Maria Antonietta intervista


Maria Antonietta è tornata dopo qualche anno con un nuovo lavoro e ora è in tour per promuovere ‘’Sassi’’ uscito da poco per La Tempesta Dischi; sabato 29 marzo era al Circolo Arci Calamita di Cavriago e questo è quello che ci ha raccontato poco prima del suo concerto.

Ciao Letizia, intanto ti chiedo com’è andato il tour fino adesso…
Ciao, il tour fino adesso è andato molto molto bene, abbiamo fatto una cosa come sette date, e sono andate tutte molto bene sia a livello di pubblico sia a livello di sensazioni nostre durante l’esecuzione.

Ormai hai sperimentato tutte le situazioni dal vivo: dall’acustico, al duo, alla band… adesso come ti trovi con questa formazione? Visto che anche a livello personale ci sono persone molto vicine a te nella line up live.
Sicuramente avere una formazione di questo tipo è una cosa che ti fa sentire molto bene anche a livello umano….perché è ovvio che, se vai in tour con i tuoi amici è molto bello, ma se vai in tour con i tuoi amici e anche con la persona con cui condividi la tua vita, è una soddisfazione.

Anche la registrazione del disco immagino sia stata più intima…
Si, anche perché l’abbiamo registrato, arrangiato e prodotto: io, Giovanni e Marco Imparato. E’ stata una situazione molto domestica, dove non si hanno limitazioni di tempo, perché appunto si è a casa, insieme. Durante la registrazione si sono create delle dinamiche molto belle, ma anche situazioni difficili, perchè nel confrontarsi con delle persone che conosci così bene, e che ti conoscono così bene, non puoi in nessun modo nasconderti, e si è assolutamente sinceri…ed è proprio quando ci si confronta nella piena sincerità che si ottengono risultati che ti piacciono molto e che ti rappresentano molto.

È per cercare questa profondità che il disco è stato registrato due volte?
Si, noi avevamo in mente una direzione, qualcosa di molto preciso su come dovevano suonare i nuovi brani, ma risentendoli durante la prima registrazione ci sono sembrati un po’ ‘’bloccati’’, c’era qualcosa di strano e non capivamo che cos’era, ma visto che abbiamo impiegato in questi brani tantissime energie ci sembrava un peccato non essere soddisfatti del risultato finale e quindi la maggior parte delle cose sono state registrate una seconda volta.

Il disco si chiama Sassi, e all’interno del disco citi la frase ‘’c’è un tempo per tirare i sassi e un tempo per raccoglierli’’
È un verso delle ecclesiaste, un libro molto bello dell’antico testamento. Questo verso mi è sempre piaciuto molto e mi sembrava giustissimo per dare il titolo a questo lavoro, perché nella vita di chiunque ci sono momenti in cui tu non riesci ad avere, con il resto del mondo, momenti di condivisione, di abbraccio e di incontro e ti ritrovi a tirare sassi perché devi difenderti. Però arriva anche il momento per raccoglierli, che per me vuol dire raccogliere le tue energie, raccogliere quello che hai capito, per costruire qualcosa che resti per te, per la tua vita.

Nell’ultimo disco parli spesso di verità, sembra sia un argomento che ti sta molto a cuore.
Si, la verità è proprio un mio pallino. In generale è una cosa che mi fa sempre un sacco riflettere, e penare, nella vita. Spesso mi trovo, come accade a tutti, in situazioni a contatto con persone o in ambienti in cui ci si riempie spesso la bocca di tante parole che però non sono cose troppo sensate, situazioni in cui bisogna essere o dire qualcos’altro da quello che realmente si pensa per risultare simpatici o magari per restare dentro la società; ma se il prezzo della civiltà è questo, preferisco essere una selvaggia. Non lo sopporto, non riesco a sopportare la falsità, preferisco che uno sia proprio stronzo, ma che almeno rimanga puro.

Citi spesso anche la religione.
Più che di religione parlerei di eternità e di spiritualità, che sono al di là di quello che è la religione. Io credo di poter essere considerata abbastanza ‘’eretica’’ da chi segue i dogmi della religione, ma credo che il mio sia un discorso molto più personale con la figura di Dio, e questo entra nei brani in modo molto naturale perchè è una cosa che fa parte della mia vita.

Ti sei staccata un po’ dalle figure delle sante e dei martiri e ti sei appunto rivolta verso la vera spiritualità.
Si, c’è più Dio citato. Questa cosa è curiosa, non era preventivata e l’ho capita a posteriori. Penso sia un disco che parte da una voglia di eternità, e la cosa più eterna di tutte è Dio. Le figure delle Sante sono ancora molto importanti, ma anche loro sono esseri umani e per questo disco volevo provare a confrontarmi con qualcuno di eterno, e mi è venuta voglia di parlare con lui.

Si sono aggiunti molti suoni rispetto ai tuoi lavori precedenti, tra cui pianoforti, sintetizzatori , fino agli archi.
Si, ci sono molti suoni nuovi. Durante le registrazione mi sono trovata un grande capitale umano a disposizione, Marco e Giovanni. Lavorando con loro sono entrati degli input, delle idee e degli universi che volevano entrassero all’interno dei brani, insieme abbiamo curato tutto, dalla prima nota dell’arrangiamento al mix, abbiamo cercato in prima persona di avere la consapevolezza della direzione del disco.

Questo disco è uscito per La Tempesta, com’è stato il passaggio da Brunori alla Tempesta?
Si, è uscito per Tempesta. Avevo voglia di vedere e capire come funziona dalle altre parti, e già dallo scorso tour avevo incontrato Davide e Enrico (TARM) e credo fosse piaciuta la mia attitudine. La cosa che mi ha molto colpito è che sono persone che lavorano sull’onda della fiducia, che è un sentimento rarissimo. Loro mi hanno dato carta bianca, nessuno si è mai permesso di esprimere nessun tipo di limitazione e questo è qualcosa di molto raro, davvero stimabile da parte loro.

Vista la ciclicità del disco, nel prossimo tornerai a tirare i sassi?
Chissà, spero di no, spero ci sarà un’altra fase ancora, una fase non contemplata tra queste due, ma si vedrà…

Una curiosità sul campionamento finale del pezzo ‘’decido per sempre’’, da dove vengono quei suoni?
È un documentario sullo spazio del ’59, un documentario trovato su internet. L’estate scorso sono stata all’osservatorio del museo del Balì e da lì mi sono appassionata di astronomia, cercando su internet ho trovato molti video, un tempo questi non erano solo dei documentari ma erano proprio come dei film, erano poetici e sentendo queste frasi così forti ho pensato di inserirle nel disco, insieme ad altri campionamenti dallo spazio, come i suoni dei pianeti che nel disco sembrano dei synth, ma in realtà sono dei pianeti veri.

Mattia Ferrarini