Le Quarte Volte

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Inizi con riserva. L’ascolto di una band a te sconosciuta è sempre un’incognita. Rischi di abbandonare un bel lavoro solo perché non ha l’aggancio giusto. Il compromesso in questo caso specifico è stato raggiunto dopo qualche repeat. Esordio sul lungo periodo per i Masai, trio torinese, che pubblica a febbraio 2016 “Le Quarte Volte” (Greenfog Records). Dieci canzoni, dieci interpretazioni di rock. Perché di questo si tratta: rock viscerale, arrabbiato, confuso, aggressivo.

Brani diretti, storie di ordinaria follia o apatia, perché come affermano loro stessi “Tutto può diventare il testo di una canzone: discorsi, stralci di libri, aforismi di grandi pensatori o conversazioni su Skype”.

Ed ecco che così prende forma una narrazione in cui vengono sezionati uomini che temono la propria ombra. D’impatto è la parte emozionale spinta, quella che calca sull’aggressività sonora, a prevalere. Ma già al secondo ascolto capisci che se ascolti attentamente puoi andare a fondo, scavare sotto le note massicce, scavare fino a trovare linee sinuose di basso in “Jung”, ritmiche alt rock con solo di chitarra in “Charles”, il brano più strutturato e che rappresenta, insieme a “PKD”, l’aderenza più spiccata alle tematiche di denuncia che si respirano nel rock italico à là Canali.

I ragazzi sicuramente hanno le idee ben chiare. Devono solo continuare passo dopo passo. Noi li seguiremo.

Amanda Sirtori