Melampus, divinazione e serpenti
I Melampus , da Bologona, sono un eclettico duo capitanato da Francesca “Billy” Pizzo e Angelo “Gelo” Casarrubia dei Buzz Adrin alla batteria. Dopo la nostra recensione al loro primo ep (“All In All”, leggi qui), abbiamo pensato fosse necessario “investigare” su questo progetto.
Intervista di Fabiana Giovanetti
Mi ha affascinato molto l’origine del nome Melampus, collegato a questa entità investita di poteri divinatori e guaritori di origine greca. Una scelta casuale o ponderata? Sapreste dirci qualcosa di più al riguardo?
Scelta ponderata e casuale allo stesso tempo. Angelo mi ha regalato qualche tempo fa un libro sulla storia della divinazione, un argomento che da sempre mi affascina molto. Avevamo da pochi giorni iniziato a suonare assieme ed ho lasciato che lo stesso libro mi suggerisse quale nome dare al progetto. La figura di Melampo, che salva i serpenti dall’ira dei servi ed in cambio riceve il dono di comprendere la lingua degli animali, è diventata fonte d’ispirazione per noi.
So che Gelo è impegnato come batterista nei Buzz Adrin, mentre Francesca è una artista molto conosciuta anche a livello regionale. Da dove e da cosa nasce il progetto dei Melampus?
Il progetto è nato prima di tutto a parole. Da un semplice “e se provassimo a suonare assieme” ripetuto per settimane. I nostri ascolti sono diversi, anche se condividiamo alcune passioni. La cosa che più di ogni altra ci ha spinti a dare forma al duo è l’attitudine in comune nei confronti della musica, intesa soprattutto come passione.
Quale è, nella vostra opinione, uno degli aspetti più positivi del creare un album totalmente indipendente? Ci sono degli ostacoli da superare? Se si quali?
Trattandosi di un esordio abbiamo voluto “fermare” i primi brani secondo il nostro gusto, lasciandoli il più possibile vicini alla loro resa dal vivo e registrando in presa diretta. Tre dei quattro brani registrati in studio erano stati suonati in sala e dal vivo ma non erano mai stati registrati prima, neanche in forma di promemoria. Forse l’ostacolo maggiore è stato sviluppare un ascolto diverso da quello che si ha suonando live. E’ stata un’esperienza utile per individuare in quale direzione muoverci in vista delle prossime sessioni in studio.
Nell’EP non mancano i riferimenti letterari, come testimonia il brano “372″ (Emily Dickinson). Quali sono le vostre influenze, e come si riversano nella vostra musica?
Nel brano “372” (il cui titolo prende nome dal poema originale) la Dickinson ha espresso in modo molto delicato un concetto che non sarei mai riuscita ad esternare senza una certa dose di cinismo. Col mio punto di vista avrei aggiunto qualcosa di superfluo.
Credo che ci si debba domandare quanto è già stato detto su un dato argomento prima di proporre la nostra versione, per poi trovarsi a volte ad ammettere che quanto è stato detto supera in qualità ed efficacia ciò che diremmo noi. Altre volte invece agire d’istinto è la sola via.
Parlando di arte, sono riuscita a scovare qualche opera di Francesca e sono rimasta colpita dai disegni e dai diversi lavori. Avendo esperienza anche come pittrice, volevo sapere quanto secondo te la musica possa attingere dalle altre forme d’arte (vedi pittura, letteratura, cinema) e quanto queste possano interagire le une con le altre?
La musica nel mio caso è spesso un racconto per immagini. Tingo volentieri i testi di colori, lascio che le mie letture mi influenzino e a volte prendano pieno possesso di un brano, come è accaduto per “372”. Allo stesso modo disegnando ho quasi sempre lo stereo acceso e nei video e nelle installazioni mi occupo io della musica. Ogni linguaggio contamina ed alimenta l’altro. In futuro vorrei trovare il modo di mescolare sempre più l’ambito visivo e quello sonoro.
L’artwork dell’EP no può che catturare l’attenzione con questo stie semplice ma in qualche modo esoterico, rinascimentale. So che è una opera di Francesca, quindi vi chiedo quale ruolo attribuite alla copertina del disco, e a cosa ti sei ispirata?
Da qualche tempo lavorare con la china mi ha riportato all’inizio. Al mio inizio e a quello dell’immagine. Forse trattandosi di un inizio anche per il gruppo ed avendo una formazione molto scarna, con voce, chitarra e batteria, queste illustrazioni si addicono al progetto ed anche al mito di Melampo che sul suo cammino ha avuto a che fare con animali, illuminazioni e visioni salvifiche.
In Italia sicuramente l’aspetto live non va sottovalutato, in quanto anche band underground riescono a trovare un pubblico di curiosi nei diversi locali. Vedo che siete già molto attivi a livello di performance; cosa apprezzate maggiormente di questo aspetto?
A questo proposito vanno valutati due differenti aspetti: premettendo che Melampus è un gruppo nuovo e quindi sconosciuto ai più, apprezziamo il fatto che i locali ci diano la possibilità di suonare come il fatto di trovare un pubblico attento nei nostri confronti.
Come si prospetta il 2012 per i Melampus? Che traguardi vi siete prefissati per l’anno che è in procinto di cominciare?
Abbiamo in programma per questa primavera una serie di date in Europa e stiamo lavorando per pubblicare il primo full lenght entro la fine del 2012
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