Luke Pearson Hilda e il Gigante di Mezzanotte



(Bao Publishing, 14 euro)

La qualità si vede sempre dai piccoli dettagli. Qualsiasi cosa senza dettagli può essere bella o funzionale, ma priva di quelle raffinatezze che indicano la bravura dell’autore. Poco tempo fa ho visto Chinatown, di Roman Polanski. Tralasciando storia, interpreti, tecniche registiche, quello che mi ha davvero catturato sono stati i dettagli che svelavano una sceneggiatura davvero curata. L’occhio nero di una donna che apre una porta, un’apparizione di pochi secondi per raccontare tutto un retroscena di violenza domestica, che si ricollegano a scene apparentemente marginali del film. O il medico dell’obitorio accanto al cadavere di un barbone che aggiunge “viveva sotto il ponte del canale di Los Angeles. Si era portato pure l’armadio e tutto il resto”. Rivelano una profondità di scrittura tale da rendere l’universo narrativo mostrato più che tridimensionale.

Ho avuto la stessa sensazione leggendo l’ultima pubblicazione di Luke Pearson in formato curatissimo per Bao Publishing (che continua a pubblicare autori di qualità poco conosciuti in Italia, come è già successo col poderoso Una Vita Tra I Margini di Yoshihiro Tatsumi).
“Hilda e il Gigante di Mezzanotte” è una fiaba moderna che inizia quando Hilda e sua madre ricevano l’ennesima lettera microscopica che intima loro di andarsene. Vivono in una tranquilla valle alle pendici di un’altissima montagna, e ovviamente non intendono andarsene, anche perché significherebbe scambiare quella pace bucolica con la frenesia della vecchia e sporca città. E allora resistere, resistere, resistere, così vorrebbe Hilda; finché lei e sua madre non vengono sottoposte a uno “sfratto coattivo”. Partirà un gioco di prospettive swiftiano che immergerà Hilda nella magia nascosta nel mondo circostante.
I dettagli, dicevo. Dettagli, brevi sketch comici sintetizzati in piccoli gesti che non si dimenticano facilmente. Non sto a raccontarli perché vanno letti e non spiegati, ed è meglio non spoilerare nulla.
Dopotutto Luke Pearson non è l’ultimo arrivato. Classe 1987 è il sensibile autore britannico della graphic novel “Everything We Miss”, per Nobrow (la stessa di un altro interessante e valido autore Jon Mcnaught). Autore è una parola un po’ generica che indica: illustratore, cartoonist e scrittore di fumetti. Hilda e il Gigante è il secondo capitolo della saga che ha per protagonista la bambina Hilda (sempre per NoBrow in UK è già uscito il terzo volume) di cui per Bao Publishing è anche uscito il precedente, Hilda e il Troll. Pearson, a conferma della sua versatilità, ha lavorato per clienti di rilievo quali: Il Guardian, Il New York Times, Wired, ed è anche stato l’autore di una delle copertine del New Yorker.

Paul Gravett nel retro del volume definisce Hilda l’eroina perfetta del folklore del ventunesimo secolo. Ed è così. In questa fiaba moderna abbiamo primi ministri che fanno promesse che non possono mantenere, appuntamenti millenari e lo stesso rapporto di Hilda con la madre è incredibilmente moderno. Sua madre è una donna che ha portato il lavoro a casa e Hilda è una bambina intraprendente. E il messaggio che permea la storia non è una relazione di forze che si contrastano, ma l’intrecciarsi di mondi e vite che si ignorano a vicenda e scoprono la difficoltà del dover coabitare nella stessa dimensione.

Gregorio Enrico