Mando Diao: un raro caso di vincente fenice musicale – Live @ Covo Club

FRE_7155

Foto e recensione di Francesca Pradella 

I Mando Diao sono tornati e il nuovo album Good Times, segna un punto di passaggio cruciale per la band: il dopo Gustaf Norèn, chitarra e voce storica, dal 1999.

Ma a Björn Dixgård, altra colonna portante del gruppo, non mancano doti, carisma e presenza scenica. La carica con cui affronta il palco invia un messaggio chiaro: i Mando Diao sono ancora qui, prolifici ed entusiasti.

Quanto al risultato, siamo in una fase molto diversa da Aelita (2014), che li aveva visti vertere sorprendentemente verso il synth-pop e gli anni ’80.

I nuovi pezzi tornano verso le radici più rock che li contraddistinguono.

FRE_7167

In All TheThings la voce graffiante di Bjorn cavalca l’onda indie/garage in modo molto convincente. “Knock knock I’m getting ready/ craving for a new addiction/ I know you got your own prescription/ And I got mine“: una relazione consapevolmente tossica, con azzeccate metafore da terapia. Anche il video, ambientato in un’ oscura stanza di ospedale, è una buona rappresentazione della ribellione ad un amore malato.

Shake, dal ritmo catchy e ritornello facile, in cui si chiede chiarezza a questa ragazza che si spera si dimostri interessata senza troppi giochi ambigui (“I need somebody/ to call me honey/ Girl you got me/ won’t you take me home?”), è un singolo con la giusta carica per tornare sotto i riflettori, anche se leggermente prevedibile nelle lyrics.

Ma questa voglia di levare il superfluo, arrivare all’essenziale, è il messaggio più autentico dell’intero album: un inno all hic et nunc, all’onestà, all’essere ciò che si è, nel bene e nel male. I Mando Diao si mettono a nudo con una purezza a tratti disarmante per una band sulla scena da così tanto tempo; è forse una seconda giovinezza, quindi, quella che attraversano con la nuova formazione. Che promette bene per il loro futuro.

I Mando Diao si mettono a nudo con una purezza a tratti disarmante per una band sulla scena da così tanto tempo; è forse una seconda giovinezza, quindi, quella che attraversano con la nuova formazione. Che promette bene per il loro futuro.

“It takes time/ too much time/ to deny/ all my lies/ though I love them/ like the truth in your eyes” è la confessione d’esordio di Good Times, dove arriva la consapevolezza delle proprie bugie, ma anche la volontà di cambiare, divenire migliore con l’amore che si vorrebbe ricevere. Trascina e scatena il pubblico del Covo Club, pezzo che si fa ben volere anche per il ridondante ritornello, facile da ricordare.

FRE_7155

Del resto, i ragazzi ammettono di amare vedere i fan ballare e durante il live li incitano continuamente a scatenarsi, partecipare con grida e battendo le mani: funziona. C’è un qualcosa di basico nella performance che li rende, paradossalmente, sofisticati: nell’epoca dei social e dell’apparire, è davvero gradevole assistere ad uno show dove la musica e la passione spiccano su tutto il resto. I Mando Diao si sono fatti le ossa su tanti palchi e hanno raggiunto, almeno in apparenza, una sorta di personale nirvana: sanno cosa vogliono e come presentarlo al pubblico. Li si apprezzi o meno, questa forte consapevolezza di sé è quel livello di maturità a cui non tutte le band riescono ad arrivare.

Che il passato non li abbia spezzati, nemmeno con l’addio alla musica di Gustaf, emerge nelle lyrics di Break Us: “All the wars we fought/ all the love we lost/ it won’t break us, break us/ never break us”. Dancing All The Way to Hell, con la rabbia per il narcisista con cui si ha a che fare, è forse la traccia meno potente e poco all’altezza del resto. Money, ancora, invita al non farsi distrarre da ciò che materiale, che porta a soddisfazioni di durata assai relativa.
Ogni pezzo è legato dal filo rosso del riscatto, del farsi valere. L’energia è forte, le intenzioni sicuramente apprezzabili.

Insomma, se esiste ancora in voi un sano spirito di ribellione, quello degli amanti di un rock dalle chitarre stile 60s, Good Times è sicuramente un buon album: diretto, limato, puntuale. Arriva al cuore, con la grinta di chi cade ma si rialza ancor più combattivo di prima.

FRE_7152

FRE_7143

FRE_7091

FRE_7080

FRE_7064

FRE_7041

FRE_7037

FRE_7033

FRE_7023-2

FRE_7022

FRE_7021

FRE_7015

FRE_6945

FRE_7006

FRE_7008