Paterson

Paterson è un uomo che vive a Paterson, questo immaginario paese/città degli Stati Uniti. Un uomo come tanti altri, un autista di autobus che ha una passione particolare: la poesia. Nello scandire della settimana e della giornata prova a estrapolare e trovare l’arte nel quotidiano: sarà possibile?

Che bello e intrigante è questo cinema d’autore. Jim Jarmusch ci consegna un’opera veramente particolare ed inusuale nel panorama cinematografico attuale. Devo ammettere che appena la pellicola è finita ho avuto una sensazione non proprio positiva, come anche molti altri che sono usciti dal cinema, ma nei minuti e ore successivi ho avuto modo di riflettere e rivalutare meglio ciò che avevo visto.

L’errore iniziale fondamentale, forse, che avevo commesso era quello di aspettarmi una sorte di “ode della quotidianità e dell’abitudine”, un ritratto di uno spaccato della vita di due persone insieme fatta di piccole cose. In realtà Jarmusch racconta una storia che per certi versi sembra una fiaba, in cui accade veramente poco, ma in cui gli interventi di sceneggiatura sono ben chiari.

…ma è possibile l’arte oggi? E’ possibile trovare poesia nel tempo che ci è concesso?

Questo non è un difetto, assolutamente, ma fa capire come ci troviamo di fronte ad un’opera che vuole andare ben oltre i semplici fatti che racconta. La riflessione che il film mi ha suggerito non trova sfogo nella gioia del quotidiano e nella preziosità del singolo gesto che compie ogni membro di una coppia, ma nel forte senso di mancanza.

Paterson, interpretato da un fantastico Adam Driver, uno dei migliori attori in questo momento ad interpretare sia cinema d’autore che blockbuster (ricordo essere niente meno che Kylo Ren in “The Force Awakens”), è un uomo bloccato. La felicità vera, la tristezza e la rabbia (che dovrebbe sperimentare in un certo momento del film) sono ovattate e trovano espressione solo nella sua poesia. Poesia che non riesce ad uscire dalla sua quotidianità.

Torniamo quindi a monte: ma è possibile l’arte oggi? E’ possibile trovare poesia nel tempo che ci è concesso? Sì, perché anche il tempo ha un suo ruolo e l’orologio di Paterson è sempre lì a ricordarcelo, come anche una bambina ancora piena di sogni: forse quelli del nostro protagonista sono finiti?

paterson

Emblematico è anche il suo rapporto con questa moglie lunatica ed esuberante, che nell’arte (pure lei) trova il suo modo di vivere il tempo e la sua vita, di si fa sempre fatica a capire la vera natura. A differenza di Marvin, il loro cane, che con il suo tocco di ilarità e simpatia non fa altro che esprimere quelle perplessità proprie dello spettatore e, in certi momenti, quasi una sorta di deus ex machina.

Questo è cinema d’autore di grande livello, è indiscutibile. Un film che, nonostante la sua piattezza di intreccio (che è comunque un difetto), non può lasciare indifferenti e non stimolare alla discussione, anche se qualche dubbio può sorgere e far scoraggiare in molti la sua visione.

Matteo Palmieri