Marco Galli intervista



Marco Galli (1971) è l’autore che per Coconino Press ha pubblicato “Oceania Boulevard” fumetto anomalo dalle tinte torbide che piacerà a chi ama il cinema di Lynch o Cronenberg.

Intervista di Gregorio Enrico

Di cosa parla, sinteticamente, Oceania Boulevard?
Diciamo che è un giallo, o almeno si apre come tale, con un suicidio che ben presto si capirà essere avvolto da parecchi misteri. C’è un ispettore di polizia che indaga sull’accaduto, cosa classica per questo genere, ma procedendo con le indagini la storia prende altri contorni, trasformandosi in un horror esistenzialista, surreale e metafisico.

Come è nata la storia di Oceania Boulevard?
Nasce in una camera d’albergo, durante una trasferta di lavoro. Forse a causa del paesaggio invernale piemontese, umido e carico di suggestioni, si insinua nella mia testa questo giallo-noir che deve molto ai film di Lynch e Cronenberg. E’ stata come una scossa elettrica, mi ha attraversato e ho dovuto cominciare a occuparmi di lui, tanto da lasciare in sospeso il fumetto su cui stavo lavorando allora, per dedicare tutte le energie a questo libro. Tutto fluiva con molta facilità: i personaggi, l’ambientazione nel mondo dell’arte, le atmosfere, i colori desaturati… il Boulevard era là, davanti hai miei occhi, dovevo solo percorrerlo.

In Quer Pasticciaccio brutto de via Merulana il giallo è un pretesto per offrire uno spaccato della società italiana degli anni venti. In Delitto e Castigo indagine e assassinio sono il punto di partenza per confutare le idee europee in contrasto con lo slavismo. In Oceania Boulevard, il giallo è la porta che si affaccia su che cosa?
Credo si affacci su molte cose, ma se devo essere sincero non sono partito da un idea precisa di critica sociologica o antropologica. Mi interessava raccontare la storia di un uomo particolare, un debole, quasi autistico nel suo mettersi ai bordi dell’umanità, che si deve misurare con qualcosa di soverchiante , qualcosa che sa di non poter gestire, ma che decide di portare a termine, come fosse l’unico modo per riscattarsi dalla sua latente follia. Poi si scoprirà che non si può vincere contro la propria natura. Un altro aspetto che mi interessava era l’ambiente in cui si svolge la storia: il mondo dell’arte. Un mondo dell’arte estremizzato (ma quanto?…) in cui gli artisti sono solo “vacche da mungere” , diventati ormai simili ai divetti del calcio dei giorni nostri, viziati e inconsapevoli. In questo tragico mondo l’arte è solo business, ma esiste un posto dove l’arte, quella vera, quella che va oltre l’uomo, esiste ancora, ma per godere della sua luce bisogna pagare un prezzo molto alto e bisogna scoprire dove si trova l’ Oceania Boulevard.

In un’altra intervista hai detto che Dostoevskij è un esempio di come si costruiscono bene dei personaggi. Tu come descriveresti i tuoi personaggi, le loro personalità?
In quell’intervista parlavo di come, per me, avviene la costruzione di un personaggio e se non ricordo male, dicevo che scrittori come Dostoevskij ti insegnano a non usare il coltello, ma il bisturi per tagliare i “pezzi di anima” dei personaggi da mostrare al lettore. Nel fumetto e più in generale nella letteratura di genere, c’è spesso questa teoria per cui i personaggi devono essere tratteggiati con caratteristiche precise, poche e molto caratterizzate. Io credo che un personaggio in un mondo di fantasia deve riuscire a respirare, deve sembrare vero mentre si seguono le sue vicende. Per far questo bisogna nascondere più che mostrare, mi piace dare fiducia alle capacità empatiche del lettore, i personaggi monolitici mi interessano poco. Quando un protagonista è molto caratterizzato si sa in anticipo come reagirà di fronte alle avventure che lo aspettano, per me tutto questo toglie patos e interesse alla storia. Io cerco di portare il lettore a conoscere i miei personaggi come se si trovasse a un tavolo con amici e fra di loro ci fosse uno sconosciuto, piano piano mentre le chiacchiere vanno avanti , attraverso le parole e i comportamenti, si cerca di capire il carattere di chi non si conosce, pur sapendo che l’animo umano è così profondo da non poterlo mai toccare veramente. Per me il lettore deve avere un rapporto personale con i personaggi , in fondo la storia diventa reale, perché condivisa, solo attraverso i suoi occhi. Se due lettori mi descrivessero il protagonista di Oceania in modi completamente diversi io ne sarei felicissimo, vorrebbe dire che hanno introiettato la storia.

Come nasce il tuo stile di disegno?
Questa è una domanda difficile e semplicissima allo stesso tempo. Semplicemente, ogni storia ha bisogno del suo disegno per essere raccontata al meglio, perciò scelgo il segno in base a quello che devo mettere in scena. In senso più complesso ti direi che lo stile di disegno è una ricerca che dura tutta la vita, almeno per me: disegnare è raccontare attraverso il segno, trovare il segno migliore o addirittura “perfetto” per farlo, è una pratica di cui non ci si accontenta facilmente.

Tra le tue influenze hai citato Lynch e William Burroughs. Quali senti che sono le peculiarità di questi due artisti che emergono e si percepiscono in Oceania Boulevard?
Per diversi motivi mi piace di tutti e due soprattutto l’anarchia nel costruire storie partendo dal “genere” e la loro imprevedibilità, non sai mai cosa succederà nella pagina dopo o nei fotogrammi successivi, in oltre tutti e due possiedono uno sguardo artistico personalissimo. Mi permetto di metterci anche Cronenberg tra le influenze “visibili” di Oceania, poi se parliamo delle mie influenze in senso generale ci vorrebbero 42 anni, cioè la mia età, visto che quello che ci influenza è tutto, la vita. Ogni piccolo tassello sedimenta e diventa materia per raccontare.

Quali sono i fumettisti che ti hanno influenzato?
Molti, ma non solo fumettisti: pittori, scultori, architetti, poeti, musicisti e via dicendo. Come sintetizzavo sopra ci vorrebbero molte pagine per farci entrare solo alcuni di questi nomi.

Come descriveresti il tuo percorso artistico nel mondo dei fumetti?
Quanto meno atipico. Sono arrivato alla pubblicazione molto tardi, nel 2009, per vari motivi tra cui alcuni anni di pittura, vagabondaggi vari e pigrizia. Ma analizzando la cosa ho capito che non mi sentivo pronto e quando ho sottoposto il mio primo libro a fumetti a un editore ( Il Santopremier, 001 Edizioni) ed è stato subito accettato, ho capito che era finito il tempo di nascondersi. Poi in verità parlare di percorso quando si ha a che fare con l’arte è sempre difficile. Diciamo che è più come essere sulle montagne russe, in certi periodi si vede il mondo da molto in alto, in altri si tocca la terra con le mani. Ma questo dipende sempre e solo da noi.

A quali progetti stai attualmente lavorando?
Ho già terminato una storia pulp in bianco e nero molto divertente, che prende “amorevolmente” in giro il genere di Chandler. Sto poi lavorando su un nuovo libro a colori, dove le connotazioni sono quelle del noir, ma com’è nel mio stile, la storia non è mai come sembra all’inizio.

www.kazzemberg.com/
http://www.coconinopress.it/oceania-boulevard.html