Pan Play Decadence | Intervista



Nella giornata tipo di chiunque, una routine più o meno variabile segna lo scandire del tempo: presentarsi al lavoro, seguire le lezioni all’università, fare la spesa, nutrire il cane e pulire il bagno. Questi semplici gesti quotidiani sono bilanciati con quei momenti in cui il tempo viene occupato alla ricerca di attività che donino piacere al corpo e alla mente. C’è chi pratica lo yoga, chi si ingozza di dolci, chi cura le piante, chi beve e chi si veste in lattice e ha bisogno del contatto di una frusta per farsi scivolare addosso la noia e i problemi quotidiani.
Ma in quale momento il bisogno impellente di questo piacere prende il sopravvento sul resto, fino a diventare un pensiero fisso, un’ossessione o addirittura un lavoro a tempo pieno?
“Pan Play Decadence” entra silenziosamente nelle vite di alcune persone per capire quanto, come e perché la passione per il fetish e il BDSM abbiano occupato il loro universo personale. Un professore, una lap dancer, un giocatore professionista di hockey, una tranquilla coppia di coniugi, uno studente del liceo hanno scelto di esprimere sé stessi liberamente, senza rimanere ancorati a logiche moraliste e senza aver paura del giudizio altrui. Decadence è il luogo e il tempo in cui tutto questo può avvenire, un evento che da otto anni si muove nel nord Italia toccando diverse città, offrendo libertà espressiva e un’ottima selezione musicale.
Abbiamo intervistato il regista Giovanni Aloi per alcune curiosità sul film.

Testo e intervista di Giulia A. Romanelli

L’Italia si sta pian piano interessando al mondo del fetish e del BDSM, purtroppo anche grazie a spiacevoli fatti di cronaca che, distorti o meno dai media, hanno trasformato questo mondo in un universo grottesco e malsano agli occhi dei più. Come si pone Pan Play Decadence di fronte al grande pubblico, e cosa vuole comunicare?
“Pan Play Decadence” vuole mostrare da distanza ravvicinata una realtà che in Italia non era mai stata raccontata, con onestà e rispetto. Nel nostro paese gli amanti delle pratiche fetish/BDSM sono visti come degli individui al di fuori della società: questo film dimostra il contrario.

Il film è diviso in dieci capitoli, in alcuni di questi ci sono personaggi che appaiono e scompaiono, mentre seguiremo le vicende e i racconti di altri per tutta la durata del film. Ariel e Federica si svelano al pubblico in modo più approfondito. Le loro esperienze personali sono maggiormente significative?
Ogni spettatore ha una percezione soggettiva del racconto. Sicuramente la storia personale di Federica, una trans quarantenne la cui madre non ha ancora accettato il cambio di identità/sesso è molto interessante.

Durante il film entriamo nelle vite e nelle case dei protagonisti come degli ospiti, inattesi o meno. Il clubbing vero e proprio, invece, lascia solo intravedere l’atmosfera di una serata Decadence, quasi come un suggerimento. Provare per credere?
Provare per credere, credere per provare: consiglierei a chiunque di partecipare ad una serata Decadence almeno una volta nella vita. Se non altro per sconfiggere le proprie paure e pregiudizi.

Ho trovato particolarmente eloquente il capitolo in cui Overskin Kickman, un ragazzo che lavora in un hotel, si confessa ad un prete. L’intero film può essere visto come una confessione collettiva, tutti i protagonisti si sono in qualche modo esposti. Chiunque potrebbe vedere il film e scoprire queste piccole verità, da un parente a un collega di lavoro. Questo fattore ha influenzato in qualche modo il corso delle riprese o il concept stesso del film?
“Pan Play Decadence” mostra in modo estremo come si stiano abbattendo sempre di più le barriere tra privato e pubblico, in un mondo della iper-comunicazione in cui non c’è limite al visibile.

Molte sequenze del film ritraggono i protagonisti al volante della propria auto. Come mai questo gesto quotidiano, e non un altro?
I protagonisti sono in continuo movimento, parte di un’incessante ricerca. L’auto è parte di questo flusso collettivo. L’auto non è stata propriamente scelta, ma è stata filmata, nel senso che tutti i personaggi sono proprietari di una macchina.

Frammenti della realtà sono alternati con immagini d’archivio, raffiguranti principalmente bambini o ragazzini. In che modo si relazionano queste due parti?
Da una parte c’è la purificazione, dall’altra la purezza.

Dopo la performance di Aneta e Sammpa von Cyborg, si torna alla normalità del quotidiano, in un finale che non ha bisogno di dare suggerimenti né spiegazioni al pubblico. In una conclusione ideale lo spettatore guarda dentro di sé e cerca di relazionarsi con quello che ha appena visto e di farne tesoro per la propria esperienza personale?
Certo, in una conclusione ideale lo spettatore guarda dentro di sé e inizia a rielaborare tutto il flm alla ricerca di assonanze con la propria esperienza.

La prossima proiezione di “Pan Play Decadence” sarà il 28 Febbraio 2014 al Fetish Film Festival di Roma, ne consigliamo a tutti la visione.

Giulia A. Romanelli