Nut
“Gravità Inverse” (2011)
NUT è una dea Egizia che mangia il sole al tramonto e lo partorisce all’alba. I NUT sono una band italiana che si definisce “post/alternative/progressive”. Con “Gravità Inverse”, i NUT segnano il loro debutto nella scena underground del bel Paese, confezionando sette canzoni rigorosamente in italiano.
Matteo Sciocchetto (voce e chitarra) Matteo Puoti (basso ed effetti) e Matteo D’ignazi (batteria, percussioni ed elettronica) formano i NUT nel 2009. Dopo l’EP “HAPAX” la band rilascia “Gravità Inverse”, prodotto e mixato da Giulio “Ragno” Favero (One Dimensional Man, Il Teatro degli Orrori). L’album si avvale inoltre di due ospiti d’eccezione: Nicola Manzan (Bologna Violenta) nei brani “Il sarto” e “Abiti”, e Marina Mulopulos (Almamegretta, Malfunk, Tilak) nel brano “Mosaico”.
Seguendo le parole di Schiller “Art is what you give itself the law”, i NUT creano un suono in continua evoluzione, che si sposta da atmosfere progressive a lunghi intervalli strumentali dal retrogusto post. Se in canzoni come “Sagome” ricordano gruppi dell’underground hard rock / prog anni 90 quali Moog ed Helein (scomparsi dai radar da un pezzo), in altri sono gli intermezzi strumentali a colmare i vuoti, spingendosi verso un suono più vicino a Mogwai e soci (“Abiti”, “Evadi”). Se gli strumenti e gli effetti dal canto loro conducono degnamente la maggiorparte dei brani (vedi l’intermezzo tribale di “Mosaico”), anche la voce si ritaglia un proprio posto, dando il giusto peso ai testi i quali, nonostante la base musicale, si confermano l’aspetto piu interessante dell’album.
Non solo le parole riecheggiano di qualcosa di vagamente poetico, tormentato ed instrospettivo, ma si sposano degnamente con l’accompagnamento strumentale (“Inchiostro sprecato”). Prevalentemente strumentale è la chiusura di “Orme sovrapposte”, in cui synth si incontra con elementi sognanti, i quali ben presto si evolvono in chitarra distorta e rullare frenetico di batteria, già sentito in brani come in “Sagome” ed “Inchiostro Sprecato”.
Con “Gravità Inverse” i NUT si confermano un prog sperimentale un po’ post tutto italiano da non farsi assolutamente sfuggire.
Fabiana Giovanetti
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