Paolo Nori, Bassotuba non c’è

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“Io sono quello che non ce la faccio. Io sono stanco, anzi, stanchissimo. La vita moderna ha dei ritmi e delle pretese che tenerci dietro, io non ce la faccio. Oppure no. Io sono esaurito. Ho finito, nel breve volgere di sette lustri, l’energia vitale che mi è stata concessa. Sono scarico. Sembro vivo, ma sono morto. Oppure no.”

Paolo Nori, Bassotuba non c’è

Una vita comune, fatta di un lavoro (anzi, due) che non soddisfa le tue aspettative e di un amore spezzato – quello con l’ex fidanzata Bassotuba – per colpa della filosofia di Gianni Vattimo e dei suoi seguaci. E poi c’è quel sogno, diventare scrittore, l’unica ragione che ti fa aprire gli occhi la mattina e guardare nella cassetta della posta, sperando in una risposta da qualche editore.

Learco Ferrari, traduttore dal russo per formazione, scrittore per vocazione, fattorino spedizioniere per necessità, ci racconta il suo vissuto quotidiano attraverso episodi isolati, in cui i rapporti interpersonali prendono vita grazie all’autenticità e all’ironia della lingua parlata – quella istintiva e sbadata – alla quale si alternano flussi interminabili di coscienza, rimproveri alla gatta Paolo e dialoghi mistici con Angeli che deprecano i suoi mille tentativi di uscire dal limbo della precarietà. Squarci più o meno autobiografici di un autore che trasforma la banale routine in un incontro-scontro di pulsanti emozioni.

Alberto Giusti

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