Monroe: la divina preda

di Sabrina Ramacci

Marilyn Monroe è considerata una della più grandi star femminili di tutti i tempi, come non essere d’accordo? Norma Jeane Mortensen trascorre l’infanzia passando da una casa famiglia all’altra ma è determinata a raggiungere il successo e la Hollywood degli anni Quaranta non si fa scappare la magnifica preda biondo platino. Firma il suo primo contratto nel 1946 e, dopo aver recitato come comparsa, ottiene il successo grazie a film come Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario, Quando la moglie è in vacanza e A qualcuno piace caldo. Attrice, cantante, modella dall’indiscusso talento, ma soprattutto icona glamour della cultura pop, Marilyn Monroe è ricordata per il suo fascino e la sua sensualità che l’hanno incoronata icona di bellezza fuori da ogni tempo.

 

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Nel marzo del 2007 le agenzie di stampa internazionali battono la notizia che in molti, da decenni, si aspettano: Marilyn Monroe non si è suicidata ma è stata vittima di un complotto. Falso. È solo l’ennesima teoria cospirazionista. Ma se fosse vero… chi ne fece parte? I fratelli John e Robert Kennedy, entrambi amanti dell’attrice? L’FBI? Gli agenti della CIA? Gli scagnozzi della mafia? O persino gli uomini del potente sindacalista Jimmy Hoffa, il leader dei camionisti che odiava Bob Kennedy e lo stava spiando? Chi sono i mandanti? Tutti o nessuno dei presunti “sospettati”? Forse la Monroe non comprese mai quanto fosse coinvolta in un gioco pericoloso, con persone pericolose. Sperò di trovare risposte alle sue domande, ma cercò sempre nei posti sbagliati e morì bellissima, famosa e sola.

I presagi del triste epilogo sono racchiusi in un pensiero dell’attrice: «Hollywood è un posto dove ti pagano migliaia di dollari per un bacio e solo cinque centesimi per la tua anima».

Persona fragile, insicura, inaffidabile, spesso dedita all’abuso di alcol e psicofarmaci al punto da minare la sua salute, Marilyn ha sempre combattuto per dimostrare il suo talento, per ottenere ruoli significativi, lontani dallo stereotipo dell’oca bionda cui la maggior parte dei produttori o registi sembravano volerla relegare. Hollywood non smise mai di fare pettegolezzi su Marilyn, i suoi presunti amanti erano come margherite di un prato primaverile, molti appassirono nel giro di una notte, i suoi grandi amori furono pochi e intensi: Joe Di Maggio, giocatore di baseball dei New York Yankees, Arthur Miller, famoso drammaturgo e sì, i fratelli Kennedy.

È la notte tra il 4 e il 5 agosto del 1962, il vento caldo dell’estate e la sabbia dei canyon arrivano fino a Los Angeles. Siamo a Brentwood, uno dei quartieri più esclusivi della città, al 12305 di Fifth Elena Drive. Una casa bianca in stile messicano è avvolta di vegetazione. Tutto attorno il silenzio, tranne il vento. Poi urla disperate che spezzano la quiete: «Assassini! Assassini! Adesso che è morta siete finalmente soddisfatti?». I signori Landau sentono le urla, la voce è quella di una donna, poi tutto tace. Di nuovo c’è solo il vento. Lo raccontano ai detective i signori Landau ma nessuno indagò, poiché questa non è la versione ufficiale, la versione ufficiale è un’altra. Non esistono prove nel caso Monroe, solo supposizioni e queste non bastano mai per scoprire il nome dell’assassino. L’alba sta per illuminare la casa in stile messicano al 12305 di Fifth Elena Drive, il bianco delle pareti inizia a scaldarsi, il profumo dei fiori lo si può sentire, sempre più lieve, confuso tra gli odori della folla che ormai è ovunque. Curiosi, vicini di casa, dirigenti della Fox, poliziotti, medici e fotografi.

Le circostanze della sua prematura morte, classificata come “probabile suicidio” provocato da overdose di barbiturici, sono state oggetto di numerose congetture.

La successiva sparizione di tracce e documenti dalla casa dell’attrice, tra cui un diario rosso consegnato dagli agenti della polizia all’ufficio del coroner, nonché innumerevoli omissioni e varie incongruenze nelle dichiarazioni dei testimoni e nel referto autoptico, hanno dato adito a molteplici dubbi sugli eventi di quella notte. Tra le varie versioni formulate, una ipotizza la complicità dei Kennedy, che vedevano in Marilyn, dettasi pronta a dichiarare pubblicamente le loro relazioni con lei, una minaccia per la loro carriera politica. Sembra il gioco di un illusionista un po’ maldestro quello che ha avuto luogo quella notte.

Una conferenza stampa era stata annunciata per le 11.00 di lunedì 6 agosto, Marilyn vuole parlare ai giornalisti. Di cosa? Rilevazioni sui Kennedy? Sta per risposare Joe Di Maggio? O semplicemente parlare del suo lavoro e del nuovo contratto con la Fox? Per quel lunedì ha anche appuntamento con il suo avvocato, sembra volesse modificare il suo testamento. Alcune persone vicine alla Monroe diranno che si apprestava a rivelare verità che avrebbero scioccato il mondo. Nessuno le saprà mai.

Le implicazioni e le suggestioni del complotto fanno parte del mito, ma in fondo quanto può contare una semplice stella del cinema di fronte a questioni di sicurezza nazionale, qualunque esse siano? Negli anni sono stati pubblicati quasi 200 libri sul caso Monroe, tanti autori hanno contribuito a trasformare il cadavere di Marilyn in un corpo politico con profonde connessioni nella storia americana, nessuna di queste ha però mai portato alla verità definitiva. Chiunque abbia ucciso l’attrice, se prendiamo per buona questa ipotesi, ha dimenticato di uccidere anche il sogno americano che proprio lei rappresentava, il modello dell’orfana povera che riesce a farsi strada fino a brillare come una stella. Marilyn è morta umana ed è risorta mito, poiché lei rappresenterà sempre la sostanza di cui sono fatti i sogni.

Suicidio, omicidio, incidente? Non lo sapremo mai. Nell’estate del 1962 nei cinema di tutto il mondo arriva Lolita, nel film di Stanley Kubrick la seduzione ha una nuova immagine, quella di una ragazzina sfacciata e provocante. L’ultima diva è stata sepolta proprio in quel torrido agosto del 1962. Pochi giorni prima, in un’intervista pubblicata su «Life» la Monroe è seria quando dice: «Per favore, non prendetevi più gioco di me».

* Questo articolo è in parte ispirato al saggio Hollywood Criminale di Sabrina Ramacci e Diego Giuliani. Newton Compton Editori, Roma 2007.

 

Analisi Grafologica

 

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La grafia di Marililyn in età adolescenziale presenta indici grafologici tipici e comuni ai ragazzi della sua età, come l’uso dello script che determina conseguenzialmente lo stacco tra le lettere. Si rilevano la dimensione ridotta, l’inclinazione assiale verso sinistra e la tendenza a distaccarsi dal rigo di base e soprattutto una ridotta espansione delle lettere, e tra le lettere che compongono la parola stessa, mentre lo spazio che intercorre tra una parola e l’altra è nella media. Questi elementi, insieme all’intero contesto grafico, ci mostrano una ragazza in cerca di chiarezza che desidera essere compresa. È timorosa e insicura: guarda al futuro con diffidenza. La scrittura risulta come contratta con una riduzione delle spinte espansive che derivano probabilmente da una insicurezza emotiva che non le consente di avere la giusta stima di sé, mentre il distaccarsi dal rigo è sintomo di una non adesione alla realtà che in questa età assume il significato di aspirazione, di raggiungimento di obiettivi o più semplicemente di sogni a occhi aperti, la voglia cioè di migliorarsi.

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La seconda immagine risale ai 18 anni, Norma Jeane si è appena separata dal giovane marito e ha ottenuto i primi ingaggi come modella. La grafia mostra una ragazza più sicura di sé, l’energia, comunque già presente ma contenuta nella scrittura della prima adolescenza, qui è più libera, le amplificazioni, gli allunghi ma soprattutto le personalizzazioni hanno il sapore dell’accuratezza e della voglia di abbellirsi, di mostrare la parte più narcisistica di sé. La maggiore consapevolezza di sé si traduce in una maggiore adesione al rigo di base. Da questo momento è costante nella grafia di Marilyn la capacità di saper abbellire la realtà, manipolarla per renderla più aderente alle proprie aspettative.

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Come è naturale che sia, la grafia è in continua l’evoluzione, nel tempo le amplificazioni aumentano, il tratto è più sicuro, lei ha certamente le capacità intellettive per capire quali sono le sue necessità, ma una instabilità affettiva di fondo non le dà la necessaria serenità per prendere sempre la giusta decisione. Mentre il resto del contesto grafico testimonia la maggior consapevolezza che ha del proprio valore e delle proprie qualità, il senso di vuoto interiore e una costante sensazione di isolamento non la abbandonano, e seppur riesce con tratti accessori e manierismi a mostrarsi sempre al meglio esteriormente, si notano i segni di un vissuto sofferto. In questi scritti successivi si rivela l’esuberanza di Marilyn. La sua capacità di far sembrare spontanei alcuni suoi comportamenti, che in realtà le costano sacrificio, gli stessi che l’hanno resa la diva amata per la sua leggerezza e solarità. La scrittura torna in queste lettere a essere ascendente, quasi a sottolineare che ha l’energia per superare gli ostacoli, che ha un futuro pieno di sogni, gli allunghi inferiori e i tagli delle T sopraelevati le permettono di esplorare la parte più istintuale e materiale di sé, per poi elevarsi con leggerezza nella spiritualità, anche il tratto si fa più legato, il fluire dei pensieri la portano a esplorare la sua parte più intima, per poi rifugiarsi in un mondo evanescente fatto di sogni e di desideri da realizzare.

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Nel tempo nella sua grafia si legge tutta la sofferenza che l’attrice prova, talvolta non c’è tenuta del rigo, talvolta vengono a mancare le amplificazioni e gli ammanieramenti che rendevano la scrittura piacevole e garbata, come era lei in tutte le sue manifestazioni pubbliche. La Monroe è anche una una persona che ha bisogno di familiarità, in un certo senso di abitudinarietà, forse era una donna più convenzionale di quanto riusciamo a immaginare. Marilyn negli ultimi anni della sua vita ha nuovamente lasciato venir fuori Norma Jeane, con tutte le sue insicurezze e sofferenze che di lì a poco avrebbero preso il sopravvento inducendola al suicidio. La scrittura, nella sua forma più essenziale, ci mostra la donna che si nascondeva dentro la diva che ci ha incantato e continua ad affascinarci tuttora.

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Paper Archive è una rubrica periodica in cui la passione per la scrittura, quella calda con carta e penna, ha la meglio sul freddo premere i tasti di una tastiera. Si scriverà di parole ritrovate su lettere, diari, biglietti e cartoline, tra i banchi dei mercatini dell’usato, dentro i libri, per strada o nelle soffitte. E di tutto ciò che è in qualche modo connesso con la carta e la grafia. Per approfondire potete consultare anche la pagina FB del progetto RAMI