Un film da 410 Tweet




English version of this interview available at bottom of the page, right after the Italian one.


E’ di pochi giorni fa l’intervista di Jonathan Franzen alla Stampa, eco di un articolo pubblicato il mese scorso sul Guardian, in cui lo scrittore si schiera contro i social media e il loro scorretto utilizzo. Opinioni condivisibili o meno, sempre espresse con forza, utili forse anche a far promozione al suo ultimo libro The Kraus Project, traduzioni commentate di articoli dello scrittore e aforista austriaco Karl Kraus. Nel frattempo Nawapol Thamrongrattanarit, regista e sceneggiatore tailandese classe 1984, alla sua seconda regia costruisce un film partendo da quattrocentodieci tweet presi dal profilo dell’anonima adolescente Mary Malony.

Mary is Happy Mary is Happy è un film sviluppato, selezionato (tra più di quattrocento partecipanti) e prodotto da Biennale College: un laboratorio per giovani registi internazionali, per la realizzazione di film a basso costo in partnership con Gucci. Dopo aver partecipato, insieme agli altri registi, a un workshop nel mese di gennaio a Venezia, i tre progetti ritenuti più interessanti sono stati selezionati. Così il progetto di Nawapol, The Year of June il titolo iniziale, insieme agli altri due selezionati (Yuri Esposto e Menphis) ha ottenuto un budget di centocinquantamila euro per diventare un vero e proprio lungometraggio. Una volta terminato è stato presentato a settembre, alla settantesima mostra di Venezia.

“Ma nell’adattamento cinematografico di un account Twitter anonimo aperto da qualcuno che non ho mai visto, la sfida consisteva nel prendere una serie di eventi casuali e trasformarli in una narrazione.”
Con il suo esordio, 36 presentato l’anno scorso a Rotterdam, aveva raccontato la storia di Lei location scout e la perdita di tutte le foto nel suo hard disk. Con il conseguente rischio di perdere con esse tutti i ricordi legati a quelle foto. Mettendo a fuoco la quotidianità e il nostro rapporto con i mezzi digitali, in quell’accumulo iperbolico paradossalmente causato dalle immense banche dati affidate alle memorie dei pc, dei lettori, alle cloud e dei social network. L’opposto della snellezza che doveva soppiantare tutti i mezzi analogici. Pensate agli spot: tutte le foto che vuoi nella tua tasca, tutta la musica che vuoi a portata di clic. O al diario di Facebook. Memorie immense e dimensioni ridotte hanno consentito di portarci dietro tutto il superfluo, facendolo apparire necessario e irrinunciabile: cioè il genere di cose odiate da Johnatan Franzen.

Testo e intervista di Gregorio Enrico
Traduzione Ilaria Gerbaudo


Che difficoltà hai incontrato, sia nel precedente 36 che in Mary is happy, a integrare l’elemento digitale (foto e tweet) nella struttura narrativa dei tuoi film?
Devo trovare il modo giusto per adattare quegli elementi nella narrazione del film. Non miro a creare il film tipicamente sperimentale perché amo anche raccontare la storia. Quindi devo valutare attentamente i diversi elementi tecnologici per capire cosa funziona per la narrazione e cosa no.

Cosa ti interessava comunicare raccontando la vita di una ragazza attraverso i suoi tweet? Ti affascinava l’aspetto frammentario della storia o la discrepanza che si crea tra la vita vera e così come la descriviamo sui social network?
Entrambe le cose. Adoro il ritmo di twitter. E’ molto rapido, frammentato, simile a quello reale (gli asiatici twittano di ogni cosa in ogni momento). Quando leggo i tweet della gente, mi sembra di leggere il loro diario o la loro storia. Il che significa che anche i tweet ci raccontano la storia. E adoro come leggiamo i tweet o gli stati su facebook delle persone. Ci immaginiamo sempre la nostra versione dei fatti quando leggiamo. Abbiamo l’immagine dell’utente secondo la nostra versione che potrebbe non essere la vita reale di quell’utente. E’ tutta una questione di immaginazione e interpretazione.

Cosa era importante per te raccontare su Mary?
Il film è sperimentale e narrativo allo stesso tempo. Simula il ritmo scandito dall’alternanza tweet-lettura. Il pubblico sperimenterà e potrebbe ripensare il modo con cui ci si approccia ai social media.

In base alla tua esperienza soggettiva come credi che la tecnologia possa influenzare le relazioni tra le persone?
Le nuove tecnologie influiscono sempre sulle relazioni personali. Lo vediamo da quando sono nati i cellulari, che hanno cambiato completamente il nostro modo di comunicare e quando la comunicazione è cambiata, anche il tempo e lo spazio tra le persone sono cambiati, il modo di parlarsi è cambiato, e così le nostre relazioni non possono che essere cambiate. Questa è l’era dei social media, la connessione con i nostri amici da online a offline, avanti e indietro tra i due stati. Dobbiamo abituarci a fare posto a ciò che le nuove tecnologie fanno continuamente sulla nostra vita.

Ci racconti il tuo percorso di sceneggiatore e regista?
Come sceneggiatore, lavoro per altri registi e imparo molto da loro. È una grande opportunità lavorare sia per produzioni indipendenti che non, perché sperimento molti stili di sceneggiatura, a volte uno il contrario dell’altro. Come regista, lavoro per me stesso e mi immagino ogni cosa. Il vantaggio di essere lo sceneggiatore dei film è che puoi stabilire tutto sul set immediatamente quando succede qualche imprevisto o quando qualche battuta non funziona. Sono decisioni veloci quando sei sul set ma se sei a conoscenza della sceneggiatura, saprai dove apportare dei cambiamenti senza modificare il resto della storia.

Qual è il clima culturale della Tailandia e di Bangkok? Quali sono autori che consiglieresti di seguire?
Rispetto alla scena di dieci anni fa, oggi è molto migliorato, ma non è possibile dire che sia una bella situazione. Abbiamo più spazio per presentare opere e attività ma gli artisti continuano a dover lottare per se stessi, senza avere molto appoggio dal governo (come dovrebbe essere). Inoltre c’è ancora una censura conservatrice, in particolare per i film. Per quanto riguarda la letteratura, vi consiglio Prabda Yoon. È stato un autore celebre dieci anni fa e ora è più di uno scrittore. È un grafico, un attivista politico, il proprietario di una libreria e un editore. Date un’occhiata al link https://www.facebook.com/KoonPrabda.

A cosa stai lavorando attualmente?
Un nuovo progetto che dirigo con Thai film studio e il mio book fotografico che uscirà il prossimo anno.

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ENGLISH

What kind of difficulty did you have as for the integration of the “digital component” (photos and tweets) in narrative framework of your films, as you did both in 36 and Mary is happy?
I need to find the right way to adapt those components into film narrative. I don’t wanna make the pure experimental film because i also love to tell the story. I got to consider them carefully what works for film storytelling and what doesn’t.

What did you want to communicate by a story told by her tweets? Were you attracted by the disconnected characterization of the story or by the gap between real life and life as we describe it in social networks?
Both . I love the pacing of twitter. It’s very fast , kind of real-time [asian people tweet about everything and every time] , fragmented. When i read people’s tweet, i feel like i’m reading their diary or history. That means those tweets are telling the story to us too. And i love how we read people’s tweet or facebook status. We always imagine things in our version while reading. We have the image of the user in our version which might not be the real life of that user. It’s all about imagination and interpretation.

What was important for you tell about Mary?
The film is kind of experimental but narrative at once. It simulates our twitter’s posting+reading pace. The audience will experience and might rethink about how we approach social media tools.

According to your personal experience, how do you think the technology may influence interpersonal relationships?
The new tech always affects to human relationship. You can tell from when we just have the mobile phone , it changed how we communicate entirely and when our communication way was changed , time and space among people are also changed , how we talk to each other was changed , so our relationship must be changed. Now it’s social media era , our relationship with friends switch from offline to online back and forth. We have to adapt ourselves to fit in what the new tech do to our life all the time.

Would you tell us something about your carreer as a scriptwriter and as a director?
As a scriptwriter , i work for other directors and learn a lot from them. And it’s good opportunity that i work for the film studio and independent one. so I experience many style , sometimes contrast, of scriptwriting. As director , i work for myself , visualizing everything. The advantage of being the scriptwriter toward directing film is you can fix anything on set immediately when something is not on the plan or some dialogue line doesn’t work. It’s kind of quick decision when you are on set but if you know scriptwriting , you will know where to change and it won’t affect other part of the story.

What is the cultural climate in Thailand and, more specifically, in Bangkok? Which writers would you advise us fo follow?
Compared to the scene 10 years ago, now it’s much better but it can’t be counted as very good situation. We got more place to show the work and activities but artists still have to fight for themselves , not much support from the government [ as it should be] Moreover . there’s still conservative censorship , especially for film. For the writer , i recommend Prabda Yoon. He’s famous writer 10 years ago and now he’s more than writer. He’s graphic designer, political activist , bookshop owner and publisher / you can check it out here – https://www.facebook.com/KoonPrabda

What are you currently working on?
A new directorial project with Thai film studio and my photo book which will be released next year.