L’altra Casa

L’Altra Casa
di Henry James (Mondadori 8,50 euro)

Inutile tirare il gatto per la coda: la chiave di lettura di certo Henry James è il conflitto.
Per la precisione il conflitto interiore, che trova in “L’altra Casa” largo terreno di manovra. Perché parte da un’idea insolita, una promessa sul letto di morte, in un contesto rigido, la buona società inglese, dove l’etichetta impedisce l’espressione dei propri moti interiori, giudicata sconveniente. Il risultato è un libro torbido e complesso dove James ci narra con reticenza, senza spiegarci nulla e senza che i personaggi ”sì spieghino” né tra loro né tra loro stessi, il mescolarsi impreciso di forme sociali, desiderio e sentimenti.


Ecco cosa succede: Tony Bream ha una moglie che muore in seguito alle complicazioni di parto. Ma prima di andarsene la donna ha la pessima idea di far giurare a Tony che non si risposerà con nessuna; finché la loro figlia rimarrà in vita. Su un idea così certi “scrittorucoli” ci farebbero libri interi, ma invece James la usa come premessa inusuale per calare i suoi personaggi in un clima drammatico, dove il lettore presagisce continuamente la catastrofe imminente.
Metti poi che intorno a Tony, espansivo e cordiale, al posto giusto in buona società come l’oliva nel martini, ci siano Rose, amica della defunta moglie, e Jean Martle, giovane promessa in sposa a Paul, il figlio della matriarca, e socia in affari di Tony, che trascina le sue sottane per tutto il libro: Mrs Beever. Mrs Beever è una solida vittoriana, ricca signora attraverso cui James riflette la storia.

Rose è intelligente e indipendente e ha un promesso fidanzato partito per la Cina , mentre Jean è la giovane che aspetta di essere risvegliata dall’amore; entrambe sembrano avere molto più di un’inclinazione per Tony, che dal canto suo gigioneggia continuamente, prendendo tutto con leggerezza; odioso come solo gli uomini che seducono molte donne sanno essere.
James sa rendere interessante una storia non tanto per lo svilupparsi dell’intreccio, ma per come descrive con puntiglio i suoi personaggi. Anche nelle situazioni apparentemente più ovvie, Paul il figlio della Beever sembra un po’ tonto e il fatto che sia la madre a predisporre tutto per il suo matrimonio lo mette in una luce ridicola, riesce a rendere i personaggi attraenti e vivi.
Un po’ ostico lo stile e quelle frasi interminabili, piene di incisi. Un modo di scrivere pedante e puntiglioso, dove ogni aggiunta non completa mai la precedente, e dove è facile perdersi. Ma così unico e ineguagliabile. Andate nel cortile dell’istituto tecnico di Fossano durante l’intervallo e fatevi dire dagli studenti qual è il loro autore preferito. Vi diranno Henry James, sicuro. Quella sua pedanteria e quell’assillante aggiungere particolari e precisazioni è il pane quotidiano per i futuri periti; loro leggono quasi tutti Henry James.

Se gli studenti sono pedanti perché leggono James o se amano James perché la sua favella sembra quella dei loro professori poi, è una questione che non sta a me decretare.
Un romanzo teso e complesso, dove non sempre si capiscono allusioni e ironie; ma tra Tony e Rose c’è qualcosa? E la piccola Effie, riuscirà a sopravvivere a un autore che l’ha scelta come ago della bilancia di un conflitto di sentimenti? Come in “Quel che Sapeva Maise” (pubblicato nello stesso anno) ancora una volta i bambini sono vittime e testimoni dell’egoismo degli adulti.

Gregorio Enrico