Man On Wire, una band sulla “fune”

I Man On Wire vengono dal Friuli, lontano da Milano, lontano da Roma, insomma da lontano.
Il 27 gennaio è uscito West Love , il loro album di debutto di cui potete leggere la recensione QUI.
L’album rappresenta un insieme di fotografie di normali momenti di vita: una corsa in macchina, un risveglio, una serata da ubriachi ed una a casa. Il disco è stato registrato in primavera all’Inside Outside Studio (Movie Star Junkies, Mojomatics) da Emanuele Baratto, senza nessuna forma di editing, completamente in analogico. In attesa di vederli dal vivo il 19 Febbraio al Mattatoio (dove saranno anche ospiti della seconda puntata di ROCKTALES, abbiamo scambiato due chiacchere con la band

Intervista di Fabiana Giovanetti

Potreste raccontare in breve per chi non vi conosce come e quando nascono i Man on Wire?

Un momento preciso forse non c’è. Forse quando l’inverno scorso mi son deciso a cantare (Stefano). Il gruppo si è formato con l’entusiasmo per i primi provini.
E’ stato tutto abbastanza facile. Ci conosciamo da tempo, e sappiamo che possiamo parlar anche di vita oltre che di musica. Questo è un aspetto difficile da riscontrare nelle scena…

La scelta del nome è un riferimento alla storia di Philippe Petit, come voi stessi avete poi ammesso. Potreste spiegarci da cosa è nata questa scelta? E’ stata casuale o è nata in seguito ad un evento particolare?
Penso fosse dicembre del 2010 quando io Nicolò eravamo ospiti da Enrico (Molteni, Knifeville) a Milano. Domenica pomeriggio fredda e uggiosa. Niente da fare. Enrico ci propose il documentario sul funambolo.
La storia ci colpì sinceramente, per la sua schiettezza e semplicità. Forse quello è stato il vero momento della nascita del gruppo, quando ne abbiamo scelto il nome.

Sempre parlando di Petit e della sua impresa: in che modo la vostra musica rappresenta l’equilibrio simboleggiato da quell’uomo sul filo, sospeso tra le Twin Towers? Può la vostra musica essere concepita come una ricerca di armonia?
In un certo senso sì. L’uomo sul filo non rappresenta una difficoltà di equilibrio, anzi è la capacità di camminare sul proprio binario al di sopra di tutto il bene o il male. Noi ci proviamo a renderla in musica, al di fuori da schemi “nazionali”, dove tutto sembra debba esser urlato.

Il vostro è un pop disincantato, che strizza l’occhio alle sonorità sunshine pop dandogli un tocco di freschezza. Quali sono le vostre influenze musicali? Come queste si manifestano all’interno del vostro debutto?
Le influenze ci sono, ma fanno parte del nostro percorso musicale e di vita. Forse un amore per le origini, quel momento in cui si provava a metter insieme una chitarra una voce e un tamburello per ottenere qualcosa di nuovo.

Se doveste scegliere tre parole per descrivere “West Love”, quali scegliereste?
Me ne vien in mente solo una: aria.

Avete in programma un tour con date già stabilite per la promozione dell’album il prossimo febbraio e marzo. Come vivete l’esperienza dal vivo? Quale aspetto preferite della live perfomance?

Di esperienze dal vivo singolarmente ne abbiamo avute molte. Questa non sappiamo come sarà, sicuramente diversa. Saranno tutti palchi piuttosto piccoli per cercare di condividere questo “parto” con il pubblico. Il sudore va condiviso.

Avete registrato l’album negli Inside Outside Studio. Come è stata la vostra prima esperienza in studio insieme?
Parlerei della scelta dello studio. E’ l’unico in Italia che ha una visione internazionale del proprio prodotto. Volevamo un suono che fosse il più possibile fedele e caldo, senza l’editing selvaggio che si sente in giro.

Da dove nascono le vostre canzoni? Sono epifanie che nascono nei momenti più inaspettati o frutto di un lavoro collaborativo in studio, tramite la scrittura dei testi e gli arrangiamenti musicali?

Tutto nasce in fretta, dall’idea al brano eseguito passano pochi giorni se non ore. In studio si arriva pronti, costerebbe troppo e si perderebbe in freschezza.

Avendo fatto parte di diverse band avrete sicuramente sperimentato generi e influenze differenti. In quale modo questi progetti passati vi hanno aiutato a crescere come musicisti e influenzato questo nuovo progetto?
Penso poco. Ogni gruppo ha una storia a se.

Venite da lontano, da Valvasone e Maniago. Potreste dirci qualcosa riguardo la scena musicale della zona e più in generale del Friuli, magari dando anche qualche dritta su artisti emergenti da tenere d’occhio?
Scena musicale è una parola grossa. Però le periferie hanno sempre una fervida immaginazione, quindi quando esce qualcosa di nuovo solitamente è buono. Un nome: Videodreams.

Cosa vi aspettate da questo 2012 appena iniziato? C’è la possibilità di una promozione del disco
anche a livello internazionale?

Ora questo tour, poi un disco nuovo e far perder tre chili a Nicolò. Per l’estero ci stiamo lavorando.



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