Lo Chiamavano Jeeg Robot

Più rifletto e più penso che ci troviamo di fronte ad un gioiello.

 

Che cosa è riuscito a fare Gabriele Mainetti? Quando mi sono avvicinato a “Lo Chiamavano Jeeg Robot” ero molto curioso, con qualche dubbio legato all’unicità del progetto e con buone aspettative. Un giorno dopo la visione, a mente più fredda, non posso che applaudire e fare i complimenti al regista romano perchè il suo è un di quei film che nel nostro paese si vedono troppo poco, un trionfo del cinema di genere.

Protagonista della storia è Enzo (interpretato da quel Claudio Santamaria doppiatore del Cavaliere Oscuro), un ladruncolo qualunque che, mentre sta scappando dalla polizia dopo aver scippato un orologio, si tuffa nel Tevere, rompendo un barile contenente materiale radioattivo.  Uscito dall’acqua non sarà più lo stesso e l’incontro con una ragazza molto particolare lo trasformerà in ciò che non avrebbe mai creduto di essere: un supereroe. Ma Enzo si troverà di fronte “lo Zingaro” (Fabio Cannizzaro) e non tutto sarà così facile, nonostante i nuovi “mezzi”.

Più rifletto e più penso che ci troviamo di fronte ad un gioiello. Ma andiamo con ordine. La prima cosa che è importante sottolineare è la preparazione, la dedizione e la passione che c’è dietro a questo “Lo Chiamavano Jeeg Robot”. Regista e attori hanno analizzato e capito cosa si doveva fare per realizzare un film di supereroi e dalle interviste emerge la loro conoscenza del genere: non ci si può mai improvvisare, soprattutto nel cinema di questo tipo.

Il trionfo di una sceneggiatura piacevole, simpatica, ma al tempo stesso acuta, forte e con picchi di violenza non tipici dei superheroe movie. Già perchè la grande intuizione di Mainetti è stata quella di creare un vero e proprio eroe italiano, immerso nei problemi e nella realtà del nostro Paese (anche se il contesto storico creato è fittizio): quindi ecco il tocco di commedia all’italiana, l’attenzione all’attualità e la crudezza veicolata attraverso la violenza.

Da lasciare ancor più a bocca aperta sono le interpretazioni. Santamaria è un grande attore e non lo scopriamo di sicuro oggi, ma la presenza fisica che regala per tutto il film è impressionante, soprattutto se paragonata alla fragilità e originalità del personaggio di Ilenia Pastorelli. Autentico fenomeno è, però, Fabio Cannizzaro: ma che spettacolo è il suo villian?

Lo dico senza remore, il suo è un nemico che non abbiamo neanche mai visto in tutto l’universo Marvel (a parte Loki) e la sua ispirazione al Joker di Batman è tangibile. Non so quanto sia volontario, ma in una scena lo stesso “Zingaro” cita il Joker di Heath Ledger, riferendosi a se stesso come un criminale che vuole qualcosa che va ben oltre il possedere denaro. Il suo, infatti, è un antagonista molto complesso e variegato, ma non voglio anticipare troppe cose.

Concludendo Mainetti è riuscito nell’impresa di realizzare un film di supereroi (e non solo) italiano vero. Spero solo che l’italiano medio non abbia però la consueta puzza sotto il naso verso un genere che ha una sua dignità e questo film non fa altro che dimostrarlo ancora di più. Uno dei film italiani più belli degli ultimi anni, che se non fosse per un errore per me imperdonabile nel finale, sarebbe un autentico capolavoro. Insomma dopo “Suburra”, ecco un altro grandissimo film di genere. Diamo fiducia a questi nuovi e bravi registi!

Matteo Palmieri