Polly Scattergood



Capelli biondo platino, occhiali scuri e fisico minuto. Questa è l’immagine di Polly Scattergood, cantautrice britannica. Ma non fatevi trarre in inganno né dall’immagine né dalla parola cantautrice. La ragazza si occupa di elettronica con forti sfumature pop su cui inserisce testi che parlano di perdita, solitudine e inadeguatezza. Un mix che rimane in testa grazie ai ritornleli catchy e a certe atmosfere più danzerecce.

D’altronde “Arrows“, il secondo album di Ms. Scattergood, esce su Mute Records, storica etichetta UK da cui sono passati gli esordienti Depeche Mode per dire e tipi come Moby, Goldfrapp, e pure un certo Nick Cave. Potreste anche sentire puzza di prodotto confezionato, se cosÏ fosse rimane pur sempre molto ben confezionato. La musica mantiene un buon equilibrio, i brani del disco si muovono tra dancefloor-mai-spensierato e melodie pop, delicate e struggenti. A partire dalla prima doppietta si capiscono le diverse tendenze della cantante, si passa da una raffinata e rarefatta “Cocoon” a una “Falling” non meno elegante ma dal ritmo martellante, in cui il beat elettronico si sovrappone ad una fuga di piano, o ancora in “Machines” in cui gli archi convivono con il battito sintetico.

Nelle sue dieci canzoni Ms. Scattergood dimostra estrema versatilità, oltre che del suo songwriting anche del mezzo elettronico, non è certo la prima ma i suoi testi rimangono impressi nella loro linearità della forma canzone. Polly canta con il cuore, o quello che ne rimane, tra le mani. Temi come fiducia, tradimento e spaesamento attraversano tutte le parole scritte. Come nel brano conclusivo in cui canta “I’ve got a heart, I think it’s bigger than yours because it lets people in and constantely disappoints me” o come nella heart-touching “Miss you” in cui la delicatezza del piano e della voce si spezza sul ritornello “I was waiting for a call, I was waiting for a sign, I was waiting for someone to tell me I was fine”. Relazioni finite, persone svanite, fragilità narrate su note marcatamente dance e se vogliamo pure un po’ tamarre come in “Subsequentely lost“.

Il pop non è per niente una faccenda allegra e spensierata, ma non è obbligatorio usare solo accordi deprimenti per esprimere dolore, confusione e paura. Con “Arrows” Ms. Polly centra il bersaglio, le notti passate seduta “with a paper and a pen writing shit until I fall asleep” sono state ben spese.

Amanda Sirtori