CUT, MARIA ANTONIETTA, BE FOREST, A CLASSIC EDUCATION, HIS CLANCYNESS, SAMUEL KATARRO, HEIKE HAS THE GIGGLES, BEATRICE ANTOLINI, STOP THE WHEEL, LES FAUVES, TREES OF MINT, COMANECI, FATHER MURPHY, SCHONWALD, MOVIE STAR JUNKIES, MY AWESOME MIXTAPE, ALTRE DI B, KING OF THE OPERA, REDWORM’S FARM, FELPA, STOOP, DUMBO GETS MAD, WELCOME BACK SAILORS, M?, MICROMOUSE, MY SPEAKING SHOES.

Con un sound a metà tra Daughter e Thony, la musica da cameretta di Her Skin – voce e chitarra, a volte ukulele – è un viaggio tra i ricordi in cui si intrecciano il dolore dell’abbandono, la malinconia e la voglia di reagire.

Intervista di Davide Armento

Il moniker che usi – Her Skin – dà subito l’idea di qualcosa di poetico e di situazioni intime, componenti molto presenti nella tua musica. Da dove viene l’idea?
Il nome Her Skin viene da una canzone dei The Long Winters che dice “her skin is cinnamon” cioè “la sua pelle è cannella”. Mi è sembrato perfetto ma forse un po’ troppo lungo, così l’ho ridotto a “Her Skin”.

Nei tuoi due Ep si parla di dolore, freddezza dei rapporti, abbandoni. Quanto c’è di autobiografico nei tuoi testi? “Head Above The Deep” è stato davvero un antidoto al dolore per restare a galla?
Mi piace dire che “Head Above the Deep” sia semplicemente un album scritto da un essere umano per un altro essere umano. Per me è stato fondamentale per rimanere a galla, spero possa aiutare anche qualcun altro.

Nel giro di otto mesi hai concluso un mini-tour italiano, lanciato una campagna di crowdfunding, aperto concerti importanti, vinto l’ultima edizione del Premio Daolio e presto sarai sul palco del MPIE, in occasione di un grande evento come Quarantenna 1. Come vivi tutte queste esperienze? Sei carica ed entusiasta, o a volte emerge anche il timore delle prime esperienze?
Sono molto molto contenta perché è quello che vorrei fare sempre. Ancora non ci credo. Ho tanta voglia di continuare, non voglio fermarmi.

La campagna di crowdfunding per il tuo album d’esordio ha avuto un ottimo successo. Come procedono i lavori per la realizzazione del disco?
Abbiamo finito di registrare tutti i pezzi in analogico nello studio di Riserva Indiana. Sono molto soddisfatta, ma per ora non posso dire nient’altro.

Voce, cuore, chitarra, a volte ukulele: hai mai pensato di arricchire i live con altri strumenti o musicisti?
Certo! Magari in futuro… Suonare da sola comunque mi piace molto.

Per concludere: il disco fondamentale per la formazione musicale di Her Skin.
Sono molto indecisa tra “Heathen Chemistry” degli Oasis e “Bright Lights and Bruises” di Jay Malinowski.

PARCO MPIE9