Norwegian Wood

“Norwegian Wood – Tokyo Blues”
Autore: MURAKAMI HARUKI

(Einaudi, 2006 – €12,00)

Un viaggio in aereo e le note di Norwegian Wood dei Beatles sono il pretesto di cui si serve Watanabe Tōru, giovane abitante d’una Tokyo ovattata e magica fatta di strade e volti dai passati ingombranti, per raccontarci la sua storia. Siamo a quasi vent’anni di distanza dai fatti narrati e nella mente della voce che scrive rimane sempre un’unica, irreale figura: è la bella Naoko, personaggio descritto da Murakami con una tenerezza ed una dovizia di particolari disarmanti, enigma emozionale in carne ed ossa che incrocia la strada di Watanabe grazie a Kizuki, esuberante amore di lei e amico d’infanzia di lui.
Penserete al solito triangolo, scontato; e invece no, almeno non nel senso classico del termine.
Kizuki, amico fedele e amante attento, è la matassa da cui si dipana un sottile e pesante filo di morte che congiunge tutti gli episodi e i protagonisti di questa storia stesa piano che vive di pensieri e parole serrate. Proprio lui, emblema d’entusiasmo palpabile, sceglie di morire e di lasciare libera quella lunghezza chiara che separava Watanabe e Naoko, solitari ora congiunti da quell’unica persona svanita, intersezione di vite parallele. Sulla scena rimangono due metà lasciate a leccarsi le ferite che si incontrano piano e vivono insieme il periodo del passaggio dall’adolescenza all’età adulta ondeggiando tra il ricordo, il senso di colpa, la presenza silenziosa di quell’affetto comune.
Murakami scava a fondo e vive col giovane Tōru, da giovane, ogni giornata. Vive con lui il “ri-incontro” con Naoko, gli appuntamenti sempre più frequenti, i cambi di stagione che corrispondono ai cambi di tono narrativo. E poi ancora quell’unica taciturna notte d’amore tra i due, la grande magia dei classici americani come Capote e Scott Fitzgerald (che l’autore conosce bene a causa del passato da traduttore), la delusione dopo l’improvviso allontanamento della ragazza.
Su quelle due sponde lontane che nella vita d’ognuno si sfiorano in un solo punto storie antitetiche prendono forma. Da una parte – quella della vita – per Tōru arriva Midori, forte e reale, positiva ed autentica, unico pezzo rimasto d’una famiglia segnata anche in questo caso dal lutto e dalla malattia. Nell’altra – quella della morte – si trova Naoko, aggrappata per sempre a quel filo sottile e pesante, vinta che decide di vivere lontana gli ultimi anni di una vita solcata in cui non si riesce ad andare avanti se non ricordando quello che ci si è lasciati alle spalle. E Watanabe? Lungo il percorso rimane nel mezzo, tra la morte e la vita, o forse è meglio dire tra il passato e il futuro. Lo fa continuando ad esistere, parlandoci del suo buffo compagno di stanza “Sturmtruppen”, dell’affascinante Nagasawa e di Reiko, una donna non più giovanissima che condivide con Naoko un alloggio e la vita quotidiana, un aggancio emotivo carico di storia che si diverte ad intonare le note di quella famosa Norwegian Wood.

Il libro, nato dal nucleo del precedente racconto intitolato Hotaru (“La lucciola”), è da leggere tutto d’un fiato. È adatto ai nostalgici, ai malinconici, agli amanti delle atmosfere lontane ma sempre attuali. Tra le pagine del maestro Murakami gli anni passano e si confondono con le lettere scritte e riportate che scandiscono la storia di un periodo narrato sottovoce. I personaggi dipinti sono vivi, umani, intimamente vicini al lettore che li guarda con la benevolenza che si riserva solo a vecchi amici cui si è voluto bene per davvero. Quando per Watanabe arriva l’ora di fare i conti col presente noi sentiamo di aver vissuto con lui questo lungo ricordo. Lo sentiamo perché in testa ascoltiamo le parole dolci, tenui, sussurrate nelle vie percorse, lontane dalle strade affollate. Viviamo gli autunni e le primavere di Tokyo girando le pagine con avidità. Anche noi, come il giovane Tōru, nostalgicamente sentiamo i tempi cambiare e ascoltiamo una vecchia canzone piena di memorie. Anche noi, come lui, guardiamo avanti solo quando ci scrolliamo di dosso il passato.

Giuliana Maccione