Melampus
“All In All”
Melampus
I Melampus sono un duo bolognese di cui si sa ben poco. Composto da Francesca “Billy” Pizzo alla voce e chitarra e Angelo “Gelo” Casarrubia (Buzz Adrin) alla batteria, questo gruppo si è fatto conoscere grazie diverse date in Italia e il primo EP in uscita.
Il nome del duo deriva da Melampo, primo essere umano dotato dagli dei di capacità divinatorie nonchè guaritore, salvò due serpi che in segno di riconoscenza gli leccarono le orecchie e lo resero capace di comprendere il linguaggio degli animali. I Melampus riescono con pochi accorgimenti a creare un sound grezzo ed ipnotico, dalle caratteristiche inconfondibili.
A partire dall’artwork ad opera di Francesca e package semplice ma affascinante, arricchito da immagini a cavallo tra incisioni amanuensi e disegni danteschi, il tutto in stile DIY, questo EP è di sicuro un buon biglietto da visita, in grado con chitarra e batteria di sostenere la voce multisfaccettata della cantante. Il disco si apre con ”15 Feet”, brano di impostazione noise dagli accenni garage, dove batteria picchia in sottofondo mentre la chitarra si districa in virtuosismi distorti, scariche di energia he si compendiano in un cantato che strizza l’occhio allo spoken in un misto tra il lirismo alla Joy Formidable e un sound più scarno alla Dead Wheater. Stessa carica la si può denotare il “372″, in cui il cembalo arricchisce il binomio batteria-chitarra , in un incontro stridente che ricade sul post punk più schizofrenico alla Las Kellies. Più melodiche sono invece “Thirst” e “Double Room”.
La prima gioca molto su un garage che si carica di malinconia lirica, tramite echi più marcati e un giro western che riporta indietro al sound delle colonne sonore agli anni ’70. Questa atmosfera la si ritrova in “Double Room”, che subito si associa ad una languida Nancy Sinatra (quella di “Bang Bang”, per intenderci) catapultandoci in un film noir, tutto fatto di base disturbante, chitarra ed echi di sottofondo, finchè dopo 3 minuti non si aggiungono lentamente la batteria e richiami vocali più marcati. In un continuo gioco di attese protratte, questi dieci minuti scorrono senza particolari scossoni fino ad una breve scarica finale, con il pericolo che questa oniricità risulti più noiosa che efficace.
All in all, questo primo sforzo dei Melapus non può che essere un ottimo assaggio di un modo di fare musica diretto, schietto e sopra le righe, basato sulla filosofia DIY. Da non farsi scappare!
“372″
“Thirst”
Fabiana Giovanetti
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