Nasce Mâtilde: collettivo formato da 20 musiciste

Foto Matilda

Sabato 7 ottobre suonerà in concerto per la prima volta il collettivo femminile Mâtilde. Abbiamo pensato di chiedere a Michelle Cristofori – direttore artistico del progetto – come è nato il progetto e come si svilupperà in futuro.

Intervista di Enrico Rossi

Come nasce il progetto di portare 20 musiciste donne a suonare tutte insieme?
L’idea parte dalla mia esperienza personale all’interno del collettivo Arzân diretto da Olivier Manchion, un progetto bellissimo con un’unica pecca: la scarsissima presenza femminile.
Mâtilde nasce come l’orchestra sorella di Arzân che chiama a raccolta tutte le musiciste reggiane per dare loro la giusta visibilità.

Ci presenti le componenti?
Con me c’è l’altra “rappresentante” di Arzân Simona Borillo (THE PERRIS), la mia compagna di band Gloria Annovi (MICROMOUSE), donne ormai cult come Laura Storchi (JULIE’S HAIRCUT) e Laura Sghedoni (MQUESTIONMARK), tante musiciste locali con progetti interessantissimi come Alice Bertolotti (STERISTRIP), Linda Cagossi e Nicole Ori (KEINENDE), Annalisa e Alice (LILITH LE MORTE), Irene Bascold (ORTENSIE ASSASSINE), Ilaria Zanicchi (GET YOUR SHIT TOGETHER), Simona Gherpelli (L’ORCHESTRINA INSTABILE DI CASA BETTOLA), Patrizia Pecchini Pecos e Anna (BANDA DI QUARTIERE) e ancora Elena Torelli, Federica Castagnetti, Silvia Orlandini, le nuove giovanissime leve Chiara Ranieri e Zoe Martorana e per finire Elisa Aramonte, brillante cantante jazz ed insegnante che ha messo a disposizione del collettivo una sua composizione nonché un importante supporto logistico.

Da dove viene il nome che avete scelto per rappresentarvi?
Cercavamo un nome che ci potesse rappresentare e allo stesso tempo che fosse un simbolo del nostro territorio.
La contessa Matilde di Canossa fu un personaggio chiave, di assoluto primo piano, in un’epoca in cui le donne erano considerate pari a niente; seppe dimostrare una forza straordinaria, sopportando anche grandi dolori e umiliazioni, con un’innata attitudine al comando, allo stesso tempo ammirata ed amata dai suoi sudditi. Insomma era una donna profondamente rock!

Possiamo definirti “direttore” del progetto? Come si sono svolte le prove e qual è stato l’apporto delle singole musiciste?
Sì, sono l’attuale direttore artistico di Mâtilde. Mi sono comportata bene, non sono stata un dittatore come avevo minacciato di fare!
Suonando in tante, era assolutamente necessario che ci fosse qualcuno a dare delle direttive, che scegliesse i pezzi e che avesse l’ultima parola ma devo dire che le prove si sono svolte benissimo, ci si è potuto confrontare senza tensioni, ci siamo molto divertite e spesso anche emozionate.
Tutte si sono messe al servizio dell’orchestra e si sono rivelate aperte mentalmente e con una sensibilità straordinaria.

Possiamo parlare di “reggianità” in questo ensamble? Che cosa vi prefiggete di realizzare prossimamente?
Per la nostra territorialità si può parlare di “reggianità” ma non è il centro del progetto.
Il nostro obiettivo principale è l’aggregazione. Vogliamo connetterci alle altre, conoscere, promuovere la nostra musica, i nostri progetti; pertanto il limite territoriale non è fondamentale, i confini non ci piacciono molto. Come non ci piacciono i limiti di età e di esperienza.
Preferiamo rimanere aperte a qualsiasi contaminazione e contagio musicale e ci piacerebbe generare la curiosità anche in chi alla musica si è avvicinato da poco.
Per questo motivo abbiamo coinvolto anche giovanissime studenti tra cui mia figlia Zoe.
Visto l’entusiasmo di tutte, di certo il progetto non si concluderà sabato 7 ottobre.
Abbiamo già in programma un evento speciale prima di Natale a Reggio Emilia!

Come hai/avete scelto i brani? E quali sono?
A parte una cover che volevo fare da tempo, abbiamo realizzato brani inediti messi a disposizione da alcune musiciste tra cui uno di Laura Sghedoni.
In particolare abbiamo creato un brano che si sviluppa in quattro parti composte da Linda (Keinende), da Anna e Alice (Lilith Le Morte), da Elisa Aramonte, che si concluderà con una mia composizione ed ispirato alle affascinanti ricerche sulla memoria dell’acqua e la connessione con le nostre emozioni del Dott. Masaru Emoto (Il miracolo dell’acqua – La coscienza dell’acqua) che vi invito ad andare ad approfondire.