Massimo Volume live report



31 Luglio 2011 San Giuliano del Sannio

Non eravamo molti, la sera del 31 luglio, al concerto dei Massimo Volume a San Giuliano del Sannio, al loro Rock Festival. Per amor del cielo, non mettetevi in testa che sia colpa loro o dell’organizzazione.
I ragazzi del piccolo paesino stanno lavorando duramente da qualche anno per tirare fuori dall’anonimato il posto dove sono nati ed eleggerlo a nome di spicco nella geografia dei festival di grande musica indie: ogni anno, quando la macchina spunta in piazzetta per la solita settimana di vacanza in concomitanza col festival (ebbene sì, siamo abitudinari), dopo un anno all’università nel tran-tran di Napoli, ogni volta che le campane della chiesa di S. Nicola segnano l’ora, sento che i mesi che mi hanno separato da quel posto sono passati in un momento e che mi aspettano ore d’attesa, ansia febbrile e poi grande musica.
L’anno scorso il Teatro degli Orrori, all’apice del tour di A Sangue Freddo, aveva riempito la pineta del sottobosco.
Questa volta siamo pochini e subito ci si chiede perché. “Sarà il periodo, sarà che loro sono diversi. Loro sono proprio tutta un’altra cosa” mi sorride, il mio migliore amico.
Ed ha ragione, i Massimo Volume sono tutta un’altra cosa. Cominciano presto, quasi per nulla in ritardo. Suonano per un’ora e mezza, interrotti solo per qualche minuto da un problema tecnico. Lo fanno metodicamente, composti, asciutti. Senza orpelli, senza proclami. Non ne hanno bisogno.
Ci penso, ci penso un sacco a quello che voglio scriverne poi. Ma non riesco a ricordare quello che mi son detta tra me e me qualche secondo prima. Siamo tutti troppo rapiti da quello che abbiamo davanti. Mi guardo attorno. Ci sono sorrisi, abbracci e tanti, tantissimi occhi chiusi. Il cielo è carico di stelle quando i riflettori si abbassano e Stefano Pilia imbraccia la chitarra seguito da tutti gli altri.
La scaletta è composta in gran parte da Cattive Abitudini, anche se le vecchie glorie (“Stanze” ed “Ororo” su tutte) non tardano. Suonano tutte omogenee, bellissime. Sembra quasi di essere ad una mostra, le canzoni sono quadri dai colori tenui, mai sbiaditi, che rapiscono il fruitore in un percorso emozionale di luci ed ombre. Se “Un Altro Domani” è Chagall, “Fausto” ha la violenza espressiva di Caravaggio o di De Kooning. Sorprende tutti Emidio Clementi quando si sbraccia per cantarla.
“Avevi Fretta Di Andartene”, “Le Nostre Ore Contate”, “Tra La Sabbia Dell’Oceano” appaiono come splendide fotografie di un animo nobilissimo.
Vanno via dopo i novanta minuti più intensi della vita di un fan. Che sembrano sempre passare troppo in fretta.
Non torneranno. Avrò il tempo di abbracciare Emidio e sentirmi dire che vent’anni son pochi per un concerto dei Massimo Volume. Poi dritti a nanna. S. Nicola ci sorride dalla facciata della chiesa, le vecchiette sono già tutte a dormire, ignare.
Loro e tutti quelli che scappano da questo posto, non sanno che qualcuno, stanotte, non dormirà neppure un’ora.

Sara F.
Foto di: Laura Braccio


EMIDIO CLEMENTI