#OscarsoUSA

La rivincita, il riscatto. Proprio nell’anno in cui gli amanti di sport hanno assistito ai 3 “come back” più clamorosi della storia dello sport americano (realizzati da Cleveland Cavs, Chicago Cubs e New England Patriots), gli Academy Awards 2017 hanno avuto proprio come parola d’ordine la rivincita, degli afroamericani e di Casey Affleck in primis, e il forte messaggio politico che ha impregnato tutta la manifestazione.

Emblema di tutto è sicuramente la vittoria di “Moonlight” con l’annesso errore di cui tutti abbiamo letto. Francamente ritengo difficile che la macchina d’intrattenimento più perfetta al mondo si lasci andare ad una simile gaffe…e quel passaggio di Oscar tra il film che obiettivamente lo meritava più di tutti ai Jenkins e compagni ha un sapore di gesto più politico che artistico.

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Sono ormai due anni che l’elité culturale hollywoodiana e degli Studios lanciano messaggi pro Hilary (non è mai casuale il fatto che si producano e si realizzino grandi blockbuster su grandi personaggi femminili quando il tuo paese è in procinto di esserne governato) e l’avvento di Trump è stato un brutto colpo per l’industria dei sogni. E quale migliore occasione degli Oscar per ribadirlo?

Discorsi sull’integrazione, il primo Oscar ad un afroamericano musulmano (meritatissimo), il richiamo al valore dell’immigrazione come elemento costitutivo degli Stati Uniti stessi. Questi sono solo alcuni degli esempi di questa serata sempre troppo lunga, ma mai come quest’anno significativa.

Questo per me sono e sempre saranno gli Oscar: un rendiconto di quello che è il cinema hollywoodiano e il suo pensiero. La vittoria di un film indipendente non deve secondo me essere interpretata come una decisa apertura all’indie (anche se la sua valorizzazione non è mai mancata in quel di Los Angeles), ma piuttosto un riconoscimento per un mondo afroamericano che da troppi anni sta cercando di parlare e che non è, forse, mai ascoltato abbastanza.

…è stata la serata del cinema americano…

Per questo motivo penso sia secondario parlare dei singoli premi, che comunque hanno seguito una logica democratica e abbastanza condivisibile. Quell’errore finale poi sembra voler dire “sì, sappiamo che La La Land è il film vincitore, ma in questo momento c’è bisogno di dare un messaggio”.

Quindi è stata la serata del cinema americano, del sogno di “La La Land”, della potenza di “Moonlight”, del riscatto di Casey Affleck, ma, soprattutto, del grandissimo cinema che questo 2016 ci ha regalato e che mi auguro possa ripetersi in questo 2017. Citando il “mio” film, il capolavoro di Damien Chazelle (regista più giovane di sempre a vincere un Oscar, per la cronaca) ieri sera Los Angeles è stata proprio LA “City of Stars”.

A cura di Matteo Palmieri