Oscar Murillo e la fabbrica di cioccolato


E così la galleria divenne una fabbrica di cioccolato: “A Mercantile Novel”

Dalla rappresentazione alla presentazione: ecco l’insegnamento fondamentale che l’Arte Povera, a suo tempo, ha lasciato in eredità alle generazioni successive. Era il 1969 quando Jannis Kounellis invase l’”Attico” di Fabio Sargentini con dodici cavalli vivi lasciati liberi di occupare lo spazio. Risultato: un libero fluire dell’energia creativa e della forza della materia, soprattutto quella vivente.

A distanza di anni la lezione è ancora valida, pur se con le dovute modifiche in relazione al nuovo spirito del tempo. E’ così che in data 24 Aprile 2014, dalle ore 6 PM di New York, lo spazio di David Zwirner al 519 West 19th Street si è trasformato, come per magia, in un’autentica fabbrica di cioccolato ad opera di una delle nuove promesse della scena artistica contemporanea Oscar Murillo, meglio noto come il “nuovo Basquiat”. Rievocare le proprie origini socio-culturali e il proprio passato è un atto quasi dovuto per l’artista che coglie qui l’occasione per omaggiare la propria terra d’origine (la Colombia, ndr) e le persone, per lo più familiari e amici, impiegati da ben tre generazioni come lavoratori nello spazio di produzione dolciaria “Colombina“, fondata agli inizi del Novecento ed ora uno dei leader nell’esportazione dolciaria verso gli Usa.

Murillo ha così ricreato una copia perfettamente funzionante della candy factory di La Paila, sua città natale, equipaggiandola con macchinari tedeschi trasferiti direttamente dalla sede colombiana con tanto di personale (13 operai). Per tutta la durata dell’esposizione la fabbrica-galleria realizzerà continui cicli produttivi di un particolare tipo di caramella, la “Chocmelos“, un marshmallow rivestito di cioccolato, seguendone alla lettera la ricetta e gli ingredienti originali.


Oscar Murillo live all’Opening

A dividere l’ingresso, in cui si possono seguire le fasi della produzione attraverso alcuni video illustrativi, dalla vera e propria sala dei macchinari vi è una tenda di cerata blu che sancisce, quasi simbolicamente, l’entrata nel vivo della fabbricazione. Il visitatore, ammesso a visitare la totalità di questo spazio sia creativo sia industriale solo nell’orario di pausa del laboratorio dall’1 alle 3 PM, si ritrova circondato da scaffalature che ospitano casse piene di confezioni argentate con un enorme smile sul fronte e sul retro la celebre scritta “Have a nice day!”. L’esibizione, in realtà, si associa ad un progetto social promosso sul sito ufficiale http://www.mercantilenovel.com da cui è possibile postare immagini o video che documentino lo spostamento del proprio pacchetto attraverso la rete di trasporti newyorkese siglandoli con l’hashtag ufficiale #mercantilenovel.

All’anteprima dedicata alla stampa, mercoledì 23, Murillo ha dichiarato: “the project is more than a factory. The idea is to bring about a conversation about the people I grew up with and my family, going back a hundred years”.Un intreccio di storia personale, radici culturali ed esperimenti performativi a contatto col pubblico. Il tutto amalgamato ad uno sguardo critico verso la situazione socio-economica negli States e in Colombia. Non solo gli zuccheri nel sangue sono alti, ma di certo anche l’energia creativa che si respira. Decisamente da vedere.

Francesca Asti e Federica Manfredini

On view: 24 Aprile-14 Giugno, David Zwirner (519 West 19th Street, New York 10011)