L’Officina della Camomilla

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La primavera ha visto il ritorno sulla scene de L’Officina della Camomilla, progetto dal sapore squisitamente indie che – dopo numerosi cambi di line-up – è tornato con Palazzina Liberty: un disco di soli inediti interamente scritto, arrangiato, suonato e prodotto da Francesco De Leo, forntman ed unico genitore di questa creatura lo-fi.

Da progetto solista di Francesco a band. Dove è nato il desiderio di creare un gruppo?
L’officina nasce come progetto d’archivio strumentale. L’idea di band invece arriva in un secondo momento, quando decido di mettere in musica anche i testi e fare concerti dal vivo.

Il vostro primo album si intitola Senontipiacefalostesso ed effettivamente a qualcuno non è piaciuto. Ricordo la stroncatura che vi riservò il Mucchio nel 2013. C’è da dire che, diversamente da quanto predetto da qualcuno, non siete spariti dopo il quarto d’ora di gloria sul palco del MiAmi.
Qual è il vostro rapporto con la critica musicale? Come vivete i giudizi sul vostro lavoro?

Non solo non siamo scomparsi dopo quel 2013 ma in quell’anno al MiAmi non ci siamo neanche andati, a dirla tutta. Confesso che quando escono delle belle recensioni mi fa molto piacere.

Siete stati da sempre catalogati come indie. Questa definizione vi sta stretta oppure vi ci ritrovate? Credete che il luogo dove siete nati e avete vissuto – Milano intendo, che è un po’ la culla di questo tipo di suono – abbia influito sul genere musicale che avete abbracciato?
Io sono nato e vivo a Chiavari. Ho vissuto a Milano molti anni e L’Officina come band è nata lì, anche se le prime registrazioni sono state fatte in Liguria. Sono stato influenzato sia dal Golfo del Tigullio sia dalla realtà metropolitana.

Qual è stata la vostra formazione musicale? Il primo disco che avete ascoltato, il primo che vi ha convinto a prendere in mano uno strumento?
Room on fire degli Strokes. Ho fatto una scuola media sperimentale di musica a Milano dove mi è stata messa in mano una chitarra classica. Lì è cominciato tutto.

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Palazzina Liberty è un album che viene concepito dopo un grande stravolgimento della vostra line-up. Questo incide sullo spirito del disco? Come lo percepite, rispetto ai vostri lavori precedenti?
Non penso che lo stravolgimento della nostra formazione abbia inciso più di tanto sullo spirito del disco, quando nel gennaio 2015 ho iniziato a registrare Palazzina Liberty in solitaria eravamo ancora in giro con il Rivoltella Tour. Rispetto alla trilogia dei Senontipiacefalostesso la percezione è molto diversa perché di questo album ho curato interamente gli arrangiamenti e la produzione artistica.

Cosa avreste fatto, se non foste diventati musicisti?
Non lo so e non voglio pensarci.

Laura Sarti