#OscarSoWhite: ma sarà vero?

Ritengo che in questo momento storico negli Stati Uniti d’America ci siano dei problemi non trascurabili con la comunità afroamericana.

Neanche il tempo di riflettere sulle nomination, sui possibili vincitori degli Academy Award o sugli sconfitti che arriva una grande polemica, lanciata innanzitutto da Spike Lee: troppi bianchi a questi Oscar, boicottiamoli. E a ruota altri personaggi del cinema afroamericano, tra cui Will Smith (che ci tengo a segnalare perchè a Hollywood sposta una certa quantità di soldi). Ma è vero tutto questo? O è il solito delirio di Spike Lee?

E’ di ieri la notizia che Chris Rock ha corretto e rivisto i testi della serata degli Oscar che presenterà.
Secondo me un problema c’è, ma non credo assolutamente che i membri dell’Academy siano razzisti; ritengo che in questo momento storico negli Stati Uniti d’America ci siano dei problemi non trascurabili con la comunità afroamericana.
Infatti negli ultimi anni non sono stati pochi i segnali che il “cinema nero” ha dato e, se escludiamo la vittoria di “12 anni schiavo”, non c’è stata tanta gloria per i non white. La domanda che sorge spontanea è dunque: ma il cinema afroamericano è stato giustamente o no dimenticato dai grandi premi?

Nell’underground indipendente americano questo fenomeno non si è verificato per esempio, basti pensare al fantastico “Fruitvale Station” di Ryan Coogler (sul suo “Creed” torneremo), pluripremiato al Sundance: una storia in cui si parla di quel razzismo contemporaneo che sta macchiando un paese che sembra essere tornato un po’ indietro.

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Non è casuale, secondo me, il ritorno di grandi personaggi come Martin Luther King o Nelson Mandela, di Lincoln (vergognosamente bistrattato dall’Academy), e l’ultimo cinema “più politico” di Quentin Tarantino, che è sempre stato fortemente legato alla comunità nera (lui è cresciuto con un afroamericano, non dimentichiamolo), nonostante le idee di Spike Lee. C’è bisogno di parlare e di raccontare un disagio, un buco nero nella cultura americana.

Questo messaggio però viene poco ascoltato a livello di premi, non di pubblico. Quest’anno, il caso più ecclatante è stata forse la mancata candidatura a qualsiasi categoria di “Straight Outta Compton”, che ha sbancato i botteghini americani. Perchè non ricordare il “Creed” di Coogler (miglior regia era troppo?) o l’interpretazione di Idris Elba in “Beasts of No Nation”?

La mia idea è che l’Academy ne sia uscita decisamente con le ossa rotte da queste nomination e che questo tipo di storie meritino di essere considerate, non per “dare il contentino”, ma perchè ci hanno e ci stanno regalando grandi momenti di cinema e grandissimi attori.

Matteo Palmieri