Mi sono perso in un luogo comune, Giuseppe Culicchia

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«ADDOMINALI Ciò che conta in un uomo oltre alla carta di credito. Io che non ho mai badato a queste cose, un giorno ho scoperto che avrei dovuto averceli a tartaruga. Sono subito corso a specchiarmi, e ho constatato che invece ce li avevo a foca. Avete presente le foche? Ecco, io ne ho una che dorme beata lí dove dovrebbe esserci una tartaruga. Ora, quanto è tenera una foca addormentata? Perché svegliarla? E come dirle che dovrebbe sloggiare per far posto a una tartaruga?»

Un insolito e divertente “dizionario della stupidità”, in cui la nostra vita quotidiana viene analizzata con feroce ironia, in barba al dilagare del politicamente corretto. Mediante un ritratto impietoso, e al tempo stesso scientificamente fedele, Giuseppe Culicchia descrive per Einaudi tutti quelli che ormai sono diventati i nostri luoghi comuni: dalle ragazze svedesi, metro di paragone universale della bellezza, a fenomeni contemporanei della politica quali la Leopolda, luogo simbolo del Renzismo in cui tutto si vuole e tutto si può; dal celeberrimo binomio dentisti-ladri alla sempre più diffusa abitudine di commentare i selfie con didascalie imbarazzanti e retoriche.

Al limite tra saggistica e narrativa comica, “Mi sono perso in un luogo comune” può essere letto in rigoroso ordine alfabetico, oppure sfogliato a proprio piacimento in modo del tutto casuale; ma in ogni caso lo si affronti, il risultato è sempre lo stesso: una spiazzante e fedele immagine allo specchio che rivela tutte le stupidità e l’ottusità del moderno ragionamento qualunquista.

Alberto Giusti