Lou Barlow, un tipo da spiaggia

Estate è sinonimo di vacanza e divertimento. Staccare dalla routine quotidiana diventa una necessità per ognuno di noi e godersi un po’ di meritato riposo è un bisogno primario per riprendere fiato dalle fatiche lavorative. E questo vale anche per le rockstar.
Non fa eccezione Lou Barlow che, in congedo per qualche giorno dalla macchina da concerti targata Dinosaur Jr, è arrivato alla spiaggia dell’Hana Bi, con moglie a seguito, per suonare qualche canzone dei Sebadoh in veste solista.

Lou ha gironzolato tutto il giorno a piedi scalzi sul bagnasciuga, indossando una camicia e un paio di jeans “total black” e si è pure concesso un tuffo in mare per stemperare l’attesa della giornata.
Come lui stesso racconta durante il concerto:“oggi pomeriggio un’onda mi è arrivata all’improvviso in faccia e ho perso gli occhiali, ora non riesco a vedere le vostre facce” e divertito aggiunge laconico “mi succede sempre quando vado al mare, perché non me li tolgo mai quando nuoto”.
La sfiga sembra perseguitare il buon vecchio Lou, ma ormai è un uomo in grado di gestire i piccoli ostacoli della vita, e infatti sdrammatizza ridendo quando, appena salito sul palco, si accorge che l’unica chitarra che si è portato appresso è rotta.“Avevo solo questa chitarra, non è che qualcuno di voi ne ha una da prestarmi?”.
Nonostante questo disguido Barlow affronterà il concerto a testa alta armato del solo ukulele tentando di arrangiare nel miglior modo possibile il repertorio della serata fino all’arrivo di una chitarra di scorta. In fin dei conti non si è mai visto che mancasse una sei corde sulla spiaggia; gente come Battisti ci ha fatto una carriera con le canzoni acustiche sotto le stelle, vicino a un falò, intonando amori persi per sempre e Lou Barlow non è certo da meno…

Intervista e testo di Enrico Rossi
Traduzione di Jane Davanzati

Che giornata Lou! Prima gli occhiali e poi la chitarra…
Non me ne parlare!

Tutto sommato è andata bene, è stata una bella giornata. Ti era mai capitato prima d’ora di suonare in spiaggia?
No, è stata la prima volta.

Qual è il posto peggiore dove hai suonato?
Non so.

Il migliore, invece? Questo?
Qua è bello, molto bello. Dei brutti posti me ne dimentico. E’ meglio dimenticare e pensare positivo.

Parliamo di “The Weed Forestin”. Qual è il primo ricordo di quelle tracce del 1987?
Le prime tracce sono state registrate addirittura nel 1985 prima di avere un registratore a 4 piste. Poi ho avuto un registratore Fostex, poi un Tascam con i quali mi divertivo a fare le mie cose.

Perché hai deciso di ristampare questo disco?
Perché è un disco molto importante per me, dal quale vedo come ho iniziato a scrivere canzoni. Quel disco traccia il mio sviluppo di cantautore e dei cambiamenti che ho attraversato in quel periodo.

E per quanto riguarda i testi?
Il disco è diviso in due, la prima parte della cassetta è spirituale. Sono cresciuto con la religione cattolica, una parte del disco tratta il superare il senso di colpa che stavo sentendo, superare il complesso di Gesù.
L’altra parte riguarda il sesso, perdere la verginità. Non sono mai andato all’ Università, ma frequentavo l’ambiente universitario, diciamo.

Hai mai pensato che il tuo disco ha segnato in qualche modo la musica cosiddetta low-fi?
Ero influenzato da molta musica al tempo. Dopo aver terminato la prima versione del disco ho ascoltato Daniel Johnston, musica della Rough Trade records come i Young Marble Giants, e sono stato molto influenzato dal punk rock. Sono parte di quella tendenza e ne sono orgoglioso.

Quindi eri affascinato dall’aggressività del punk e dell’hardcore e allo stesso tempo da musica più tranquilla, come quella di Daniel Johnston?
Ho sempre amato musica tranquilla e più pazza, underground e pop.

Ora cosa ascolti?
Mi piacciono gli Oh Sees. Adoro l’energia della musica. Ho scoperto la musica garage anni ‘60 quando avevo 19 o 20 anni e da lì l’ho sempre ascoltata. Quando ascolto i Black lips, sento che hanno ascoltato quei dischi! Reinterpretare quella musica è molto eccitante.

Hai pubblicato “The Weed Forestin’ ” sul tuo Bandcamp ma c’è anche la versione vinile e cd. Ti piacciono ancora cassette e vinili?
No, perché le cassette non funzionano e si rompono. Odiavo la registrare in digitale, ma mi sono abituato e ora lo amo, mi piace la musica new garage, hai più possibilità per rendere il sound fantastico. Gli mp3 suonavano malissimo ed erano strani agli inizi, ma sono migliorati, la qualità è migliorata, si è evoluta molto.


Come è stato suonare all’ “All tomorrow’s Parties” a marzo?

E’ stato grandioso, un gran festival. L’ “All tomorrow’s parties” organizzato da Jeff Mangum (Neutral Milk Hotel, ndr) è stato speciale, e poi è un festival che piace molto alla gente.

Sei più rilassato ora a suonare live?
Fai le tue cose, accetto qualsiasi cosa che succede. Se alle persone piace quello che faccio bene, altrimenti non importa. Cerco di ricavare il meglio da qualsiasi situazione. Mi diverto.

Stasera hai suonato una canzone del nuovo disco dei Dinosaur Jr., come si intitola?
“I bet on sky”. Il titolo è preso dal testo di una canzone. Ci sono 9 pezzi in quel disco.

Nuovi progetti per i Sebadoh, invece?
Abbiamo finito un Ep proprio oggi, sul serio. Il mio partner Jason ha registrato tutte le canzoni, 20 canzoni registrate e ne abbiamo scelte 5 per un Ep. Tra due settimane parte il tour, volevamo fare un cd da poter vendere in tour. Lo metteremo anche su Bandcamp.

Non credi più nelle etichette discografiche?

Credo nelle etichette, ma lo terrò presente per l’intero disco, per ora è un esperimento diretto per ricavare soldi per finire il disco. Il titolo dell’Ep è “The Secret Ep“.



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